Rinasce il vino di Philip Mazzei, tra politica USA e sapere toscano

Rinasce il vino di Philip Mazzei, tra politica USA e sapere toscano

La storia di Philip Mazzei è una di quelle che uniscono passione e calcolo politico, pazzia d’innovatore e capacità commerciali. Il tutto legato alla storia degli Stati Uniti e
dei Padri Fondatori.

A ricordare il tutto, un libro di Hugh Jonson (“Il vino”, Orme editori, 741 pagine, 48 euro) e l’opera del discendente, Filippo Mazzei. Insieme ai collaboratori, Mazzei ha in programma un nuovo
vigneto, Fonterutoli (110 ettari nel Chianti classico, 36 biotipi di Sangiovese) e Belguardo (in Maremma). Obiettivo principale, l’imbottigliamento del Philip: Cabernet Sauvignon chiantigiano e
maremmano.

Secondo il libro ed il discendente, Philip Mazzei è una figura a metà tra due mondi. Proviene da una famiglia di mercanti e distillatori Toscani, da cui ha ereditato
l’abilità d’imprenditore e la passione per il vino. Ma i suoi interessi sono più ampi: “E’ un visionario, pensatore liberale e cittadino del mondo”. Questo modo di essere e di
pensare lo spinge ad un’idea radicale: impiantare una piantagione in Virginia, dove insetti e gelate hanno sterminato diverse specie di vite europea.

In cerca di aiuto e sostegno economico, si reca a Londra, dove incontra ed ottiene la collaborazione di Benjamin Franklin e John Adams, con cui progetta la piantagione del Nuovo Mondo. Pochi
mesi dopo, Mazzei lascia l’Italia, destinazione Virginia: con sé porta pochi soldi, “Dieci viticoltori e la benedizione del Granduca di Toscana”. E diverse piante: viti, alberi da
frutto, gelsi.

Il toscano arriva nel Nuovo Mondo nel 1793 e lì incontra il futuro presidente Thomas Jefferson particolarmente interessato al suo progetto di piantagione. Secondo Jefferson, la passione
degli americani per i liquori è dovuto alla mancanza di vino: per questo, si schiera a favore di una leggeche applica una tassa sui liquori ma esenta il vino, perchè “E’ un errore
considerare le tasse sul vino come tasse sui ricchi. Il vino è l’unico antidoto al flagello del whisky”.

Così il futuro presidente si unisce a Mazzei ed un altro attivista politico, George Washington, fondando la Wine Company: così facendo, l’imprenditore diventa “Il primo immigrato
italiano a promuovere relazioni politiche ed economica tra gli Stati Uniti e l’Italia”. La storia di Mazzei come viticoltore è una storia travagliata (come previsto, insetti e clima
danneggiano le piante, imponendo la ricostruzione della piantagione) che però sfocia nella politica. Contagiato dalla passione dei compagni, diventa agente diplomatico della Virginia,
gira il mondo cercando fondi, passando dalla rivoluzione americana a quella francese. In età avanzata torna in Italia, dove morirà durante un soggiorno a Pisa.

Italiano ma anche americano, viticoltore ma anche uomo politico, attento al guadagno ma anche cercatore d’ideale: ora, lo spirito di Philip Mazzei rivive nel vino con lo stesso nome: “Un
complesso, innovativo ed esotico, che si ispira ai valori della vita, della libertà e della felicità”.

Matteo Clerici

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