Potenza: La Cia della Val d’Agri rilancia la produzione di nicchia del rafano
24 Febbraio 2009
Potenza – Il rafano da ingrediente delle più antiche ricette della tradizione contadina, specie del martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale – come
testimonia la tradizionale Sagra della Rafanata a Marsiconuovo – può diventare occasione per incrementare il reddito degli agricoltori. A rilanciare la produzione di nicchia
è la Cia della Val d’Agri, in Basilicata.
Il rafano è una pianta erbacea perenne di cui si usa la radice, che viene grattugiata e preparata in vari modi: da sola, conservata sott’olio o aceto (preparato in questo
modo viene detto anche “cren”) o insieme a salse, senapi, mostarde.
Il rafano italiano è marroncino, molto piccante e ha proprietà antibatteriche. Nella gastronomia tipica lucana è usato specie per i fusilli al sugo di maiale, per
aromatizzare alcuni piatti e per una grande frittata, a base oltre che di uova e rafano grattugiato, pecorino, erbetta selvatica.
Non avendo bisogno di particolari cure la radice cresce spontaneamente in varie zone della regione e in particolare in Val d’Agri è un prodotto di grande richiesta che
riesce a spuntare prezzi di vendita al consumatore sino ai 10-12 euro al kg (sulla base della qualità, della grandezza, della tipicità della zona di raccolta) e sui
mercati del nord dove è cresciuta la richiesta specie in negozi specializzati di alimentari e da parte dei ristoratori, può spuntare anche 15 euro al kg.
Il dirigente della Cia della Val d’Agri, Nicola Pisano, sottolinea che “negli ultimi anni stanno nascendo in Val d’Agri i primi veri e propri piccoli imprenditori di
rafano tenuto conto che la richiesta di questo prodotto è notevolmente cresciuta nel Paese e si fa ricorso all’importazione da Paesi Europei e persino dal Giappone.
Per la Cia – evidenzia Pisano – la Rafanata che si celebra ogni anno con i coltivatori diretti di Galaino di Marsiconuovo (che consiste nella produzione di un gigantesco panettone
salato cotto in forno a legna realizzato con 400 uova, 6 kg di rafano macinato, 6 kg di pecorino di Moliterno ed erbve aromatiche) è un’occasione per valorizzare le
tradizioni gastronomiche rurali e perché no, per dimostrare che quella che una volta si definiva la “cucina povera” oggi può rappresentare reddito aggiuntivo
specie per i titolari di aziende agricole a conduzione familiare”.





