QUALE LATTE BEVI? Quale futuro per il latte italiano dopo le “Quote latte”?

QUALE LATTE BEVI? Quale futuro per il latte italiano dopo le “Quote latte”?

QUALE LATTE BEVI?
Quale futuro per il latte italiano dopo le “Quote latte”?
Ne parliamo con il Presidente degli allevatori veneti FABIO CURTO

E’ difficile  capire le “regole” di un mercato che si basa sullo sfruttamento di chi produce, tanto da costringerlo a chiudere l’attività.

E’ difficile comprendere perchè il prezzo pagato alla stalla all’allevatore arrivi poi sul banco per noi consumatori aumentato del 500%.

Le stalle chiudono e la frutta resta sugli alberi perchè i prezzi offerti dai “mediatori… consorzi… ” non  coprono nemmeno i costi di produzione… ma al dettaglio arrivano a quotazioni di vendita anche di dieci volte superiori.

E che dire dei manzi valtellinesi scomparsi a favore di carne congelata di zebù del Sudamerica? Tutto in regola con la Legge. Il disciplinare della Bresaola IGP infatti prevede che sia usata carne bovina (non importa la provenienza), e non carne di manzo della Valtellina come si è sempre fatto (fino a qualche decina di anni fa) e come crede ancora il 99% dei consumatori. 

Ma torniamo al problema del latte. Ne parliamo con Fabio Curto, ecco cosa ci dice:
Fabio Curto:
La questione delle quote latte in Italia si trascina dal 1984 quando l’Unione europea inserì i tetti produttivi in quanto i Governi che si sono succeduti non hanno applicato una politica coerente con quanto previsto per il settore. L’Italia ha superato ogni anno dal 1995 al 2009 la quota nazionale di produzione e ha dovuto versare alla Commissione europea un prelievo supplementare di ben 2.305 milioni di euro. Ma non è finita, la Commissione europea stima che l’Italia dovrebbe ancora recuperare sanzioni per 1.343 milioni di euro.
Abbiamo chiesto al Presidente della Sezione Economica lattiero-casearia di Confagricoltura Veneto Fabio Curto cosa ne pensa nel merito:
“Quanto è successo ha penalizzato fortemente la stragrande maggioranza degli allevatori che per rispettare il loro limite produttivo hanno dovuto acquistare  le quote e talvolta si sono indebitati e stanno ancora pagando adesso le rate del prestito contratto.

La mia Organizzazione agricola ha sempre sostenuto che se ci sono delle leggi e delle norme, le stesse vanno rispettate, anche se parallelamente ci siamo fortemente impegnati per il loro cambiamento e il superamento di regole non piu’ adatte ad un mercato globale. Non così si può dire di altre organizzazioni del mondo agricolo. Come Confagricoltura Veneto siamo fortemente contrari alle nuove disposizioni relative al pagamento accoppiato per il comparto latte contenute nel nuovo decreto attuativo della PAC approvato negli scorsi giorni dal MIPAAF. Il decreto prevede che l’accesso ai contributi previsti è subordinato all’iscrizione ai Libri Genealogici e ai Controlli Funzionali, ma questo escluderebbe oggi quasi la metà degli allevatori italiani. Allevatori che allo stesso modo hanno la loro stalla regolarmente controllata così come il loro latte. Il Governo non deve entrare nel merito delle scelte aziendali d’impresa e discriminare gli allevatori fra quelli di serie “A” da quelli di serie “B”.

Gli allevatori che volessero percepire il premio dovrebbero iscriversi obbligatoriamente ai Libri genealogici con dei costi che assorbirebbero una buona parte del premio stesso.
Infatti, l’attività dei Controlli Funzionali è svolta in via esclusiva dall’AIA in un regime di monopolio previsto dalla legge 30/1991, la cui revisione –ricordo- era stata sollecitata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato già nel 2010 al fine di consentire ad altri soggetti idonei di garantire questo servizio.
Il paradosso è che dal primo aprile prossimo saremo esposti alla concorrenza di tutti i produttori di latte a livello internazionale e in Italia si limita per il settore la libertà d’impresa.

Auspico pertanto una sollecita revisione di questo Decreto  e che la bozza del decreto “Fondo latte”
non vincoli ulteriormente gli allevatori italiani e veneti costringendoli a vincoli di adesione ad un piano di consulenza che sembrerebbe già indirizzato verso un soggetto ben determinato.
Il paradosso è che dal primo aprile prossimo saremo esposti alla concorrenza di tutti i produttori di latte a livello internazionale mentre in Italia si limita la libertà d’impresa per questo settore. Il Ministro all’agricoltura deve rendersi conto che stiamo attraversando un cambiamento “epocale”; ci deve essere una riorganizzazione del sistema allevatoriale che metta al centro l’allevatore e non le sue sovrastrutture, allevatore che deve affrontare le difficili sfide del prossimo futuro, consci dei crescenti costi di produzione e della spietata concorrenza dei Paesi che con più lungimiranza sono riusciti da anni a strutturare il loro sistema produttivo.”

 

Redazione Newsfood.com

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