PALAZZO CARMAGNOLA E LA TRAGICA FINE DEL CONDOTTIERO
22 Agosto 2026
La storia di palazzo Carmagnola è legata a uno dei personaggi più famosi della Milano e dell’Italia quattrocentesca: Francesco Bussone detto il Carmagnola.
Condottiero di enorme fama, servì prima i Visconti e poi la Repubblica di Venezia. Nel 1432 fu arrestato a Venezia con l’accusa di tradimento e decapitato.
| A cura di ASSOEDILIZIA informa |
Milano, 22 agosto 2026
I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
PALAZZO CARMAGNOLA E LA TRAGICA FINE DEL CONDOTTIERO
La storia di palazzo Carmagnola è legata a uno dei personaggi più famosi della Milano e dell’Italia quattrocentesca: Francesco Bussone detto il Carmagnola.

Condottiero di enorme fama, servì prima i Visconti e poi la Repubblica di Venezia. Ma proprio il suo passato da comandante mercenario e i suoi rapporti con le potenze rivali finirono per renderlo sospetto. Nel 1432 fu arrestato a Venezia con l’accusa di tradimento e decapitato.
Il suo nome rimase però legato alla dimora milanese che aveva conosciuto il suo potere.
Il palazzo ebbe poi una storia sorprendente, attraversando trasformazioni radicali fino a diventare uno dei luoghi della vita teatrale cittadina.
Il contrasto è straordinario: un palazzo nato nell’ambiente del potere aristocratico e militare trasformato nei secoli in luogo dello spettacolo.
Francesco Bussone nasce a Carmagnola, in Piemonte, intorno al 1380. La sua origine era tutt’altro che aristocratica: secondo la tradizione proveniva da una famiglia di modeste condizioni.
La sua ascesa fu straordinaria. Nel mondo delle compagnie di ventura del Quattrocento, dove il valore militare poteva trasformare un uomo di umili origini in un potentissimo signore, Bussone riuscì rapidamente a farsi conoscere come comandante di grande talento.
La sua fortuna iniziò al servizio di Filippo Maria Visconti, duca di Milano.
Il Carmagnola divenne uno dei principali comandanti dell’esercito visconteo e partecipò alle guerre con cui Milano cercava di espandere il proprio dominio nell’Italia settentrionale.

La sua abilità militare gli procurò ricchezze, prestigio e titoli. Filippo Maria Visconti arrivò a concedergli enormi ricompense e il condottiero divenne uno degli uomini più potenti dello Stato milanese.
A un certo punto però i rapporti tra il Carmagnola e Filippo Maria Visconti si deteriorarono. Le ragioni non sono chiare. Le fonti dell’epoca sono spesso contraddittorie e risentono delle propaganda politica delle due parti.
Il Carmagnola lasciò quindi il servizio del duca di Milano e passò addirittura al nemico storico dei Visconti: Venezia. Per la Serenissima fu un acquisto eccezionale, gli affidò il comando delle proprie forze terrestri nella guerra contro Milano.
Il momento culminante della sua carriera fu la battaglia di Maclodio, combattuta il 12 ottobre 1427 nell’area bresciana, dove le truppe veneziane affrontarono e sconfissero l’esercito milanese, bloccando l’espansione ad est dei Visconti e consolidando la posizione di Venezia nella Lombardia orientale. Il Carmagnola si confermò uno dei più grandi condottieri d’Italia.
Nel 1432, durante una nuova fase della guerra tra Venezia e Milano, il comportamento del Carmagnola cominciò a suscitare sospetti.
Venezia riteneva che egli fosse diventato troppo prudente, che non sfruttasse fino in fondo le vittorie e che potesse addirittura mantenere rapporti segreti con il nemico. Il sospetto più grave era quello di tradimento. Il Carmagnola fu quindi convocato a Venezia.
Qui commise l’errore decisivo della sua vita: si presentò fidandosi della propria posizione e del proprio prestigio. Venne arrestato. Dopo un processo segreto fu condannato a morte, eseguita per decapitazione la sera del 5 maggio 1432 in Piazza San Marco. Aveva circa cinquant’anni. La sua morte ebbe un enorme effetto sull’immaginario europeo, tale era la sua fama.
Ma era davvero un traditore? È uno dei grandi interrogativi rimasti aperti. La storiografia moderna tende a considerare con cautela l’accusa veneziana. In sintesi, non possediamo una prova definitiva che dimostri che il Carmagnola avesse realmente tradito Venezia.
La vicenda del Carmagnola permette di capire bene un fenomeno tipico dell’Italia del Quattrocento. I condottieri non erano necessariamente fedeli a uno Stato nel senso moderno del termine, erano professionisti della guerra: un comandante poteva combattere per Milano, poi per Venezia, Firenze, Napoli o per il papa, a seconda dei contratti e delle circostanze.
Tuttavia, quando il suo comportamento sembrò mettere in pericolo gli interessi veneziani, la Serenissima reagì con durezza, non priva di logica politica: quali rischi avrebbe corso Venezia se il Carmagnola, che ne aveva guidato l’esercito e perciò ne conosceva punti di forza a di debolezza, fosse tornato con i Visconti?
La fama dell’uomo d’arme fu ulteriormente alimentata da Alessandro Manzoni, che nel 1820 scrisse la tragedia “Il conte di Carmagnola” trasformando la vicenda storica in una riflessione sul potere, sulla guerra e sull’ingiustizia. Il Carmagnola manzoniano diventa soprattutto una figura tragica: un uomo valoroso travolto dalla politica e dalla ragion di Stato.
La tragedia contiene anche il celebre Coro della Battaglia di Maclodio, uno dei testi più importanti della produzione poetica di Manzoni.
Palazzo Carmagnola si trova in Via Rovello 2 a Milano, in pieno centro storico. Si può facilmente raggiungere con la metropolitana (linee M1 o M3) scendendo alle fermate Cordusio, Cairoli o Duomo, oppure prendendo i tram delle linee 1, 12, 14 o 19 che passano vicine.
Vedi altri articoli “I luoghi di Milano di Ben Sicchiero”(Clicca qui)
© Riproduzione Riservata
Copyright Benito Sicchiero
Nutrimento & nutriMENTE






