Perché è necessario il lavoro a chiamata

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha predisposto un documento che, partendo dall’analisi del tessuto imprenditoriale italiano, spiega l’importanza del lavoro a chiamata ed i motivi per
cui bisogna mantenere in vita quest’istituto contrattuale.

L’Istat, in particolare, ha rilevato che il 90% delle imprese italiane è rappresentato dalle PMI e che esse occupano il 70% della forza lavoro, ma presentano anche un’elevata percentuale
di lavoratori irregolari. Da un’indagine della Fondazione Studi, inoltre, è emerso che nelle PMI il lavoro a chiamata è utilizzato nel 32% dei casi, poiché consente di
regolamentare mediante l’istituto della subordinazione le prestazioni di lavoro occasionale e/o intermittenti frutto di esigenze economiche di alcuni mercati e rappresenta una valida
alternativa alle assunzioni giornaliere o brevi.
D’altra parte, prima che fosse istituito il lavoro a chiamata, la disciplina prevedeva che queste prestazioni, pur essendo di tipo subordinato, fossero regolamentante in modo analogo alle le
prestazioni autonome occasionali e l’alternativa spesso adottata dal datore di lavoro era il “nero”.
Secondo la Fondazione, pertanto, l’istituzione del lavoro a chiamata e l’introduzione di nuove sanzioni hanno consentito l’emersione dei lavoratori irregolari, ma, eliminando questo istituto
contrattuale, si rischia di tornare indietro, a meno che venga introdotta una valida alternativa contrattuale che regolamenti questa tipologia di rapporti di lavoro.

Il parere della Fondazione Studi
La Categoria dei Consulenti del lavoro ritiene inopportuno abolire il lavoro a chiamata per i seguenti assorbenti motivi, in quanto il lavoro a chiamata:
1. E’ un efficace strumento al contrasto del lavoro irregolare perché:
– offre una fattiva opportunità ai giovani di inserirsi nel mercato del lavoro, in particolare nel momento di transizione dalla scuola al lavoro, offrendo loro tutele sociali, piuttosto
che un eventuale occupazione occulta;
– consente ai soggetti espulsi dal mercato del lavoro un eventuale reinserimento, piuttosto che un lavoro sommerso.
2. E’ uno strumento di flessibilità imposto dalla inevitabile ed incalzante globalizzazione dei mercati a favore delle piccole e medie imprese e, quindi adeguato al mercato del lavoro
italiano.
3. Nel caso di una eventuale soppressione del contratto a chiamata deve essere introdotta una valida alternativa evitando di lasciare scoperto un mercato del lavoro in cui si potrebbe annidare
una vasta sacca di lavoro nero.

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