Rovereto: Dedicata al Marzemino la II tornata dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino

Rovereto: Dedicata al Marzemino la II tornata dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino

Milano – Con una giornata di studi e di relazioni di alto livello scientifico, che hanno spaziato dall’ambito storico a quello enologico e ampelologico, l’Accademia Italiana della Vite e
del Vino, in collaborazione con l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, ha organizzato a Rovereto (presso la sede del Museo di Arte Moderna MART) la sua seconda Tornata del 2010.

Il titolo del Convegno – “Marzemino un nobile trentino” – anticipava l’intendimento degli oratori di andare alla ricerca delle origini di questo vitigno, che costituisce uno dei prodotti di punta
della ricca vitivinicoltura trentina e che è la bandiera di una zona ben definita: “Il Marzemino è un vitigno che identifica la Vallagarina, ha dichiarato Tiziano Mellarini,
assessore provinciale all’Agricoltura, Turismo e Promozione, contribuendo al suo sviluppo turistico; mi auguro che, in questo momento di crisi, questo nobile vitigno possa dare forza all’intera
produzione trentina, che sempre più deve programmare azioni di raccordo col territorio”.

“Il Marzemino è un vitigno dal sangue blu, ha dichiarato Antonio Calò, presidente dell’Accademia, che contribuisce al salto di qualità che consente alle bottiglie italiane di
primeggiare sui mercati internazionali grazie alla loro qualità”.

Introdotto dall’Accademico Michele Pontalti, dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, l’incontro è stato aperto da Umberto Benetti, a
sua volta Accademico, che ha ripercorso le origini del vitigno dalla leggenda alla storia, evidenziando le modalità di diffusione del Marzemino a Rovereto e in Vallagarina per arrivare
fino alle epoche più recenti.

La ricercatrice Stella Grando ha approfondito l’aspetto genetico del Marzemino, attraverso la ricostruzione delle sue relazioni di parentela con altri vitigni: “Il Marzemino, ha concluso, figura
come discendente diretto del Teroldego e di una varietà sconosciuta, forse estinta o mai coltivata, che i dati sugggeriscono essere lo stesso ignoto vitigno legato al Pinot, a sua volta
padre del Teroldego stesso. Il tecnico Francesco Ribolli ha parlato di  gestione del vigneto, dai sistemi di allevamento alle tecniche di coltivazione: “Il Marzemino, ha osservato, si
caratterizza per essere estremamente esigente sia nella scelta dei terreni che per le cure agronomiche che devono essere attuate nel corso della stagione vegetativa”.

Giorgio Nicolini, ricercatore Fondazione E. Mach, ha approfondito le problematiche enologiche, focalizzando l’attenzione sulle acquisizioni nell’ultimo ventennio grazie all’attività di
sperimentazione realizzata all’Istituto Agrario con la collaborazione delle aziende del territorio.

Infine, Andrea Faustini, enologo di Cavit, ha esposto lo studio condotto dalla sua Azienda in collaborazione con la Fondazione Mach: “Nel vigneto di Maso Romani, ha spiegato, dal 2006 si
sta  lavorando per costituire un vigneto di sperimentazione; è stato realizzato un impianto produttivo allevato a filare, unico nel suo genere per complessità,
originalità e per la prospettive a esso collegate: l’obiettivo è quello di proporre, valutare e valorizzare tutte le possibili produzioni vitivinicole del Marzemino,
salvaguardandone pure la complessità produttiva e la biodiversità derivante dalla conservazione di un antico vigneto.

L’Accademia Italiana della Vite e del Vino è stata costituita il 30 luglio 1949 dal Comitato Nazionale Vitivinicolo con decreto firmato dall’allora Presidente della Repubblica, Luigi
Einaudi, ed eretta a Ente Morale il 25 luglio 1952. L’Accademia attualmente comprende 555 membri suddivisi tra Onorari, Ordinari, Corrispondenti italiani, Corrispondenti stranieri e Soprannumero.
Ciascuna categoria è a numero chiuso.

Accademiaitalianadellaviteedelvino.it
Redazione Newsfood.com+WebTV

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