Pensionati che lavorano – Cumulo e trattenute

D: Sono nato il 18 agosto 1949 e il 30 dicembre 2007 (58 anni di età), maturerò 36 anni di contributi pensionistici come insegnante di un Liceo scientifico Statale. Ho
inoltrato regolare domanda di pensione che dovrebbe essermi riconosciuta a partire dal 1° aprile 2008 (finestre e nuove regole permettendo). Volendo effettuare come pensionato una regolare
attività di consulente, avrei necessità di sapere se è possibile che un pensionato possa regolarmente lavorare, e tale scelta cosa comporta. Mi fornite i provvedimenti di
riferimento? Grazie.

R: Il pensionato può svolgere attività lavorative, ma nel suo caso dato che la sua pensione di anzianità sarà liquidata sulla base di un’anzianità
contributiva inferiore a 40 anni e poiché al momento del pensionamento non potrà far valere almeno 37 anni di anzianità contributiva, la Sua pensione sarà
parzialmente cumulabile con i redditi di lavoro autonomo.
Con i redditi di lavoro autonomo subirà una trattenuta sulla pensione pari al 30 per cento della quota di pensione eccedente il trattamento minimo; la stessa trattenuta non potrà,
comunque, essere superiore al 30 per cento del nuovo reddito. Le riportiamo alcune disp0osizioni al riguardo:
Art. 72. Cumulo tra pensione e reddito da lavoro. Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato).

1. A decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia e le pensioni liquidate con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni a carico dell’assicurazione generale
obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, anche se liquidate anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge, sono interamente
cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente.

2. A decorrere dal 1° gennaio 2001 le quote delle pensioni dirette di anzianità, di invalidità e degli assegni diretti di invalidità a carico dell’assicurazione
generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, eccedenti l’ammontare del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, sono cumulabili
con i redditi da lavoro autonomo nella misura del 70 per cento. Le relative trattenute non possono, in ogni caso, superare il valore pari al 30 per cento dei predetti redditi. Per i trattamenti
liquidati in data precedente al 1° gennaio 2001 si applica la relativa previgente disciplina se più favorevole.
Art. 44. Abolizione del divieto di cumulo tra pensioni di anzianità e redditi da lavoro Legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale
dello Stato).

1. A decorrere dal 1º gennaio 2003, il regime di totale cumulabilità tra redditi da lavoro autonomo e dipendente e pensioni di anzianità a carico dell’assicurazione
generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, previsto dall’articolo 72, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, è esteso ai casi di
anzianità contributiva pari o superiore ai 37 anni a condizione che il lavoratore abbia compiuto 58 anni di età. I predetti requisiti debbono sussistere all’atto del
pensionamento.
Art. 10 del D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 503 ( Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell’articolo 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421)
su Disciplina del cumulo tra pensioni e redditi da lavoro dipendente ed autonomo.

1. A decorrere dal 1° gennaio 1994 le quote delle pensioni dirette di vecchiaia e di invalidità e degli assegni diretti di invalidità [18] a carico dell’assicurazione generale
obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esclusive e sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali
degli artigiani, degli esercenti attività commerciali, dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, eccedenti l’ammontare corrispondente al trattamento minimo del Fondo pensioni
lavoratori dipendenti, non sono cumulabili con i redditi da lavoro dipendente ed autonomo nella misura del 50 per cento fino a concorrenza dei redditi stessi. Agli effetti delle presenti
disposizioni, le quote delle pensioni alle quali si applica la disciplina dell’indennità integrativa speciale, di cui alla legge 27 maggio 1959, n. 324, e successive modificazioni e
integrazioni, sono considerate comprensive dell’indennità stessa. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 20, commi 2, 3, 4, 5 e 6, del decreto del Presidente della Repubblica
27 aprile 1968, n. 488 [19], e successive modificazioni ed integrazioni.

«A decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia e le pensioni liquidate con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni a carico dell’assicurazione
generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, anche se liquidate anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge, sono interamente
cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente»; per le pensioni di invalidità e per gli assegni di invalidità, liquidate sulla base di una anzianità
contributiva inferiore a 40 anni, resta in vigore quanto già previsto per il cumulo con i redditi da lavoro dipendente mentre, per il cumulo con i redditi da lavoro autonomo, vedi la
nota al successivo comma 6.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano nei confronti dei titolari di pensioni a carico delle forme di previdenza esclusive e sostitutive del regime generale, i cui importi sono
esclusi dalla base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, degli assunti con contratti di lavoro a termine qualora la durata degli stessi non superi complessivamente
le cinquanta giornate nell’anno solare ovvero di coloro dalla cui attività dipendente o autonoma derivi un reddito complessivo annuo non superiore all’importo del trattamento minimo di
cui al comma 1 relativo al corrispondente anno.

3. Nei casi di cumulo con redditi da lavoro dipendente la trattenuta è effettuata dai datori di lavoro ed è versata all’ente previdenziale competente o in conto entrate dello
Stato nel caso di trattamenti erogati dallo Stato. A tal fine si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488 [20] e le
dichiarazioni dei lavoratori ivi previste sono integrate dalla indicazione dell’ente o ufficio pagatore della pensione e, nei casi di lavoro a tempo determinato, dalla indicazione degli
eventuali rapporti di lavoro a termine già svolti nel corso dell’anno solare di riferimento.

4. Nei casi di cumulo con redditi da lavoro autonomo, ai fini dell’applicazione del presente articolo, i lavoratori sono tenuti a produrre all’ente o ufficio erogatore della pensione [21]
dichiarazione dei redditi da lavoro riferiti all’anno precedente, entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione ai fini dell’IRPEF per il medesimo anno. Alle eventuali trattenute
provvedono gli enti previdenziali competenti, le direzioni provinciali del tesoro e gli altri uffici pagatori dei trattamenti delle pensioni di cui all’articolo 1 della legge 29 aprile 1976, n.
177, che sono, altresì, tenuti alla effettuazione delle trattenute nei casi di superamento delle cinquanta giornate di lavoro cui al comma 2 relativamente ai periodi lavorativi per i
quali non ha operato la trattenuta del datore di lavoro ai sensi del comma 3.

4-bis. (comma aggiunto dall’art. 1, comma 210, delle legge 23 dicembre 1996, n. 662, ndr) Le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono
effettuate provvisoriamente dagli enti previdenziali [21] sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell’anno. A tal fine gli interessati
sono tenuti a rilasciare all’ente previdenziale competente apposita dichiarazione. Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti,
rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell’IRPEF.

5. I trattamenti pensionistici sono totalmente cumulabili con i redditi derivanti da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività
socialmente utili, promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private. I predetti redditi non sono soggetti alle contribuzioni previdenziali né danno luogo al diritto alle
relative prestazioni.

6. (comma sostituito dall’art. 11, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, ndr) Le pensioni di anzianità [22] a carico dell’assicurazione generale dei lavoratori dipendenti e
delle forme di essa sostitutive, nonché i trattamenti anticipati di anzianità delle forme esclusive con esclusione delle eccezioni di cui all’art. 10, DL 28 febbraio 1986, n. 49
(le eccezioni si riferiscono ai casi di cessazione dal servizio per morte o per invalidità, ndr), convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 1986, n. 120, in relazione alle
quali trovano applicazione le disposizioni di cui ai commi 1, 3 e 4 del presente articolo, non sono cumulabili con redditi da lavoro dipendente nella loro interezza, e con i redditi da lavoro
autonomo nella misura per essi prevista al comma 1 ed il loro conseguimento è subordinato alla risoluzione del rapporto di lavoro[23].

6-bis. (comma aggiunto dall’art. 11, comma 9, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, ndr) Le quote delle pensioni di anzianità [22] a carico delle gestioni previdenziali degli artigiani,
degli esercenti attività commerciali e dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni, eccedenti l’ammontare corrispondente al trattamento minimo vigente nelle rispettive gestioni, non sono
cumulabili con il reddito da lavoro autonomo nella misura del 50 per cento fino a concorrenza del reddito stesso, senza obbligo di cancellazione dagli elenchi previdenziali ed assistenziali. Le
predette pensioni sono cumulabili nella loro interezza con i redditi da lavoro dipendente[23].

7. Le pensioni e i trattamenti di cui al comma 6 sono equiparati, agli effetti del presente articolo, alle pensioni di vecchiaia, quando i titolari di esse compiono l’età stabilita per
il pensionamento di vecchiaia.
8. (comma sostituito dall’art. 11, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, ndr) Ai lavoratori, che alla data del 31 dicembre 1994 sono titolari di pensione, ovvero hanno raggiunto i
requisiti contributivi minimi per la liquidazione della pensione di vecchiaia o di anzianità, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla previgente normativa se più
favorevole.

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