PREMIATO CON IL MASSIMO PUNTEGGIO IL CENTRO DELLA CATTOLICA DI CAMPOBASSO

«Il prestigioso riconoscimento dato al Centro di Alta Specializzazione della Cattolica di Campobasso rappresenta anche un premio a tutti quei molisani che come me hanno creduto,
sostenuto e lavorato affinché questa struttura approdasse prima in regione e iniziasse poi, come ha fatto e sta facendo, a lavorare fornendo servizi di qualità
prestati con professionalità da personale altamente specializzato». Lo ha detto il Presidente della Regione Michele Iorio intervenendo in mattinata alla conferenza
stampa di presentazione dell’attribuzione presso il Centro di Ricerca e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche «Giovanni Paolo II»
dell’Università Cattolica di Campobasso, di «Ospedale a Misura di Donna» fatto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna.

L’Osservatorio ha attribuito questo riconoscimento al Centro di Campobasso dopo aver «passato al setaccio» le strutture di 115 ospedali in tutta Italia, averne
valutato le caratteristiche ed aver stilato una classifica con l’attribuzione di uno, due o tre bollini rosa a seconda dei livelli di qualità riscontrati per quanto riguarda il
confort delle strutture, le prestazioni mediche e l’assistenza data alle pazienti.

Dei 115 ospedali visionati dall’Osservatorio, che a loro volta venivano da una cernita fatta tra molte altre candidature, sono state scelte 24 strutture in tutto il Paese. Tra queste vi
è il Centro della Cattolica di Campobasso, con il massimo della valutazione, tre bollini rosa, e il Centro Gemelli di Roma.

Il Presidente Iorio, rispondendo ad alcune proposte avanzate dal Professor Scambia, Direttore della divisione ginecologia oncologica della Cattolica, ha evidenziato come il Governo regionale si
sia ormai da tempo indirizzato su un percorso teso a sostenere la qualificazione delle strutture, delle prestazioni e della ricerca tecnologica e sperimentale nel campo sanitario.
«In quest’ottica intendiamo – ha detto Iorio – proseguire sulla strada di una sempre più puntuale e decisa calibratura dell’offerta sanitaria ai bisogni e alle
necessità che emergono dal territorio molisano e dalle regioni limitrofe. Tra questi bisogni vi è senza dubbio la messa a punto di «un’offerta sanitaria di
genere» che tenga conto di diversità tra uomo e donna e che sviluppi, di conseguenza, specifiche ricerche e sperimentazione, oltre che fornisca servizi adeguati e
consoni alle singole necessità di genere. L’Ospedale Donna centra pienamente questi obiettivi. Per questo motivo oltre a sostenere lo sforzo che ha fatto la Cattolica in questa
direzione, abbiamo individuato a chiare lettere nel Piano Sanitario Regionale recentemente varato in Consiglio Regionale, la creazione di un offerta sanitaria al femminile che veda proprio il
Centro «Giovanni Paolo Ii» di Campobasso come capofila nella fornitura di prestazioni tese alla prevenzione delle malattie che colpiscono particolarmente le donne,
alla cura delle stesse e all’accompagnamento, ove le condizioni purtroppo lo richiedono, ad una fine serena e meno sofferta possibile della vita. E’ questo un elemento di civiltà
medica, scientifica e sociale che intendiamo concretizzare».

Iorio ha quindi voluto evidenziare come «l’ennesima attestazione di qualità scientifico – tecnologica e di ricerca data alla Cattolica di Campobasso sia anche la
testimonianza che il Sistema Sanitario Regionale vanta elementi quantitativi e qualitativi di grosso spessore, capaci di dare servizi di ottimo livello in grado di migliorare la vita dei
cittadini. Uno sforzo che non sempre viene colto dalle classifiche o dalle analisi fatte a livello nazionale, ma che è sotto gli occhi di tutti e che è testimoniabile
direttamente da quelle migliaia di cittadini molisani e di fuori regione che quotidianamente usufruiscono di prestazioni all’avanguardia e capaci di curare le loro malattie nel migliore dei
modi, lenendo il più possibile le sofferenze.

Tutto questo e tanto più meritorio se si pensa che è realizzato con fondi, quelli del trasferimento dallo Stato centrale, non consoni alle reali necessità
del Molise. Si pensi, infatti, che questa regione riceve annualmente gli stessi fondi che vengono destinati ad un quartiere di Roma di 320 mila abitanti. Un quartiere che però
insiste su un’area circoscritta e con specificità demografiche omogenee. Il Molise, invece, con quegli stessi soldi destinati pro-capite ad una ASL della Capitale di trecentomila
abitanti, deve assicurare un servizio sanitario in 136 comuni, molti dei quali in aree interne e di difficile raggiungimento, con una componente della popolazione particolarmente caratterizzata
da anziani. E’ evidente che se riusciamo a mantenere in piedi un servizio simile con risorse non consone vuol dire che il sistema funziona, è virtuoso e che lo sforamento che
annualmente si registra non è dovuto a sprechi o cattivi utilizzi delle risorse attribuite dal governo Centrale, ma alla complessità del territorio da gestire e da
servire».

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