Pesce, contaminazione da mercurio più estesa del previsto

Pesce, contaminazione da mercurio più estesa del previsto

Cattive nuove per i consumatori di pesce: i livelli di mercurio sono maggiori delle previsioni, anche perchè il metallo è entrato anche nei microrganismi di cui gli animali si
nutrono.

Queste le informazioni principali di una ricerca dell’Università del Michigan, diretta da Joel Blum e pubblicata su “Nature Geoscience”.

Il team della Michigan è partito dai dati attuali, che presentano una carenza importante: il perchè i grandi pesci predatori presentino grandi quantità di mercurio.

Perciò, in cerca di spiegazioni, gli esperti hanno scelto alcune specie significative, molte delle quali consumate dall’uomo, sottoponendo gli esemplari a biopsia.

Primo risultato, come detto, l’evidenza delle elevate dosi di mercurio. Per Blum e compagni è un effetto della catena alimentare. Il metilmercurio, la forma più comune presente
nelle creature oceaniche, si trova nella materia organica, cibo dei batteri delle profondità oceaniche. Da questi, il mercurio si trasmette ai pesci, fino ad arrivare ai “consumatori
finali”, i grandi predatori come tonno e pesce spada.

Oltre alla posizione nella catena alimentare, la quantità di mercurio è determinata dalle acque di residenza: il mercurio tossico è più abbondante al di sotto di 50
metri dalla superficie, dove si concentra.

Il pesce è uno degli alimenti più importanti di diverse culture: tuttavia, elevati dosi di mercurio possono colpire il sistema nervoso e cardiovascolari, particolarmente in
soggetti deboli come anziani e bambini. Però, concludono gli esperti, in base ai dati raccolti, in primis quantità e diffusione dell’inquinamento, non è illogico iniziare a
pensare a cambiamenti radicali.

Matteo Clerici

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