PALAZZO SORMANI-ANDREANI, L’ARISTOCRATICA DIMORA DAI DUE VOLTI
10 Settembre 2026
Palazzo Sormani è uno degli edifici storici più interessanti e meno conosciuti di Milano. Si trova al numero 6 di corso di Porta Vittoria
Dal 1956 ospita la Biblioteca Comunale Centrale, comunemente chiamata Biblioteca Sormani. Ma dietro l’immagine familiare della biblioteca c’è una storia di aristocratici, cardinali, collezionisti d’arte, architetti celebri.
| A cura di ASSOEDILIZIA informa |
Milano, 10 settembre 2026
I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
PALAZZO SORMANI-ANDREANI, L’ARISTOCRATICA DIMORA DAI DUE VOLTI
di Ben Sicchiero
Palazzo Sormani, o più propriamente Palazzo Sormani-Andreani, è uno degli edifici storici più interessanti e meno conosciuti di Milano. Si trova al numero 6 di corso di Porta Vittoria, all’angolo con via Francesco Sforza, e dal 1956 ospita la Biblioteca Comunale Centrale, comunemente chiamata Biblioteca Sormani.
Ma dietro l’immagine familiare della biblioteca c’è una storia di aristocratici, cardinali, collezionisti d’arte, architetti celebri.
L’edificio che vediamo oggi deriva da una costruzione molto più piccola, già esistente nel Cinquecento.
Il primo proprietario di cui si ha notizia certa è Giambattista Castaldo, generale dell’esercito imperiale, al quale è dedicata una lapide tuttora conservata nell’atrio. Attraverso successioni e matrimoni la proprietà passò poi ai Medici di Marignano, famiglia alla quale apparteneva papa Pio IV.
La grande trasformazione arrivò nel Seicento. Il palazzo fu acquistato dal cardinale Cesare Monti, arcivescovo di Milano e grande collezionista che affidò l’ampliamento della residenza a Francesco Maria Richini, il massimo interprete dell’architettura barocca milanese. A Richini vengono attribuiti il grande cortile porticato, lo scenografico scalone d’onore, l’impostazione monumentale della residenza. Il palazzo assunse così l’aspetto di una dimora aristocratica.
Nel Settecento il palazzo venne ulteriormente trasformato. Il conte Cesare Monti Melzi affidò all’architetto Francesco Croce la nuova facciata verso quella che allora era Porta Tosa, oggi corso di Porta Vittoria.

È una delle facciate settecentesche più scenografiche di Milano. Il centro è dominato dal grande portale ad arco, sopra il quale si trova il balcone; ai lati, finestre riccamente decorate e, al piano nobile, timpani alternativamente triangolari e curvilinei. Ma l’elemento che colpisce maggiormente è il grande timpano curvo che corona il corpo centrale. La facciata è talmente movimentata da costituire quasi una sorta di teatro architettonico.
Ed ecco una delle caratteristiche più interessanti di Palazzo Sormani, il suo secondo volto.
Il palazzo possiede due facciate monumentali molto diverse fra loro. Quella principale è barocchetto; quella rivolta verso il giardino, realizzata da Benedetto Alfieri a partire dal 1756, anticipa invece il gusto neoclassico. È considerata uno dei primi esempi milanesi di questo nuovo linguaggio.
Alfieri, architetto piemontese e zio del poeta Vittorio Alfieri, progettò un prospetto più sobrio, ritmato da lesene e caratterizzato da un grande orologio. La differenza fra le due facciate racconta perfettamente il passaggio, nell’arco di pochi decenni, dal gusto barocco al Neoclassicismo.
Un tempo Palazzo Sormani non era immerso nella città come lo vediamo oggi. Alle sue spalle esisteva un grande giardino, trasformato nel Settecento secondo il gusto francese e successivamente riorganizzato all’inglese da Leopoldo Pollack, uno dei protagonisti dell’architettura neoclassica milanese.
Il giardino era quindi parte integrante della rappresentazione sociale della famiglia: il palazzo mostrava il prestigio verso la strada, mentre il giardino offriva agli aristocratici uno spazio privato per passeggiate, conversazioni e ricevimenti.
Nel 1783 il palazzo passò alla famiglia Andreani. Il nome Sormani rimase però legato all’edificio attraverso il matrimonio di Giovanni Pietro Paolo Andreani con Cecilia Sormani. Da qui nasce la denominazione Sormani-Andreani.
Nel 1934 il conte Alessandro Sormani Andreani Verri vendette il palazzo al Comune di Milano. Per alcuni anni ebbe una nuova funzione: tra il 1935 e il 1940 ospitò il Museo di Milano.

Poi arrivò la guerra. Il palazzo fu gravemente danneggiato durante i bombardamenti alleati del 1943, scambiato evidentemente – come altri palazzi e simboli della storia e della cultura milanese – quale obiettivo militare. Particolarmente grave fu la perdita del grande salone da ballo, il cui soffitto era stato affrescato da Biagio Bellotti nel Settecento. Venne colpita anche la Biblioteca Comunale, allora ospitata al Castello Sforzesco: circa 300.000 volumi andarono distrutti.
Nel dopoguerra il Comune decise di destinare il palazzo alla Biblioteca Comunale Centrale. Il progetto fu affidato ad Arrigo Arrighetti, giovane architetto dell’Ufficio Tecnico comunale. Gli studi iniziarono già nel 1947; il progetto definitivo venne elaborato nel 1949 e i lavori proseguirono fino al 1956.
Il risultato è particolarmente interessante perché Arrighetti dovette inserire una grande biblioteca moderna dentro una dimora aristocratica del Sei-Settecento. Da allora Palazzo Sormani è diventato qualcosa di molto diverso da una semplice dimora storica: è diventato una delle istituzioni culturali più familiari ai milanesi.
La Sala del Grechetto è probabilmente l’ambiente più spettacolare del palazzo: è previsto il ritorno a breve, dopo sette anni di restauri, del ciclo di 23 grandi tele raffiguranti Orfeo che incanta gli animali con la musica.
Oggi una nuova svolta. Nel marzo scorso, in occasione dei 70 anni della Biblioteca Sormani, il Comune ha annunciato che le attività bibliotecarie sono destinate a trasferirsi nella BEIC – Biblioteca Europea di Informazione e Cultura, in corso di realizzazione nell’area di Porta Vittoria.
Ma Palazzo Sormani non sarà abbandonato: il Comune ha approvato l’indirizzo di mantenerne la destinazione culturale, con mostre, incontri e altre attività. È dunque possibile che inizi una quarta vita del palazzo: prima dimora aristocratica, poi museo, quindi grande biblioteca pubblica e, in futuro, ancora centro culturale.
Ricordiamo che sono tuttora in corso iniziative – conferenze, cinema, musica – per celebrare il 70° della Biblioteca, aperte anche a famiglie e ragazzi. Per informazioni tel. 800880066, email:c.bibliotecacentraleprestito@comune.milano.it.
Come raggiungere Palazzo Sormani-Andreani con i mezzi pubblici: Metropolitana linea M4 (blu) fermata San Babila o Augusta/Crocetta, Linea M1 (rossa) fermata San Babila, linea M3 (gialla) fermata Missori o Duomo; Tram linee 12,15,19 scendere nelle vicinanze di via Larga o Palazzo di Giustizia; Autobus linee 60, 65, 84, 94, fermate nei pressi di Corso di Porta Vittoria o del Palazzo di Giustizia.
Vedi altri articoli “I luoghi di Milano di Ben Sicchiero”(Clicca qui)
© Riproduzione Riservata
Copyright Benito Sicchiero
Nutrimento & nutriMENTE






