Province: Ma non dovevano essere abolite?

Province: Ma non dovevano essere abolite?

Roma – Province, mon amour, si potrebbe dire. Ad ogni scadenza elettorale nazionale se ne propone l’abolizione, salvo istituirle con leggi subito dopo, e inaugurarle alle successive
elezioni provinciali. Il recente decreto milleproroghe (1) proroga, appunto, il mantenimento delle risorse per l’istituzione degli uffici periferici dello Stato per le nuovissime province di
Monza e Brianza, Fermo, e Barletta-Andria-Trani.

Insomma soldi che si aggiungono ai 16,5 miliardi che costano al cittadino contribuente il mantenimento di enti che, cosi’ come sono, servono a poco, complicano la vita ai cittadini e fanno la
gioia dei 4.000 tra presidenti, assessori e consiglieri. Nel 1861 erano 59 oggi sono 110, nonostante la legge istitutiva delle aree metropolitane, approvata 20 anni fa (2), per modernizzare
l’apparato amministrativo italiano e ridurne i costi pubblici,  ne prevedeva la riduzione con abolizioni e accorpamenti.

Si e’ seguito il percorso esattamente inverso.
Niente aree metropolitane e aumento delle province; solo negli ultimi 15 anni ne sono state istituite altre 15 (statisticamente una all’anno): Monza e Brianza; Fermo; Barletta-Andria-Trani;
Carbonia-Iglesias; Medio Campidano; Ogliastra; Olbia-Tempio; Verbano-Cusio-Ossola; Biella; Lecco; Lodi; Rimini; Prato; Crotone; Vibo Valentia. I partiti del centro-destra e centro-sinistra sono
tutti  d’accordo nell’abolirle, tranne la Lega, che una volta insediata si tiene calde le poltrone, ma nei fatti, come dimostrato, fanno di tutto per istituirne di nuove. Con i soldi del
contribuente.

1. Decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194. (G.U. n. 302 del 30.12.2009)
2. Legge n.142/90 e successive modifiche

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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