Settore cunicolo, De Bonis: crisi anomala dovuta ad una congestione del mercato nazionale

Settore cunicolo, De Bonis: crisi anomala dovuta ad una congestione del mercato nazionale

 

”La coniglicoltura nazionale sta attraversando oggi una crisi anomala non dovuta né ad un crollo dei consumi, né ad un aumento eccessivo della produzione, ma ad una
congestione del mercato nazionale.”

“Tale congestione deriva dal saldo negativo dell’ interscambio, in continuo peggioramento, e da un cartello sui prezzi alla produzione che distorce il mercato e la
concorrenza”.

Così Saverio De Bonis, Presidente dell’ Anlac – Associazione aderente ad AGCI che associa circa 150 allevatori – ha definito lo stato del comparto davanti alla XIII
Commissione della Camera.

Bastano pochi numeri per descrivere la situazione: le importazioni di carne di coniglio nel periodo 1999-2007 sono cresciute ad un tasso medio del 4,8%. Le esportazioni di carne,
invece, sono diminuite ad un tasso medio del 15,8%. Nel 2007 il calo e’ stato piu’ marcato, facendo registrare – 29%. L’ Italia importa quindi piu’ conigli di
quanti ne esporta, e nel tempo si e’ alterata la struttura di offerta del mercato e la crisi da congiunturale e’ diventata strutturale.

In tale contesto il prezzo medio pagato agli allevatori e’ crollato del 16% (media 1,48 euro al Kg), mentre il costo di produzione viaggia intorno ai 2 euro al Kg a causa degli
aumenti delle materie prime e dell’energia, ed i consumatori italiani continuano a pagare prezzi al dettaglio cinque volte superiori.

Nonostante i consumi continuino a crescere con un tasso medio intorno al 3%, al pari dell’ offerta interna che non fa assolutamente fatica a soddisfare la domanda nazionale,
stanno quindi amplificandosi rapidamente le difficoltà della coniglicoltura nazionale – fino a poco tempo fa leader del settore in Europa e nel Mondo – con una crisi in cui
sussistono anche fattori anomali con radici da ricercare altrove.

A parere dell’ Anlac sussistono infatti elementi di criticita’ ed incertezza che avrebbero compromesso il corretto esplicarsi della concorrenza, con distorsioni tali da rendere
ormai opportuna una istruttoria da parte dell’ Antitrust: il prezzo medio subìto dagli allevatori italiani da oltre 20 mesi e’ stato un prezzo
“predatore”, cioe’ inferiore al costo medio di produzione. Un fenomeno in cui è facile intravedere l’ ombra di un cartello sui prezzi del coniglio,
risultato di una consapevole strategia tesa ad espellere i liberi allevatori, concentrare il mercato in poche grandi aziende di lavorazione e trarne profitto.

“Noi richiediamo allo Stato di intervenire a sostegno di imprese che, producendo fino ad oggi occupazione ed alimenti di qualità senza spendere un euro di risorse
pubbliche, affrontano da sole una crisi che la nostra Associazione, dati alla mano, sta dimostrando quanto sia falsata” ha dichiarato il Presidente De Bonis a margine
dell’Audizione “chiediamo al MIPAAF di riconoscere le vere caratteristiche della crisi del mercato, i fondi della Unione Europea per affrontarla, invochiamo la costituzione
di una specifica Authority, separata dal comparto avicolo, che imponga l’etichettatura e la rintracciabilita’ obbligatoria per garantire la provenienza e la
riconoscibilità del prodotto e la sicurezza ai consumatori; chiediamo una revisione del meccanismo di formazione dei prezzi con un mercato piu’ trasparente; chiediamo
controlli piu’ severi della spesa per il settore”

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