Ristoranti cinesi, il ministro delle Politiche Agricole invita a non frequentarli

Firenze – In merito alla scandalo del latte cinese contaminato, le cui indagini riguardano anche il territorio italiano, il ministro delle Politiche Agricole ad un giornalista
del Tg2 delle 13 di oggi, 24 settembre, che gli chiedeva cosa ne pensava dell’invito dell’associazione Slow Food a non frequentare ristoranti cinesi, Luca Zaia ha risposto: “Io non mi
pongo proprio il problema perchè non ci vado nei ristoranti cinesi. Penso che si debba aiutare il mondo della ristorazione nazionale che ha dato tanto sotto il profilo, non tanto
della promozione dell’agricoltura, ma anche turistico. E sono convinto che anche in questo modo aiuteremo ancora una volta l’agricoltura e il prodotto tipico”.

Sembra quasi che il nostro ministro giochi allo sfascismo della nostra economia che, fino a espulsione di tutte le attività non riconducibili al “Made in Italy”, è anche
fatta di ristoranti cinesi, con tanto di licenza, imprenditori e lavoratori. Non sappiamo se Zaia punti a questa espulsione, inclusa quella di tutti coloro che non sono veneti, visto
che lo scorso aprile, quando era ancora assessore regionale del Veneto e ministro in pectore, dichiarò: “Se diventerò ministro sarà una grande responsabilità
e comunque mi farò portavoce delle istanze del mio territorio…”.

Non ultima, per queste affermazioni di oggi, la venatura di razzismo che aleggia nelle sue parole. Un razzismo duro, forte e incisivo: quello di chi ha il potere e che emargina e
penalizza economicamente quelli che sono diversi da lui; quel razzismo che non ci fa stupire quando poi i non amati da Zaia cercano di vivere nell’illegalità perchè, per
sopravvivere, non hanno alternative.

Ci domandiamo cosa ne pensino il presidente del consiglio dei ministri, il ministro dell’Economia e quello dell’Interno. E’ questa la politica del Governo per incrementare i consumi,
far crescere la ricchezza nazionale e facilitare la convivenza sociale?

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