Il riso abbonda, ma solo quello orientale

Il riso abbonda, ma solo quello orientale

Il riso abbonda, ma solo quello orientale. Con questa frase si può riassumere il pensiero, ormai diventato ben più che preoccupato, di molti risicoltori italiani, provenienti in larga misura dal nord-ovest, che denunciano da anni una presenza sempre più massiccia delle coltivazioni orientali sui mercati nostrani.

Come viene riportato anche dal sito dell’ANSA (https://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/orgagricole/2014/07/11/crisi-martina-governo-al-fianco-risicoltori-italiani_099c1e56-f577-4621-b7b6-b62496496c71.html) anche il Maurizio Martina, Ministro alle Politiche Agricole, ha sottolineato la cosa. Solamente negli ultimi due semestri le importazioni di riso proveniente dalla Cambogia e dal Myanmar (l’ex Birmania) sono aumentate del 754%. È chiaro ed evidente che questo è andamento a pieno nocumento di coltivazioni “storiche” italiane come le risaie tra vercellese, alessandrino e pavesotto, vere “culle” dei risi italiani (notori per la grandi proprietà nutritive, secondo l’opinione di molti nutrizionisti di fama internazionale).

Riso amaro

Riso amaro

Nelle parole del Ministro Martina si dichiara come, anche sfruttando il turno di Presidenza europea italiana, ci si debba muovere in maniera congiunta con gli altri paesi dell’euro-zona grandi produttori di riso (in testa Spagna e Grecia) per tentare di mettere freno a quest’importazioni selvagge. Un discorso politico comune a livello continentale è quindi l’unica soluzione perseguibile perché il riso che viene servito in tavola non si trasformi, per decine di migliaia di risicoltori italiani, in un vero e proprio riso amaro.  Il discorso qui non è se sia meglio scegliere il riso basmati o il carnaroli per il proprio risotto: ma bensì se far vivere o morire un plesso agricolo fondamentale per il nostro Paese.

Mattia Nesto
Newsfood.com

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