Senato: Quando una poltrona, anzi due, fanno l’unanimita’

Senato: Quando una poltrona, anzi due, fanno l’unanimita’

Con la modifica “transitoria” del regolamento del Senato approvata con 239 voti a favore, 12 contro e 15 astenuti si e’ stabilito di aggiungere due nuovi segretari d’aula. Coprire un vuoto, una
lesione al principio della rappresentativita’ democratica o riempire un pieno? Era necessario per l’organizzazione dei lavori disporre di due ulteriori segretari, oppure si e’ trattato
semplicemente di un’ulteriore moltiplicazione di poltrone, di prebende e privilegi, di una spartizione partitocratica tra i gruppi?

Il bilancio si aggravera’ di una spesa di 250 mila euro l’anno per ciascun segretario. Da dove arrivano i soldi? Dentro il Senato avviene il contrario di cio’ che avviene nelle case e nelle
tasche degli italiani, si incrementano le uscite, ma non ci si pone il problema di come coprirle.

La storia
Il Regolamento del Senato stabilisce l’elezione di otto segretari ad inizio legislatura, ma prevede anche che ne possano essere aggiunti altri due nel caso in cui
nell’ufficio di presidenza -composto anche da un presidente, quattro vicepresidenti e tre questori- non siano rappresentati tutti i gruppi. In tal caso se ne eleggono altri due.
L’ingordigia ha fatto diventare regola e prassi la straordinarieta’.

Cosi’ ad inizio legislatura pur essendo 5 gruppi politici e il misto, tra i 16 componenti dell’ufficio di presidenza mancava quello dell’Italia dei Valori. Si decide quindi di dare seguito al
criterio di rappresentativita’ e si viene convocati per votare altri due segretari d’aula. In queste occasioni i gruppi si accordano e distribuiscono ai senatori dei foglietti, o inviano degli
sms, per indicare la lista dei nomi da “votare”.

In quella occasione alcuni non hanno seguito l’indicazione, e la segretezza dell’urna ha giocato un brutto scherzetto ai dipietristi. Evidentemente nella spartizione dei gruppi, dei nomi, dei
bigliettini, la senatrice Helga Thaler Ausserhofer ha fatto una sua personale campagna “acquisti” e ha superato nel segreto dell’urna il senatore Aniello Di Nardo dell’Idv. L’esperienza di una
senatrice che dalla XI legislatura siede ininterrottamente in Parlamento per il Sudtiroler Volkspartei ha battuto l’inesperto Aniello Di Nardo, che ha alle spalle solo la XII legislatura, eletto
con il Ccd-Udc per poi passare all’Unione Democratici per l’Europa, e ora a fianco di Di Pietro.

Dopo mesi di pressioni si arriva alla proposta di modifica condivisa da tutti i gruppi, con una unita’ di vedute straordinaria. La norma dice: se un gruppo nell’ufficio di presidenza non e’
rappresentato  “eleggiamo” un nuovo segretario, ma se cio’ comportasse uno squilibrio a favore dell’opposizione ne dovra’ essere “eletto” un altro ancora. Una sorta di gioco dell’oca che
potrebbe non avere mai fine. In aula noi senatori Radicali l’abbiamo definita la tenia partitocratrica.

Un Parlamento fatto di nominati non ha avuto il coraggio di proporre l’eliminazione di questo rito barocco. Bastava scrivere che l’Ufficio di Presidenza del Senato viene nominato dai gruppi e in
caso ratificato dai senatori. Esattamente come avviene nelle elezioni politiche, quando i cittadini ratificano le liste dei partiti.

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