Siccità, Coldiretti: “Bene CDM su prevenzione emergenza”

E’ positivo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri abbia approvato l’ordinanza d’emergenza per il centro nord come misura cautelare e preventiva contro il rischio siccità
nonostante che, con l’arrivo delle forti piogge, il livello del fiume Po a Pontelagoscuro sia salito in sole 24 ore di oltre due metri.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’arrivo del maltempo che ha portato un po’ di sollievo alle campagne e ai fiumi e laghi che si trovano vicini ai minimi storici, non
risolve il rischio della siccità estiva per un deficit di precipitazioni accumulato negli ultimi 8 mesi compreso tra il 10 e il 50 per cento, a seconda delle diverse regioni.

Secondo il monitoraggio effettuato dalla Coldiretti alle ore 12 del 4 maggio alla risalita del livello del fiume Po nelle diverse stazioni di rilevamento si accompagna anche un innalzamento dei
principali Laghi, anche se il Garda a Peschiera e il Maggiore a Sesto Calende sono tuttora pochi centimetri sopra il minimo storico di questo periodo mentre il Lago di Iseo a Sarnico lo supera
di 80 centimetri e quello di Como a Melgrate di oltre un metro.

Lo stato di emergenza – sostiene la Coldiretti – dovrebbe consentire di realizzare con urgenza gli interventi di mitigazione e contenimento delle eventuali conseguenze dannose della
siccità per l’agricoltura, le altre attività produttive e per i cittadini anche in deroga alle leggi vigenti. Devono essere ora immediatamente attivate – chiede la Coldiretti – le
Cabine di Regia nell’ambito delle diverse Autorità di bacino per individuare soluzioni condivise tra tutti i soggetti interessati a una razionale utilizzazione delle risorse disponibili.

L’agricoltura è pronta a fare la propria parte per l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno esigenti, ma non
deve essere dimenticato – conclude la Coldiretti – che la risorsa idrica è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli e ambientali senza i quali è a rischio la
sopravvivenza del territorio e la competitività del Made in Italy alimentare. Nel bacino del Po maggiormente interessato dall’emergenza idrica si ottiene un terzo dell’agroalimentare
nazionale e si coltiva – sottolinea la Coldiretti – il 70 per cento delle pere italiane, il 50 per cento dei kiwi e delle pesche, il 30 per cento delle albicocche e dei meloni, il 20 per cento
delle ciliegie e il 30 per cento dell’insalata. Ma anche – continua la Coldiretti – la metà del pomodoro da conserva  Made in Italy per un totale di 22 milioni di quintali, la quasi
la totalità del riso italiano per una superficie di oltre 200mila ettari, quasi 80mila ettari di barbabietola da zucchero e il granoturco necessario all’alimentazione di oltre 4,1
milioni di mucche che producono il latte per i più importanti formaggi italiani come Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Provolone e anche per gli oltre 5,2 milioni di maiali dai quali
si ottengono la gran parte dei prosciutti di Parma e San Daniele.

Un patrimonio di produzioni che – conclude la Coldiretti – rappresenta il secondo settore dell’economia italiana con riflessi determinanti in termini di valore ed occupazione su commercio
estero, turismo e attività produttive.

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