Per il Chianti è il momento del suo rilancio
1 Luglio 2011
Per me ragazzotto curioso fu come un colpo al cuore quando affacciandomi in una cantina di Poggibonsi la vidi quasi sommersa da un mare di vino Chianti mentre delle enormi botti di legno sfasciate dall’esercito nazista giacevano sul fondo. Era la prima volta che mi capitava di vedere -senza alcun motivo-
tanta brutalità.
Quest’episodio m’è venuto in mente assistendo ad una conferenza -organizzata dal Consorzio Vino Chianti, istituito nel 1927- nella quale, oltre a
parlare delle qualità di un prodotto legato anche alla storia e al patrimonio artistico-culturale della Toscana, s’è discusso del modo più incisivo per rilanciarlo, nel
mondo del trend, con una appropriata brand image.
A far perdere al Chianti, a mio avviso, (questo anche per stare al passo coi tempi e con la concorrenza) la propria immagine e distinzione è stata la scomparsa del classico fiasco che
usciva dalle vetrerie dell’empolese e che le donne con una manualità e maestria eccezionale ricoprivano con la paglia. Il fiasco, piccolo, medio o grande significava, soprattutto,
Chianti.
Niente da meravigliarsi -come è stato ricordato da Enrico Finzi nella sua relazione “Gli italiani e il Chianti”- se una minima parte dei nostri giovani, della stessa regione, non solo
non lo conosce e tanto più sa dov’è la zona nella quale si produce. La cosa, però, che maggiormente meraviglia è che invece in paesi da noi molto lontani tanti
riconoscono nel Chianti uno tra i migliori vini d’Italia.
Il Consorzio creato da un gruppo di viticoltori di Firenze, Siena, Arezzo e Pistoia, poi esteso alle province di Pisa e Prato ha una produzione che dal 2009 può fregiarsi anche del
marchio DOCG con l’aggiunta della distinzione se si tratta di solo Chianti o di Chianti Classico.
Oggi i produttori (molti dei quali con piccoli appezzamenti vitati) sono più di 2500 e operano su un’area coltivata a vigneto di 10.500 ettari con una produzione che supera i 600.000
ettolitri. Le denominazioni variano a secondo della zona di produzione. Da qui il Chianti dei Colli Aretini, dei Colli Fiorentini, dei Colli Senesi, delle Colline Pisane, del Rufina, di
Montalbano e di Montespertoli
I vitigni dai quali si ricava questo vino sono il Sangiovese (70%), i vitigni bianchi (30%) e dal 10 al 15% di Cabernet. In base alla normativa in vigore sono 90 i quintali per ettaro del
Chianti, 80 per quello delle altre zone, come l’aretino, il pisano e via di seguito, mentre per il Chianti Superiore sono la produzione è limitata a 75 quintali per ettaro.
Già che siamo in tema è bene ricordare che il colore del Chianti è rosso tendente al rubino che con l’invecchiamento punta al granato. Il sapore è armonico,
leggermente tannico; il suo odore è intenso con sentori del mammolo che è tipico della zona. Può essere bevuto giovane ma soprattutto invecchiato che gli dona un colore
molto avvolgente accompagnanto da un sapore inconfondibile che lascia nel palato il senso di benessere. .
Dal 1998 il Consorzio controlla anche il “Vin Santo del Chianti” e dei “Colli dell’ Etruria Centrale”.
Di fronte a tanta bontà allora quali sono i problemi?
Come per tanti rami del settore agricolo nostrano anche per il vino non mancano le difficoltà. Una tra queste è il supporto finanziario pubblico (è bene precisare che i
rapporti del Consorzio con la Regione Toscana sono buoni) per il rinnovo dei vigneti che non è rispondente alle direttive dell’UE, inoltre c’è il problema dei prezzi troppo bassi
praticati dai supermercati e dagli ipermercati che approfittando delle giacenze nelle cantine non permettono al produttore di avere un ritorno economico.
Se all’estero -specie negli Stati Uniti- le vendite reggono non altrettanto si può dire per il mercato interno. Il risveglio che c’è statolo scorso anno e quello un po inferiore
dell’anno in corso (dovrebbe aggirarsi interno a un + 7% di vendite) non sono sufficienti a colmare le perdite degli anni precedenti ma soprattutto è necessario che il Consorzio
accanto alle sue funzioni di garanzia della qualità del vino si faccia promotore di una campagna pubblicitaria (oggi delegata alle grandi aziende) incisiva e persistente per raggiungere
il cuore del nostro consumatore, che vada, insomma, oltre la ristretta cerchia delle pubblicazioni del settore, pur persistendo negli appuntamenti internazionali -molto importanti- coi vari
buyers e per i quali sono già in programma due appuntamenti in Russia, uno in Svizzera e uno ancora, dopo quello recente di New York, negli USA.
Informazioni: Consorzio Vino Chianti Tel. 055 3336000
Bruno Breschi
Newsfood.com





