Pane, Francia pazza per il forno anarchico di Montreuil
31 Luglio 2013
Le fortune del pane passano per l’anarchia. A Montreuil, Francia, il forno con più successo è ispirato all’anarchia, oltre che al biologico ed all’autogestione: la sua natura
è chiara fin dal nome, “La conquista del pane” (La conquête du pain), copiato da un saggio di Kropotkin.
Il buon andamento, specie in tempo di crisi, non è passato inosservato: così, un’intervista del sito Rue89 ha intervistato i titolari, ricostruendone la storia.
Il forno apre nel 2010, sei lavoratori e due apprendisti, tutti a stipendio fisso: 1.350 Euro al mese. Tutti loro provengono dagli ambienti della sinistra radicale transalpina: ecologisti
radicali, altermondialisti, anarchici e no global. Fatte salve le competenze, non esiste una vera gerarchia: come spiegato da uno dei lavoratori, “L’idea è che, a rotazione, tutti
facciano tutto, o almeno ci provino”.
Stessa precisione sul pane: chi dichiara di avere problemi finanziari ha uno sconto, 25% baguette, 10% sulle specialità. E queste hanno dei nomi piuttosto evocative: “Communardo”,
“Rivoluzione Russa”, Marx”. C’è anche qualcosa di italiano: “Enrico” (Malastesta, l’ardito del popolo): prosciutto crudo, pomodoro, parmigiano, rucola.
Infine, il logo, subito amato dal pubblico: la base è il famoso “La Libertà che guida il popolo”, solo che uno dei compagni della Dea brandisce una baguette.
Forse sono i prodotti, forse l’anima non convenzionale: comunque sia, la boulangerie piace, con 350 clienti fissi e l’attenzione di media, tradizionali e non, incuriositi anche dall’aspetto
politico: oltre al pane, il locale può richiedere testi ed altro materiale politico.
Come prevedibile, non mancano difficoltà. Difficoltà di natura economica, legate al dover conciliare la corretta gestione (se non il profitto) con il sostegno ai clienti meno
ricchi.
Ma anche difficoltà di natura morale, quando il funzionamento reale si scontra con le convenzioni personali, come il dover usare farine particolari, prodotte solo da alcune grosse
multinazionali.
In ogni caso, il forno va avanti: la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma può essere un pezzo di buon pane appena sfornato.
Matteo Clerici





