Per «emergenze» alimentari e isteria persi 3 miliardi di euro

Oltre 3 miliardi di euro, tanto sono costate all’agricoltura e all’intera filiera agroalimentare le emergenze per la Bse, l’aviaria e la mozzarella di bufala provocate da allarmismi
ingiustificati e gonfiati da assurde campagne mediatiche che hanno creato psicosi tra i cittadini, provocando un crollo verticale dei consumi.

Un vero disastro che ha avuto conseguenze drammatiche per migliaia di imprenditori agricoli e commerciali. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale esprime
preoccupazione per vicende che potevano essere evitate solo se ci fosse stata un’informazione più chiara e responsabile da parte di tutti.

In pochi anni, cioè da quando esplose il caso della Bse, si sono mandati in fumo moltissime risorse economiche che potevano essere destinate allo sviluppo e alla crescita non solo
dell’apparato agroalimentare. Un danno enorme -sottolinea la Cia- che continuerà a far sentire i suoi effetti negativi per ancora molto tempo.
La mozzarella di «bufala inquinata» è stato l’ultimo anello di una serie di emergenze alimentari frutto di notizie allarmistiche prive di qualsiasi fondamento. Basta citare
che nel nostro Paese -sostiene la Cia- i casi di aviaria riscontrati sono stati pressoché nulli e che per la Bse è stata messa in piedi una macchina tra controlli, verifiche e
interventi che ha da subito sgombrato il campo da eventuali contaminazioni.

Stesso discorso per la mozzarella di bufala. Sono stati sufficienti poco meno di quindici giorni di allarmismi e di speculazioni per causare -rimarca la Cia- una situazione drammatica per gli
allevamenti, per i caseifici, per tutta la catena commerciale. La psicosi diffusa tra la gente si è trasformata in un’onda devastante. La Cia calcola una perdita secca di 5 milioni al
giorno solo per l’ indotto perso sulla mancata vendita della mozzarella. E oggi l’intero settore fa i conti con una «ferita» che per rimarginarsi bisognerà aspettare ancora
molto tempo. La macchina commerciale della mozzarella di bufala -prevede la Cia- ripartirà, a regime, tra non meno di 60 giorni lavorativi.

Oltretutto, le ultime emergenze alimentari -ricorda la Cia- non sono state affatto provocate dalla nostra agricoltura o dal comportamento criminale dei produttori. Vengono, al contrario, da
lontano e da noi per molte di esse non si è avuto il seppur minimo riscontro. Dunque, un vero boomerang che si è abbattuto con una violenza inaudita sull’apparato
produttivo-commerciale.
Intanto, ora bisogna correre ai ripari per sanare il «colpo» che si è abbattuto sul comparto della mozzarella di bufala. Occorre -conclude la Cia- attivare subito lo stato di
crisi con preventiva notifica all’Ue per i necessari interventi a sostegno dei produttori colpiti e predisporre una campagna d’informazione e di promozione per ridare fiato all’intero settore.

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