Scuole infanzia Milano, Ministero diffida il Comune

Il direttore scolastico regionale per la Lombardia Anna Maria Dominici, d’intesa con il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, ha diffidato il Comune di Milano al ripristino,
entro 10 giorni, del rispetto delle norme relative all’iscrizione alle scuole dell’infanzia dei bambini extracomunitari privi di permesso di soggiorno.

Allo stesso modo potranno essere accolti solo i bambini che compiranno 3 anni entro il 31 dicembre 2008 o al massimo entro il 31 gennaio 2009 in presenza di disponibilità di posti.
Peraltro i bambini che compiranno i 3 anni dopo tali date, e che il Comune avrebbe voluto iscrivere, potranno essere accolti nelle nuove e numerose sezioni primavera per le quali il Comune di
Milano ha già avuto autorizzazioni e risorse dal Ministero.
La diffida impegna inoltre il Comune, in base ai vincoli della legge sulla parità, a garantire il diritto all’iscrizione a tutti i bambini in qualsiasi condizione si trovino, compresa la
situazione di morosità delle famiglie per i pagamenti scolastici.

Il Comune di Milano, in quanto Ente Gestore di scuole non statali paritarie è infatti tenuto a rispettare gli ordinamenti del Sistema Nazionale di Istruzione e i provvedimenti vigenti
anche in materia di iscrizione degli alunni.
La diffida inviata dal Ministero prevede che se entro dieci giorni il Comune non ristabilirà il rispetto delle norme, l’Ufficio scolastico regionale sospenderà la parità
concessa e l’erogazione di ogni contributo statale.
«Il diritto all’istruzione – ha commentato il ministro Giuseppe Fioroni – è uno dei diritti fondamentali dell’uomo. Impedirne la fruizione significa ledere la dignità della
persona umana. Non possono esistere deroghe a questa fruizione né per le colpe dei padri né per lo stato di povertà. L’intero assetto legislativo, fino ad oggi e a
prescindere dai colori politici dei governi, non ha mai messo in discussione il fatto che un bambino che vive sul nostro territorio abbia diritto ad essere istruito e curato e questo
indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche della famiglia».

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