San Donà di Piave: nuovo modulo per malati di Alzheimer
28 Novembre 2007
San Donà di Piave, 26 Novembre 2007 – «State ben interpretando la filosofia della Regione Veneto in campo assistenziale: mettere al primo posto la dignità e la
centralità della persona all’interno dei servizi»: così Stefano Valdegamberi, Assessore regionale alle politiche sociali, si è espresso stamani a San Donà di
Piave, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione del nuovo modulo per malati di Alzheimer (chiamato modulo arancio, 10 posti letto) all’interno della Casa di Riposo «Monumento ai
Caduti».
Per l’occasione erano presenti le autorità locali, i rappresentanti dell’Ulss, gli operatori e i familiari degli ospiti. L’Assessore ha ringraziato la struttura per l’impegno profuso a
favore delle persone non autosufficienti, in particolare quelle afflitte anche da demenza, e ha ricordato che queste patologie sono in forte crescita e che già ora il bilancio sociale
della Regione vede il 60% delle risorse destinate agli anziani e alle persone non autosufficienti».
Nello specifico, per quanto riguarda le strutture residenziali, egli ha segnalato che ben 420 milioni di euro sono stati destinati dalla Regione alle «impegnative di
residenzialità» legate non più alla quota sanitaria ma alla libera scelta del cittadino della struttura alla quale rivolgersi. Ventiquattromila sono le persone ospitate in
questi centri e altrettanti sono invece a casa assistite dalla famiglia (per questi ultimi la Regione assegna 60 milioni di euro per servizi domiciliari e assegni di cura). «Vanno rivisti
i modelli assistenziali – ha sottolineato Valdegamberi – vanno resi più flessibili degli attuali, partendo innanzitutto dalla famiglia, che è il primo ammortizzatore sociale,
perché in altro modo la società non avrà la possibilità di sostenere il peso economico rappresentato dalla non autosufficienza. Strutture come questa di San
Donà, devono aprirsi al territorio, coniugare capacità di servizi interni come quelli esistenti con servizi dove poter ospitare temporaneamente persone con demenze per dare
sollievo temporaneo alle famiglie, con servizi che supportino quelli domiciliari, con centri diurni che accolgano i malati nel corso della giornata per poi riconsegnarli di sera alle famiglie.
Il tutto – ha concluso – all’interno di progetti assistenziali personalizzati, fortemente individualizzati che partano dal singolo caso e se ne facciano carico mettendo sopra tutto la
dignità del malato, la sua centralità umana».





