Proposta di Assoedilizia: “Finanziamo con l’IMU l’edilizia residenziale pubblica”

Proposta di Assoedilizia: “Finanziamo con l’IMU l’edilizia residenziale pubblica”

MilanoAchille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia indica in sette
punti la “ricetta” per la ripresa del comparto immobiliare oggi in profonda crisi e, nel contempo, per evitare disastri e infondere fiducia.

Sono, in sintesi:

A) Politiche di carattere Economico e Fiscale

– Eliminare fattori di iniquità e distorsivi nel sistema Imu ( eliminare gli stessi moltiplicatori per rendite disomogenee  e aliquote ordinarie dimezzate per immobili locati e di
societa’) e ripristinare le deduzioni forfetarie (15%) dai canoni di locazione.

Abbiamo allo studio una azione sul piano della costituzionalità della normativa dell’Imu: per violazione del principio di ragionevolezza.

– Estendere le agevolazioni fiscali per ristrutturazioni ( 50 % 98 mila euro di tetto massimo) e per riqualificazione energetica alle società.

– Varare un piano serio di dismissioni di beni pubblici ( immobili e aziende-partecipazioni in società di servizi ), non trasferendo materialmente i beni, ma costituendo fondi
rappresentati da titoli e warrants collocati sul mercato dell’investimento diffuso (attraverso offerte di vendita al pubblico) ed incorporanti nel prezzo la redditività.

– Alleggerimento della pressione fiscale e moratoria per tutte le opere obbligatorie ( impianti tecnologici, adeguamenti, certificazioni ) che rappresentano ormai seri oneri per gli investitori
privati e per le famiglie;

– Riduzione drastica di burocrazia e norme obsolete

B) Politiche di carattere urbanistico

La situazione del nostro Paese è tale per cui, mentre un tempo si realizzavano strutture ed infrastrutture, ora non si riescono a mantenere neppure quelle esistenti: tanto in campo
pubblico quanto in quello privato.

1- Ad evitare diseconomie nelle gestioni delle città ( dispersioni economiche ) occorre una politica maggiormente incentrata sulla ricerca dell’equilibrio fra strutture di godimento ed
infrastrutture di servizio.

2- Maggior controllo e coordinamento pubblico delle iniziative private ( in relazione ad effettivi fabbisogni e ad evitare tendenze di finanziarizzazione )  anche attraverso la gestione
pubblica, fuori dagli ambiti di perequazione, dei diritti edificatori costituenti il surplus derivante dalla capacita’ edificatoria riconosciuta  alle aree aventi idonea vocazione .

Il principio di perequazione deve operare per ambiti omogenei di territorio comunale.

C) Politiche di interesse sociale

Lo Stato, il pubblico, non deve, con la scusa delle ristrettezze di cassa generate dalla crisi economica, ritirarse dal suoi compiti istituzionali.

1- Ad esempio dalla corretta gestione dei beni demaniali, che non possono esser affidati alla semplice iniziativa privata, come avviene con il passaggio dal regime concessorio a quello del
diritto di superficie.

2- Analogamente, l’istituzione di una copertura assicurativa, sia pure facoltativa, per rischi catastrofali da calamità, potrebbe indurre lo Stato, sempre per motivi di cassa, a ritrarsi
dai suoi compiti isituzionali in tema di salvaguardia e tutela del territorio e dell’ambiente, con effetti deleteri per la sicurezza ambientale.

3- in tale quadro economico risulta difficile, eppure è ineludibile, l’impegno pubblico nell’edilizia sociale.

Per i meno abbienti, che non possono accedere, in qualsivoglia forma, al mercato per la propria abitazione, siamo convinti che non ci sia altra via che l’edilizia residenziale pubblica, a
totale carico del pubblico.

La quale però deve funzionare e non essere un carrozzone nel quale si possono generare e tollerare abusi e privilegi.

Il social housing presenta due limiti di fondo.
Da un lato ha una portata di nicchia non potendosi immaginare che possa estendersi a coprire il fabbisogno abitativo di chi la casa non la puo’ pagare ne’ in tutto, ne’ in parte.D’altro lato
funziona solo a rimorchio dell’iniziativa privata, sicchè il pubblico non ha alcuna autonomia se il privato non si attiva o non e’ in grado di attivarsi.

Dobbiamo forse varare a tutti i costi piani di edilizia libera, per avere abitazioni sociali?

Una via di uscita potrebbe esser rappresentata dalla emissione di titoli, rappresentativi di enti e patrimoni di social housing e di ERP , che possano esser sottoscritti dai proprietari
immobiliari con versamenti alternativi al pagamento di imposte sugli immobili.

(Meccanismo analogo a quello del 5 per mille).

Si realizzerebbe in tal modo un duplice obiettivo: finalizzare direttamente le imposte ad una funzione di interesse sociale ed attuare un meccanismo che realizza il vero federalismo fiscale, in
termini di destinazione ( bisogni locali ) e controllo locali.

L’intervento è avvenuto all’incontro “Nuovi indirizzi per abitare in Lombardia” organizzato dai consiglieri regionali PD questa mattina al
Grattacielo Pirelli di Milano.

Al dibattito, che si inserisce in una  “tre giorni” nella quale si affrontano le più diverse tematiche che interessano la realtà e le prospettive di Milano e della Lombardia
–  Expo, mobilità, impresa, innovazione, salute, formazione, casa,  legalità, ambiente, welfare – sono stati inoltre invitati Lucia Castellano, assessore alla Casa del
Comune di Milano; Enrico Marcora, consigliere regionale Udc; Antonio Intiglietta, presidente Ge.Fi; Vincenzo Barbieri, vicepresidente Legacoop Lombardia; Franco  Cazzaniga, consigliere di
amministrazione Asset-Aler di Milano; Luciano Cecchi, presidente Federcasa; Stefano Chiappelli, segretario generale Sunia di Milano; Alessandro Maggioni, presidente  

Federabitazione Confcooperative Lombardia; Antonio Pastore, presidente  Borsa Immobiliare; Pierluigi Rancati, segretario generale Sicet;  Sergio Urbani, consigliere delegato
Fondazione Housing Sociale.  

Moderatore Francesco Anfossi di Famiglia Cristiana.

Redazione Newsfood.com

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