Riforma contratti: le Confederazioni artigiane puntano a federalismo contrattuale e bilateralità

 

Piena attuazione del modello contrattuale decentrato su base territoriale per realizzare e distribuire produttività dove si genera e dare risposte all’emergenza salariale,
potenziamento degli organismi bilaterali, semplificazione dell’attuale sistema di contrattazione dell’artigianato articolato in 16 contratti nazionali di lavoro.

Sono gli obiettivi cui puntano Confartigianato, Cna, Casartigiani al tavolo di confronto avviato dal 3 luglio scorso con Cgil, Cisl e Uil per la riforma del modello contrattuale e del
sistema di bilateralità nell’artigianato.
Lo hanno spiegato oggi i rappresentati delle Confederazioni dell’artigianato e delle piccole imprese durante un’Audizione presso la Commissione Lavoro della Camera che
ha promosso un’indagine conoscitiva sull’assetto delle relazioni industriali e sulle prospettive di riforma della contrattazione collettiva.

“L’artigianato – hanno ricordato i leader delle tre Confederazioni – è l’unico settore, oltre a quello industriale, ad affrontare la verifica del
sistema di contrattazione. L’artigianato è stato anche il primo settore in Italia ad avviare un forte decentramento della contrattazione al secondo livello territoriale con
gli Accordi Interconfederali firmati il 17 marzo 2004 e il 14 febbraio 2006 dalle Confederazioni artigiane e da Cgil, Cisl e Uil”.

“Con i Sindacati – hanno sottolineato – intendiamo costruire in tempi rapidi un modello di relazioni e di contrattazione ispirato ai principi della
sussidiarietà, del federalismo, della bilateralità e della partecipazione. Questo nuovo modello consentirà di migliorare la competitività e la
produttività delle imprese artigiane e delle piccole imprese, di motivare i lavoratori, migliorare i salari, introdurre formazione e innovazione, aiutare a superare le
difficoltà di aree e settori specifici”.

Secondo Confartigianato, Cna e Casartigiani “in una logica di federalismo contrattuale ed in attuazione del principio di sussidiarietà, il baricentro della contrattazione
dovrà necessariamente trasferirsi a livello territoriale, dove si misurano la competitività, la produttività, la dinamica del mercato del lavoro, le
esigenze di flessibilità delle imprese e le condizioni sociali ed economiche dei lavoratori e dove è possibile interpretare al meglio le esigenze di sviluppo
locale”.

Tra i punti al centro del confronto tra Confederazioni artigiane e Cgil, Cisl e Uil vi sono lo sviluppo delle relazioni sindacali basate sulla valorizzazione del modello partecipativo
ed il potenziamento degli strumenti della bilateralità in materia di welfare, anche alla luce degli orientamenti espressi dal Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.

“Anche in questo caso – hanno spiegato i rappresentanti delle Confederazioni – l’artigianato è stato il primo settore in Italia a sperimentare e diffondere
gli Enti bilaterali che, in 20 anni di attività, hanno consentito, tra l’altro, di gestire, senza oneri per lo Stato, un efficace sistema autonomo e privatistico di tutele
per i lavoratori e per gli imprenditori fondato su basi mutualistiche e che eroga interventi di sostegno in caso di crisi congiunturali o di calamità naturali”.

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