Ristorazione: Cucina Molecolare? No grazie

Ristorazione: Cucina Molecolare? No grazie

Molecolare? No grazie: da Alajmo a Bottura, da Cracco a Sultano, da Cedroni a Iaccarino, i migliori chef italiani non seguono in cucina trend rivoluzionari ma preferiscono innovare rispettando la
tradizione. E’ quanto emerge da un’indagine sui 20 chef top italiani svolta dall’Accademia italiana della Cucina.   

L’interesse per l’innovazione dei grandi chef intervistati riguarda innanzitutto le sofisticate attrezzature di cucine messe a disposizione dalla tecnologia: l’80% dichiara di utilizzare metodi
di preparazione e cottura moderni.  

Tuttavia, come emerge dalla ricerca, i grandi chef italiani rifiutano una connotazione netta e si definiscono, quasi tutti, tradizionali e innovativi allo stesso tempo. Non mancano alcuni
estremi: Massimiliano Alajmo delle ‘Calandre’ definisce la propria cucina “molto tradizionale”, mentre Heinz Beck della ‘Pergola’ si considera assolutamente “innovativo”. C’é anche chi
descrive la propria cucina “creativa italiana”, come Aimo Moroni del ‘Il luogo di Aimo e Nadia’, oppure “solare” come Valeria Piccini Menichetti del ristorante ‘Caino’.   

Ma quanto costa oggi pranzare nei migliori ristoranti italiani?
In media senza vino – ci dice la ricerca dell’Aic – si spendono circa 150 euro a testa che comprende un servizio ‘coccolato’ del cliente. Infatti, a fronte di una media di 45 coperti per locale,
ci sono 8 addetti alla sala e ben 11 addetti alla cucina.  Significa in media che ogni addetto del ristorante si prende cura di 2,4 clienti.   

Tutti i più grandi ristoratori italiani concordano inoltre nel mettere la materia prima di qualità al primo posto nella scala di valori. Le maggiori preferenze vanno all’utilizzo di
prodotti tipici del territorio situato nelle vicinanze del ristorante e acquistato spesso nei mercati locali. Non manca chi ha un orto o un terreno in proprio.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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