Secondo uno studio, l'Artico era una zona calda

Alcuni ricercatori dell’Università di Southampton hanno trovato plankton tropicale e fossili vegetali tipici dei moderni climi subtropicali in campioni di sedimenti prelevati
nell’Artico, per la precisione nell’area di Spitsbergen (Norvegia), queste scoperte sono l’ennesima dimostrazione che circa 55 milioni di anni fa, durante il massimo termico del
paleocene-eocene (PETM), l’alto Artico aveva un clima molto più mite.

Nell’arcipelago di Svalbard, che è situato all’interno del Circolo polare artico, in quel periodo le temperature potrebbero avere raggiunto i 25 gradi. Il sedimento di Spitsbergen,
l’isola maggiore dell’arcipelago, contiene dati continui da 65 a 33 milioni di anni fa, e quindi è estremamente importante per la ricerca sul cambiamento climatico. In questo arco di
tempo si è passati da condizioni di serra a condizioni di ghiaccio.

«È fondamentale comprendere i paleoambienti degli episodi di effetto serra verificatisi in passato per informare le ricerche del potenziale impatto dei cambiamenti climatici in
corso», spiega il dottor Ian Harding della School of Ocean and Earth Science (Scuola della scienza oceanica e terrestre) dell’Università di Southampton.

La spedizione che è giunta a queste conclusioni faceva parte del progetto pACE (Paleo-Arctic Climates and Environments, Ambienti e climi paleoartici), che è patrocinato dalla Rete
mondiale delle università (Worldwide Universities Network, WUN), un partenariato costituito da 17 università orientate alla ricerca di Europa, America settentrionale, Sudest
asiatico e Australia. Alla spedizione hanno preso parte 18 scienziati e nove studenti universitari provenienti da Southampton, dallo Stato della Pennsylvania, da Oslo, Utrecht, Leeds e
Sheffield.

«Durante la permanenza nell’Artico, esperti di diversi settori di ricerca hanno fornito al gruppo spiegazioni dettagliate sulle caratteristiche fondamentali delle successioni
geologiche», afferma il dottor Harding. «Essere riusciti a confrontare queste osservazioni e interpretazioni con le conclusioni raggiunte dai partecipanti a spedizioni condotte in
aree geografiche diverse e su periodi differenti della scala temporale geologica è stato un traguardo di importanza inestimabile che è stato possibile realizzare solo grazie alla
collaborazione di un gruppo internazionale di esperti», aggiungendo che questa esperienza si è rivelata particolarmente preziosa per gli studenti.

Il progetto pACE spera di riuscire a istituire un importante programma internazionale e multidisciplinare di ricerca per il futuro. «Una vasta gamma di organizzazioni sta cercando di
creare agende di ricerca sul cambiamento climatico, in particolare nell’Artico. Tuttavia, le fonti di finanziamento a sostegno di approcci internazionali coerenti alla questione sono
pressoché inesistenti», afferma David Pilsbury, direttore generale della rete WUN. «Obiettivo del programma pACE della rete WUN non è solo promuovere un nuovo
programma di ricerca, bensì creare un nuovo organico di giovani ricercatori dotati delle competenze necessarie per superare gli approcci disciplinari che possono limitare l’impatto delle
conoscenze che acquisiamo sulla Terra.»

Nella prossima fase, i ricercatori aderenti al progetto non solo discuteranno le analisi preliminari dei campioni raccolti finora, ma cercheranno anche di sviluppare un programma di ricerca per
ottenere maggiori informazioni su vegetazione, oceani, clima e atmosfera nell’Artico nel corso dei cambiamenti climatici passati.

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