Semplificazione: da 18 a 9 le Comunità montane dell'Emilia Romagna

Bologna – Riorganizzazione e riduzione del numero delle Comunità montane, che passeranno da 18 a 9, superamento degli Ato e delle Agenzie per la mobilità, in un quadro di
generale riorganizzazione e semplificazione del sistema dei servizi pubblici regionali, con una riduzione dei costi che può essere calcolata in circa 7 milioni di euro all’anno.

Sono queste le principali novità del progetto di legge «Misure per il riordino territoriale, l’auto-riforma dell’amministrazione e la razionalizzazione delle funzioni»
approvato dalla Giunta della Regione Emilia Romagna e che dovrà ora passare al vaglio dell’Assemblea legislativa.

«Con questo provvedimento – ha spiegato oggi a Bologna il presidente della Regione Vasco Errani – vogliamo garantire più efficacia e qualità al governo del
territorio in alcuni settori fondamentali come quelli dei trasporti, dell’acqua e dei rifiuti, puntando alla riduzione significativa dei costi gestionali, che già in Emilia-Romagna sono
tra i più bassi del Paese, e a una riduzione delle strutture, mettendo al centro i Sindaci e le Autonomie. La parola chiave è semplificare , per superare le sovrapposizioni tra i
diversi enti e per dare risposte più vicine ai cittadini».

«Siamo di fronte a un forte cambiamento – ha spiegato ancora Errani – con scelte che vanno al di là di quanto richiesto dalla stessa Finanziaria, per dare più efficienza a
costi più bassi. Andremo avanti con le Bonifiche e a conclusione di questo percorso arriveremo a rimodulare anche le competenze tra Province, Comuni e Regione».

La proposta presentata oggi definisce gli indirizzi in materia di riordino territoriale e di autoriforma dell’amministrazione regionale e locale individuati dalla Giunta regionale con la
deliberazione n. 1641 del 5 novembre 2007. Queste linee erano poi state condivise con il sistema delle Autonomie locali attraverso la sottoscrizione del «Patto interistituzionale per
l’autoriforma dell’Amministrazione, la razionalizzazione delle funzioni ed il riordino istituzionale» del 10 dicembre 2007.

Alla conferenza stampa hanno partecipato gli assessori alla programmazione , sviluppo territoriale e cooperazione con il sistema delle autonomie Luigi Gilli, alla
mobilità e trasporti Alfredo Peri e all’ambiente e sviluppo sostenibile Lino Zanichelli. Sono intervenuti in rappresentanza dell’Upi Pier
Giorgio dall’Acqua
, per l’Anci-Lega delle Autonomie Gaetano Sateriale e per l’Uncem Giovan Battista Pasini.

Le nuove Comunità montane
Accorpamento o trasformazione in Unioni, così da passare dalle attuali 18 a 9 Comunità montane; contrazione della spesa corrente; riduzione del 60 per cento gli amministratori che
passeranno da 405 a 180, mentre negli organi esecutivi e come presidenti ci saranno solo sindaci. Le «Nuove Comunità Montane» diventeranno, come le Unioni, strumenti
operativi dei Comuni per governare al meglio i servizi (anche attraverso la gestione associata di funzioni e compiti comunali) senza, però, essere ente intermedio territoriale.

Sono queste alcune delle ricadute principali che la proposta di legge regionale realizzerà rispetto alle Comunità Montane che – andando ben oltre alle disposizioni della
Finanziaria 2008 che obbligano la Regione a riformare il settore entro il 30 giugno – usciranno dal processo di trasformazione rafforzate quali enti di presidio dei territori montani.

Le Unione dei Comuni e le Nuove Comunità Montane, non saranno nuovi e separati livelli di governo – ovvero enti distinti dai Comuni – ma bensì al servizio dei Comuni stessi. Non
si sovrapporranno, ma si sostituiranno ai Comuni, svolgendo in forma associata le funzioni che gli stessi assegneranno loro. Per questo saranno riconosciuti incentivi solo per le funzioni
integralmente trasferite all’ente associativo.

Per effetto della Finanziaria, i trasferimenti ordinari dello Stato si ridurranno di 1,6 milioni nel 2008 e 1,4 nel 2009. I risparmi legati agli effetti del provvedimento regionale, a regime,
si stima saranno di oltre 2,7 milioni di euro, di cui 1 milione e 250 mila euro all’anno per quanto riguarda i compensi degli amministratori, un milione di euro per l’eliminazione di nove quote
fisse del trasferimento ordinario e circa 500 mila euro legati alla razionalizzazione organizzativa (sedi, costi di gestione).

Sarà contestualmente aggiornata la legge sulla montagna (Legge regionale 2 del 2004) per semplificare ed accelerare l’operatività degli strumenti e le relative procedure che vanno
a sostenere, anche economicamente, gli interventi nelle aree montane.

Riforma del trasporto pubblico locale
La riorganizzazione dei servizi pubblici locali prevede per quanto riguarda il trasporto pubblico locale il superamento delle Agenzie per la mobilità. Il risparmio previsto, considerando
i costi dei Cda e dei Sindaci revisori, si può quantificare in oltre 1 milione 200 mila euro.

Con il nuovo intervento normativo la Regione privilegia l’adozione di forme organizzative basate sulle convenzioni tra Province e Comuni per ricercare ogni contenimento possibile degli oneri.
Inoltre, i territori provinciali sono assunti quali «ambiti territoriali minimi» di riferimento per la programmazione, la progettazione, l’organizzazione e la promozione dei servizi
pubblici di trasporto integrati.

La Regione determinerà le risorse da affidare ad ogni singolo bacino. La proposta di legge fa una scelta più netta rispetto alla norma precedente (legge regionale 30 del 1998) che
aveva lasciato molte possibili opzioni sulle modalità organizzative. La maggior parte delle Agenzie per la mobilità avevano così optato per società di capitali (o
altre forme di gestione fortemente strutturate) mentre solo Ravenna aveva scelto la forma più leggera della convenzione. A questa disomogeneità nella forma giuridica delle Agenzie
si aggiungono notevoli diversificazioni a livello patrimoniale, che saranno ricondotte ad un modello chiaro ed univoco.

Le trasformazioni previste dalla nuova normativa dovranno realizzarsi entro il 31 dicembre 2010 consentendo, ove necessario, di esaurire funzioni e contratti già sottoscritti.

Riforma del servizio idrico integrato e dei rifiuti solidi urbani
Le Agenzie d’ambito – nove, una per ciascuna provincia – saranno superate e al loro
posto sono previsti due livelli di intervento, uno regionale e uno locale. Tale passaggio comporterà una riduzione dei costi intorno ai 3 milioni di euro , considerando le spese
generali, di funzionamento e le consulenze.

A livello locale per snellire e razionalizzare il settore la legge si affida allo strumento della convenzione obbligatoria fra la Provincia ed i Comuni (il livello territoriale provinciale
è solo un livello minimo). La Convenzione dovrà definire le questioni relativa all’affidamento del servizio ed alla determinazione delle tariffe, anche in relazione agli
investimenti.

A livello regionale sarà istituito un «Comitato di indirizzo» composto dall’assessore regionale competente per materia e da quattro componenti nominati dalla Conferenza
Regione Autonomie locali (Cral).

Saranno aperti anche spazi per nuove forme di partecipazione dei cittadini. La tutela degli utenti passerà attraverso il rafforzamento dell’Autorità regionale di vigilanza alla
quale vengono attribuiti compiti di conciliazione per la definizione delle controversie per il rispetto dei parametri di qualità delle prestazioni erogate. Sarà realizzata una
Carta del servizio pubblico e costituito un Comitato consultivo degli utenti presso l’Autorità regionale

Entro tre mesi dall’approvazione della legge, le «vecchie» Ato dovranno elaborare una proposta di «convenzione» da sottoporre all’approvazione degli enti locali che
partecipano: se la procedura non sarà realizzata nei tempi previsti spetterà alla Provincia a provvedere. La «convenzione» avrà effetto a partire dal 1 gennaio
2009, mentre dal 1 luglio 2009 sono soppresse le Agenzie di ambito.

Gli Enti e le Società regionali
Con la proposta di legge prosegue anche il processo di razionalizzazione organizzativa, avviato con la legge regionale n. 26 del 2007 sulla riduzione dei costi di funzionamento dei Cda degli
enti e delle società regionali. Saranno pertanto ulteriormente ridotti gli oneri organizzativi e finanziari nonché trasformata la natura giuridica di alcune società
attualmente partecipate dalla Regione. Si tratta della partecipazione della Regione alla fondazione Centro ricerche marine e della fusione per incorporazione da parte della società
partecipata Terme di Salsomaggiore Spa della Società Terme di Tabiano Spa.

Nel dicembre scorso erano stati ridefiniti i compensi per gli amministratori (ridotti anche di numero) e i presidenti delle società partecipate dalla Regione. La legge ha comportato
riduzioni generali di costi per Ervet, Fer, Apt, e Cup 2000 ma anche per Nuova Quasco e Lepida Spa: tutte società partecipate dalla Regione in cui essa deteneva la maggioranza delle
quote. I presidenti del Cda sono passati a un emolumento uguale per tutti di circa 55 mila euro, invece che di 120 mila euro l’anno per la Fer (società che gestisce le Ferrovie
regionali), 90 mila euro l’anno per Cup 2000, 80 mila per Ervet e 75mila per l’Apt.

Dal primo gennaio di quest’anno è stata anche costituita una sola Azienda per il diritto allo studio regionale che accorpa le Aziende di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia e Parma
che di fatto hanno cessato l’attività. Oltre a dare più unitarietà alle strategie in materia di diritto allo studio, l’ Azienda unica consente, in scala, anche notevoli
risparmi. Ad esempio i membri dei CdA passano dai ventotto delle quattro aziende a sei, mentre i revisori dei conti passano da sei a tre.

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