Peperoni, sedano e carote: in tre per la memoria

Peperoni, sedano e carote: in tre per la memoria

Peperoni, sedano e carote. Ed, in misura minore, olio d’oliva menta e camomilla. Tali prodotti sarebbero in grado di proteggere la memoria grazie ad un loro composto, la luteolina. Il
flavonoide aiuterebbe a difendere il cervello dall’infiammazione dovuta all’età e da vari disturbi.

Questa l’ipotesi di lavoro di una ricerca dell’Università dell’Illinois, diretta dal professor Rodney Johnson e pubblicata su “Journal of Nutrition”.

Il team dell’Illinois ha preso in esame alcuni ratti di laboratorio, divisi in due gruppi. Il primo gruppo ha seguito una dieta ricca di luteina, il secondo (gruppo di controllo)
un’alimentazione diversa.

Dopo 30 giorni, la nutrizione è stata interrotta ed i roditori sottoposti ad esami, sia per valutare la memoria spaziale che i livelli dei marcatori dell’ippocampo. Tali esami hanno
detto come il primo gruppo avesse miglior memorie, miglior apprendimento e livelli d’infiammazione più bassi.

Riassume John: “Quando abbiamo dato la luteolina ai topi anziani attraverso la dieta, questa ha ridotto l’infiammazione nel cervello e nello stesso tempo restaurato la memoria”.

Per spiegare il tutto, il capo-ricercatore descrive le meccaniche del sistema nervoso.

Tutto inizia con le cellule delle microglia: cellule immunitarie presenti sia nel cervello che nel midollo spinale. Quando è presente un’infezione, le microglie reagiscono producendo
chitochine, molecole di segnalazione che provocano cambiamenti. L’azione della chitochine spinge il corpo a comportarsi come se fosse in stato di malattia. Insorgono così sonnolenza,
depressione, perdita di appetito e deficit di memoria.

Spiega Johnson: “Durante l’invecchiamento normale, le cellule microgliali diventano sregolate e iniziano a produrre eccessivi livelli di citochine infiammatorie. Pensiamo che questo
contribuisca alla maturazione cognitiva ed è un fattore predisponente per lo sviluppo di malattie neurodegenerative”.

Osservando i topi, gli scienziati hanno notato come se le cellule microgliali era state prima esposte a luteolina, poi a tossine batteriche prodotte dalle citochine infiammatorie, i neuroni
sopravvivevano.

Diversamente, se il flavonoide era assente, le tossine uccidevano i neuroni.

Detto in altre parole, “I neuroni sono sopravvissuti perché la luteolina ha inibito la produzione di mediatori infiammatori neurotossici”. Tuttavia, se vengono esposti solo i neuroni
alla leutolina, questa non ha nessun effetto sulla loro sopravvivenza. “Questa luteolina ha dimostrato che non protegge direttamente i neuroni, ma lo fa influenzando le cellule della
microglia”.

Prossimo passo della ricerca sarà verificare il sistema su volontari umani.

FONTE: Saebyeol Jang, Ryan N. Dilger, and Rodney W. Johnson, “Luteolin Inhibits Microglia and Alters Hippocampal-Dependent Spatial Working Memory in Aged Mice”, J. Nutr., Oct 2010; 140:
1892 – 1898., doi:10.3945/jn.110.123273

Matteo Clerici

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