Processo civile, una riforma tra le polemiche

Processo civile, una riforma tra le polemiche

Il 4 luglio 2009 è entrata in vigore in Italia la riforma del processo civile, basata sulla
legge 18 giugno 2009, n. 69.

La nuova normativa è stata creata al fine di razionalizzare, semplificare ed accelerare la procedura.

L’ obiettivo finale è raggiungere la durata standard di 6 anni, soglia considerata dagli organi giudiziari nazionali e dell’ UE limite massimo invalicabile.

Ecco le principali novità introdotte:

  • la semplificazione delle decisioni sulle eccezioni di incompetenza che non possono esser più sollevate e riproposte pretestuosamente in qualunque momento;

  • la competenza per valore del giudice di pace è aumentata da 2582 € a 5000 € per le cause relative a beni mobili e da 15493 € a 20000 € per le cause di
    risarcimento del danno da sinistri stradali. Il tentativo è di spostare una parte di contenzioso dai Tribunali, oberati e affollati, ai Giudici di pace;

  • sanzioni processuali a carico della parte che abbia ingaggiato una lite temeraria;

  • un’istruzione più snella della causa (il giudice può porre a fondamento della propria decisione anche i fatti non specificamente contestati in giudizio) e una redazione
    più semplice della sentenza;

  • la riduzione di numerosi termini processuali (ad esempio, il termine di tre mesi per la riassunzione della causa in caso di arresto o quello di sei mesi per l’impugnazione della
    sentenza);

  • la fissazione di un calendario del processo da parte del giudice per prefissarne gli step successivi;

  • gli strumenti a tutela dell’effettività del contraddittorio;

  • il nuovo procedimento sommario di cognizione, corsia preferenziale per le cause più semplici;

  • il filtro in Cassazione per ridurne il carico di lavoro;

  • introduzione della prova testimoniale scritta;

  • le deleghe al Governo per introdurre strumenti di mediazione più efficaci nelle cause civili e commerciali e per semplificare i riti. Con effetto immediato sono
    ricondotti al procedimento ordinario di cognizione le cause in materia societaria e quelle di risarcimento dei danni da sinistri stradali.

Bisogna ricordare come tali innovazioni non saranno applicate alle cause in corso, ma solo a quelle introdotte a partire da sabato 4 luglio.

Con qualche eccezione, come, per esempio, la possibilità di emettere sentenze con solo un succinto riferimento alle ragioni di fatto e di diritto decisive.

Diverse le reazioni degli addetti ai lavori.

I presidenti dei tribunali non si sono sbilanciati, preferendo prender tempo in attesa di ulteriori verifiche.

Improntate all’ ottimismo con riserva le reazioni di avvocati e magistratura togata.

Più critica la visione dei giudici di pace e del personale amministrativo dei tribunali.

I primi, che hanno proclamato una settimana di sciopero dal 13 al 19 luglio, affermano come le nuove competenze civili e penali assegnate sono “destinate a naufragare senza una riforma seria
e la radicale riorganizzazione degli uffici” della categoria”
, in quanto la situazione “è ulteriormente aggravata dalla carenza e cattiva distribuzione di personale
amministrativo, specie nelle sedi medio-grandi, ed appare al momento irreversibile nell’ufficio di Roma, assolutamente congestionato e prossimo alla più totale paralisi”.

Le critiche non vengono risparmiate neanche al disegno di legge sicurezza è all’ attribuzione ai giudici di pace la competenza di giudicare sul reato d’ immigrazione clandestina.

Su tale reato, osservano i giudici di pace “gravano dubbi di ordine costituzionale e che richiederà un impegno costante e celere degli uffici”

Per quanto riguarda il personale amministrativo dei tribunali, la Cgil funzione pubblica fa notare come “Una riforma che introdurrà nuove regole, ancora una volta viene varata senza
un’adeguata formazione del personale delle cancellerie, che si troverà ad affrontare la sovrapposizione dei vari riti e nuove competenze, e senza tenere conto delle gravi carenze degli
uffici giudiziari che già oggi costringono i lavoratori ad operare con enormi difficoltà”.

Carenze particolarmente gravi, nella lettura della Cgil, sono la mancanza d’ investimenti sul personale e sull’organizzazione degli uffici.

Matteo Clerici

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