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Le scadenze al tempo della crisi

Le scadenze al tempo della crisi

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L’italiano medio, fino a qualche anno fa, veniva accusato di essere uno “sprecone”, soprattutto dal punto di vista dei generi alimentari. Infatti, stando a tutti gli studi di settore, gli abitanti del Belpaese si segnalavano tra i primi al mondo per quantitativi di cibo sprecato, molte volte buttato nella spazzatura quando ancora è fresco e mangiabile.

Ma evidentemente, tutti i “primati” anche quelli poco lusinghieri come questo, sono destinati a cadere. Infatti secondo gli ultimi dati raccolti dalla Coldiretti, sette italiani su sette, nell’ultimo anno, hanno consumato cibo scaduto. Per cibo scaduto, secondo le statistiche, si intende un alimento consumato qualche giorno dopo la data di scadenza riportata sull’etichetta (che ricordiamo essere una data comunque indicativa e non tassativa della “freschezza” di quel tale prodotto).

Data di scadenza, prodotto alimentare
Data di scadenza, prodotto alimentare

Però ad analizzare con cura i dati ci si accorge che, la voglia di risparmiare in tempo di crisi, non fa scattare una normale razionalizzazione dei consumi, bensì si arrivi a forme di post-scadenza dannose: il 34% degli italiani rispondenti ha consumato cibo a una settimana dalla data di scadenza, ma, è qui i dati iniziano a farsi preoccupanti, il 15% dopo un mese e l’8% anche oltre, con un incredibile 2% che dichiara di “non guardare in nessun caso la data di scadenza ma di consumare l’alimento quando gli pare e piace”.

La Coldiretti ha pubblicato questi dati per denunciare un fenomeno che si rivela dannoso per la salute delle persone, che rischiano per risparmiare qualche soldi, di ingerire alimenti che ormai hanno perso tutte le loro proprietà. Queste statistiche comunque si vanno ad inserire in un quadro più ampio, nel quale, sempre per gli effetti della flessione economica mondiale, da ormai due anni, anche le famiglie italiane hanno iniziato a risparmiare sul cibo, rinunciando agli alimenti più costosi. Se infatti fino a qualche tempo fa i beni  non toccati dalla crisi erano quelli di prima necessità e il comparto alimentari ora anche quest’ultimo sente le tenaglie della decadenza economica. Se si può risparmiare qualche euro e evitare di sprecare il cibo tutti quanti se ne devono rallegrare: a patto che però la salute delle persone non ne venga intaccata. Altrimenti quei (pochi) soldi risparmiati dovremmo vederli impegnati (anche in misura maggiore) in farmaci e cure. Una legge del contrappasso che non s’ha da fare!

Mattia Nesto 
Newsfood.com

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