Rooftop farming, frutta e verdura biologiche sui tetti delle città

Rooftop farming, frutta e verdura biologiche sui tetti delle città

I giardini pensili di Babilonia nacquero per curare la nostalgia di una regina per la terra natale.

I moderni giardini urbani nascono per diverse ragioni: in primis, disponibilità di frutta e verdura a km 0 ed ambiente protetto dal caos della città.

Questo è il rooftop farming, coltivare sui palazzi, nati da iniziative singole ma sempre più cosa pubblica. I pionieri sono stati i membri di una cooperativa agricola di
Montreal: poi l’idea ha attraversato il confine, arrivando a New York, Detroit Chigaco, sempre più organizzata, sempre meno artigianale. A Chicago, i ristoranti hanno trasformato
i loro tetti in fabbriche verdi del cibo bio, mentre nella Grande Mela la Brooklyn Garage ha bloccato 4500 mq, che diventeranno un giardino da tetto per un intero quartiere.

Oltreoceano le cose sono ancora più ambiziose. “Food from the sky” è l’iniziativa dei supermercati Thortons Budgen che convogliano il calore generato da riscaldamento ed
illuminazione sul tetto, in modo da proteggere gli ortaggi coltivati da freddo e tempo avverso.

Capital Growth” usa come trampolino le Olimpiadi del 2012 per spingere i cittadini ad amare il cibo bio prodotti sui tetti delle loro città.

Ma gli incentivi sono altri, i vantaggi diversi. Per gli esperti (e per i praticanti in crescita) il rooftop farming aiuta a ridurre i livelli di anidride carbonica ed assorbire il
calore in eccesso, comune nelle grandi città. Inoltre, il contatto con piante e vegetali aiuta i cittadini, a livello psicologico ed a raggiungere un contatto con la natura altrimenti
difficile da ottenere.

Da non trascurare il movente rivoluzionario: per alcuni praticanti, il rooftop farming è un atto di ribellione contro il mondo delle lobby, della tirannia del capitale e della
produzione di massa.

Matteo Clerici

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