PALAZZO VISCONTI, IL TEATRO DEI DUCHI DOVE CREBBE LUCHINO VISCONTI

PALAZZO VISCONTI, IL TEATRO DEI DUCHI DOVE CREBBE LUCHINO VISCONTI

By Giuseppe

Il Palazzo Visconti di Modrone è uno dei palazzi nobiliari più interessanti di Milano

 

In questa aristocratica dimora è nato Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate Pozzolo, noto semplicemente come Luchino Visconti, uno dei sette figli di Giuseppe e della duchessa Carla Erba, figlia di Luigi Erba fondatore della più importante industria farmaceutica dell’epoca

A cura di ASSOEDILIZIA informa

 

Milano, 1 settembre 2026

 

I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

di Ben Sicchiero


 

PALAZZO VISCONTI, IL TEATRO DEI DUCHI DOVE CREBBE LUCHINO 

di Ben Sicchiero

Certo. Il Palazzo Visconti di Modrone è uno dei palazzi nobiliari più interessanti della città: non solo per l’architettura rococò, ma soprattutto perché nella sua storia si intrecciano una famiglia di antica origine viscontea, imprenditoria, teatro, musica, aristocrazia milanese e la figura di Luchino Visconti.

La storia dell’edificio è più antica dell’arrivo dei Visconti, a cominciare dai nomi: Palazzo Bolagnos, dal primo importante proprietario; Palazzo Viani, dalla famiglia che lo ampliò nel Settecento; Palazzo Visconti di Grazzano.

La Sala Visconti

All’inizio del Settecento l’area apparteneva alla contrada della Cervietta, allora nella Porta Orientale. Il palazzo nacque dall’unione e dalla trasformazione di edifici preesistenti.

Il primo personaggio importante è Giuseppe Bolagnos, appartenente a una famiglia di origine spagnola.

Il complesso fu progressivamente ingrandito inglobando edifici vicini. Nel Settecento il risultato doveva apparire decisamente insolito per Milano: mentre molti palazzi nobiliari concentravano la magnificenza soprattutto negli interni, quello dei Bolagnos si distingueva anche per la ricchezza della facciata. 

Dopo la morte di Bolagnos il complesso passò all’Ospedale Maggiore di Milano, che lo mise all’asta. Nel 1759 fu acquistato dal marchese Giuseppe Viani, che intraprese una grande campagna di ampliamento.

Acquistando e incorporando alcune costruzioni confinanti, Viani trasformò progressivamente il complesso fino a ottenere una vera e propria grande dimora aristocratica. È soprattutto questa fase che spiega la presenza dell’impronta rococò e barocchetta lombarda che ancora oggi caratterizza il palazzo. 

La svolta avviene nel 1840 quando Uberto Visconti di Modrone acquistò il complesso per 750.000 lire milanesi, equivalenti a circa 3.250.000 euro attuali. Era l’ingresso di una delle più importanti famiglie aristocratiche milanesi in un palazzo destinato a diventare una delle loro principali sedi cittadine.

I Visconti di Modrone erano un ramo collaterale della grande dinastia dei Visconti.

La loro genealogia risaliva infatti a Vercellino Visconti, fratello di Matteo Visconti, signore di Milano. Il ramo assunse il predicato “di Modrone” in relazione al matrimonio con Teresa Modroni e al possesso del feudo di Vimodrone. 

Nel 1813, durante l’età napoleonica, Carlo Visconti di Modrone aveva ricevuto il titolo di duca, successivamente riconosciuto anche dall’Austria. 

Un aspetto poco conosciuto è che il palazzo non fu utilizzato esclusivamente come residenza aristocratica. I nuovi proprietari lo trasformarono anche in una fonte di reddito, ricavandovi diversi appartamenti destinati all’affitto della ricca borghesia e dell’aristocrazia moderna che esigeva il massimo del comfort offerto dai tempi: sistemi di riscaldamento per portare aria calda dalle cucine agli appartamenti, stufe Franklin – dispositivi  in ghisa inventati dallo scienziato e Padre Fondatore statunitense Benjamin Franklin – acqua corrente, acqua calda, servizi igienici.

All’inizio del Novecento, Giuseppe Visconti di Modrone decise di riportare il palazzo alla dignità di una grande residenza aristocratica. Tra il 1907 e il 1908 affidò all’architetto Alfredo Campanini un’imponente campagna di lavori. 

Campanini intervenne profondamente sull’androne, sul cortile, sullo scalone, sui marmi, sulle balaustre, sulle sale del piano nobile, sui pavimenti, sui soffitti, sulle decorazioni. Il risultato fu molto particolare: non una semplice ricostruzione settecentesca, ma una sorta di rilettura novecentesca del Settecento lombardo, nel clima culturale del Liberty milanese. 

La grande sala da ballo fu praticamente creata ex novo. Ha una doppia altezza ed è caratterizzata da una combinazione volutamente spettacolare di stucchi, boiserie, ferri battuti, dipinti settecenteschi, affreschi novecenteschi

Il progetto fu concepito come una sorta di teatro aristocratico, capace di ricreare nel Novecento l’atmosfera delle grandi feste settecentesche. 

Un dettaglio interessante è che non tutto ciò che sembra settecentesco nella sala lo è davvero: alcune opere sono autentiche, altre furono realizzate nel Novecento imitando volutamente il linguaggio del XVIII secolo. 

Luchino Visconti

Ed eccoci alla parte forse più affascinante. 

In questa aristocratica dimora è nato Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate Pozzolo, noto semplicemente come Luchino Visconti, uno dei sette figli di Giuseppe e della duchessa Carla Erba, figlia di Luigi Erba fondatore della più importante industria farmaceutica dell’epoca.   I genitori erano grandi amanti di teatro e della lirica, tanto da allestire in un’altra loro residenza un teatro privato nel quale rappresentavano commedie e addirittura spettacoli della Scala. Uberto, appartenente alla generazione precedente, assunse nel 1910 la gestione della Scala, rinunciando agli eventuali utili e assumendosi anche le perdite. La cultura musicale della famiglia era impressionante: alcuni Visconti furono musicisti, musicologi e protagonisti della vita della Scala. 

Non è corretto naturalmente sostenere che Luchino abbia “imparato il cinema” nel palazzo. Ma è indubbio che l’ambiente in cui è nato e vissuto per anni abbia influenzato la sua passione per la “nona musa” che l’ha portato a diventare uno dei più grandi registi italiani e mondiali.


Vedi altri articoli “I luoghi di Milano di Ben Sicchiero”(Clicca qui)

 

© Riproduzione Riservata

Copyright Benito Sicchiero

Newsfood.com

Nutrimento & nutriMENTE

 

 

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD