La Giunta piemontese approva la riforma delle Comunità montane

Torino – E’ stato approvato ieri dalla Giunta regionale il disegno di legge «Disposizioni modificative della legge regionale 2 luglio 1999, n° 16» sul riordino delle
Comunità montane piemontesi. Il ddl stabilisce innanzitutto l’aggregazione di più Comunità montane per concorrere al raggiungimento degli obiettivi di risparmio prefissati
dalla legge finanziaria: il numero degli enti verrà ridotto da 48 a 31.

Il disegno di legge prevede inoltre l’attribuzione alle Comunità montane della titolarità di funzioni proprie in materia di artigianato artistico e tipico, energia, patrimonio
forestale, produzioni tipiche e turismo e introduce l’obbligo di gestire in forma associata funzioni e servizi già delegati ai Comuni dalla Regione, al fine di migliorare i servizi
erogati alle popolazioni di montagna. Sia le funzioni proprie che quelle da gestire in forma associata dovranno essere individuate dalla Giunta regionale, entro tre mesi dall’entrata in vigore
della legge, sentita la Conferenza Permanente Regione Autonomie Locali e acquisito il parere della competente Commissione consiliare.

Nell’ottica della razionalizzazione degli apparati istituzionali delle Comunità montane il ddl introduce un nuovo sistema elettorale ad elezione «diretta» del presidente da
parte dei Consigli dei comuni appartenenti alla Comunità, sistema modulato su quello dei Comuni con oltre 15.000 abitanti e il cui obiettivo è rendere più stabile il
governo delle Comunità montane e meno dipendente dalla variabilità politica delle varie amministrazioni comunali.
Possono candidarsi alla carica di presidente della comunità montana e di componente l’organo rappresentativo i consiglieri e i sindaci dei comuni che ne fanno parte.
Il nuovo sistema permette una riduzione molto consistente del numero degli amministratori che abbinata alla diminuzione delle relative indennità contribuisce al perseguimento
dell’obiettivo di risparmio stabilito dalla legge finanziaria, garantendo nel contempo il rispetto del principio di rappresentatività delle minoranze a livello di Comunità montana
e non più dei singoli comuni.

E’ prevista infatti una forte riduzione del numero dei consiglieri che è calcolato in base alla popolazione e al numero dei Comuni e non è mai inferiore al numero dei Comuni. Il
numero degli assessori è invece pari a quattro per le Comunità montane con popolazione inferiore ai 30 mila abitanti e a sei per quelle con popolazione superiore alle 30 mila
unità.
Le indennità del presidente e dei consiglieri della Comunità montana sono rapportate a quelle degli amministratori dei comuni con popolazione inferiore ai 10 mila abitanti.
Tra le novità del disegno di legge vi è l’introduzione dell’Assemblea dei Sindaci che permette a tutti i Comuni di partecipare alla vita dell’ente montano. Si tratta di un organo
consultivo, di proposta e di raccordo, finalizzato a favorire la coesione sulle strategie di sviluppo del territorio. L’Assemblea dei Sindaci è presieduta dal presidente della
Comunità montana ed è composta dai sindaci dei Comuni che ne fanno parte. L’organo esprime parere obbligatorio su tutte le decisioni fondamentali della Comunità e il suo
parere è vincolante in materia di gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali.

«Il disegno di legge – sintetizza l’assessore allo Sviluppo della montagna e foreste, Opere pubbliche e Difesa del Suolo Bruna Sibille – si basa su tre pilastri fondamentali:
il ridisegno dei confini territoriali delle Comunità montane per avere enti di dimensioni sufficienti a svolgere gli importanti compiti cui sono chiamate; un sistema rappresentativo e di
governo più snello, e un’attribuzione chiara di ruoli per quel che riguarda la manutenzione, la gestione e lo sviluppo del territorio. Non ci siamo così sottratti al vincolo posto
dal governo con la legge finanziaria, e lo abbiamo utilizzato come un’opportunità per ripensare al ruolo di enti fondamentali in un territorio fragile, ma al contempo ricco di risorse
come lo è la montagna.»

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