PAC, Associazione Astrid: con trattato di Lisbona dovrà affrontare processi di «filiera decisionale» dilatati nel tempo

PAC, Associazione Astrid: con trattato di Lisbona dovrà affrontare processi di «filiera decisionale» dilatati nel tempo

Cosa cambia per la Politica agricola comune (Pac) nel nuovo quadro istituzionale europeo, che, se dovesse essere approvato il Trattato di Lisbona, si ritroverebbe ad affrontare processi di
«filiera decisionale» dilatati nel tempo?

Per l’Associazione Astrid, che da anni segue le dinamiche istituzionali europee, e che presenta la ricerca in collaborazione con Confagricoltura, la Pac, col Trattato di Lisbona, dovrà
fare i conti con le modifiche che ad ampio raggio investiranno nel suo complesso l’intero scenario istituzionale europeo.

Così, se restano invariate le finalità della Politica agricola comune, in futuro – grazie ad un maggiore potere decisionale attribuito al Parlamento europeo – vi potrebbe essere
un più chiara delimitazione fra Unione europea e Stati membri, nuove procedure di decisione e formazione degli atti legislativi, un’unica procedura decisionale per l’intero settore
agro-alimentare, mentre agricoltura e pesca rientreranno fra le materie oggetto di competenza concorrente.

Non sempre, rileva il professor Franco Bassanini, presidente dell’Associazione Astrid, il passaggio dalla consultazione alla co-decisione, divenuta procedura legislativa ordinaria (Parlamento
europeo e Consiglio deliberano insieme, sempre su proposta della Commissione e previa consultazione del Comitato economico e sociale), sono scivolate sul velluto. In ambito agricolo, infatti,
se il «dossier energia» è stato approvato in tempi relativamente brevi (11 mesi), la direttiva sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi ha avuto un iter di due anni e mezzo.

Un altro dei punti che possono contribuire alla difesa del ruolo della Pac, secondo Astrid, risiede nel «rilanciare l’azione di lobby su un doppio livello, burocratico-amministrativo e
politico».

Un’attività di lobbying articolata in quattro fasi – peraltro attuata da tempo dall’organizzazione di Palazzo della Valle – che contribuisca a sviluppare quelli che Astrid chiama
«Bpe». I «Beni pubblici europei», quali ambiente, sicurezza degli approvvigionamenti energetici, stabilità economico-finanziaria, sicurezza europea, reti europee
transnazionali. Tra questi, anche la Pac e la solidarietà, intesa come coesione sociale.

Fare azioni di lobbying, dunque, secondo il presidente di Astrid prevede di «rafforzare la capacità di intervento nel momento in cui nasce la proposta normativa, agendo sia sulla
politica che sull’alta amministrazione».

Spostando l’attenzione sul bilancio europeo, che per il periodo 2007-2013 prevede stanziamenti per circa 900 miliardi di euro (equiparabile al bilancio di un Paese medio-piccolo, come Danimarca
o Portogallo), emergono alcuni dati significativi. Dal 1988 al 2013 le spese per la Pac subiscono una forte contrazione e passano dal 60% al 34 per cento. Raddoppiano, invece, le spese
strutturali (dal 17 al 34%), e crescono spese interne (dal 2,5 al 10%) ed esterne (dal 3,6 al 6 per cento).

«Per far crescere il bilancio – rileva Bassanini – è necessario aumentare le risorse proprie». E nuove fonti per implementare le risorse proprie, la ricerca
Astrid-Confagricoltura le individua su due assi principali: una nuova risorsa propria di natura fiscale, fondata su un’imposta nazionale già esistente («ad esempio, una tassa sui
prodotti energetici»), ma anche i cosiddetti «eurobond». In questo caso, il bilancio comunitario viene finanziato in debito, per investimenti e infrastrutture, coprendo il
disavanzo attraverso l’emissione di titoli europei.

«Se non aumentano le risorse proprie – rileva la ricerca – si apre una difficile negoziazione sulla ripartizione delle spese tra i vari settori».

 

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