Confagricoltura: una strategia più coraggiosa e condivisa dei Paesi Ue per difendere le risorse comunitarie per l’agricoltura

Confagricoltura: una strategia più coraggiosa e condivisa dei Paesi Ue per difendere le risorse comunitarie per l’agricoltura

Una strategia più coraggiosa e condivisa dei Paesi Ue per difendere le risorse comunitarie per l’agricoltura e strumenti moderni per la competitività delle imprese. La chiede
Confagricoltura ai governi nazionali e alle istituzioni dell’ Unione europea 

Serve una strategia comune e coraggiosa dei Paesi della UE affinché l’agricoltura veda riconosciuto in sede europea il suo ruolo fondamentale e perché non vengano tolte risorse
alla Politica agricola comunitaria per raggiungere quegli obiettivi che sono stati alla base del sogno dei Padri dell’Europa. Questo l’appello lanciato da Confagricoltura al mondo politico
italiano dal “Forum Futuro Fertile” di Taormina (26-28 marzo) ai governi dei partner europei e alle istituzioni dell’Unione. Una richiesta che nasce dalla presa di coscienza della riduzione
delle risorse destinate alla Pac che si è registrata nel corso degli anni, in termini relativi, rispetto al totale del bilancio comunitario.

In altre parole, l’Unione europea spende e spenderà sempre meno per l’agricoltura, passando dai 52,4 miliardi del 2007, pari al 44,7% del bilancio Ue, ai 50 miliardi del 2013, pari al
39,3% previsti per il 2013.

L’Europa deve invece continuare a puntare sull’agricoltura, che riveste un ruolo imprescindibile per l’Unione, e deve investire di più sull’intero settore. Questa progressiva riduzione
di risorse non può che destare preoccupazione, e deve essere portata subito all’attenzione delle autorità proprio adesso, nel 2009, alla vigilia delle elezioni per il nuovo
Europarlamento, in cui il dibattito per il futuro del bilancio europeo dopo il 2013 sarà uno dei temi più caldi.

Serve più coraggio da parte degli Stati membri per riportare alla dovuta attenzione delle istituzioni europee la questione agricola, evitando però i rischi che una eccessiva
enfasi al tema dello sviluppo rurale può nascondere, come per esempio è stato per il “recovery plan”, recentemente approvato da Bruxelles per il superamento della crisi.

La proposta iniziale di stanziare 1,5 miliardi per lo sviluppo rurale sembrava andare incontro alle esigenze del settore, ma poi l’Esecutivo comunitario ha chiarito che due terzi delle nuove
risorse dovevano essere destinate allo sviluppo di Internet a banda larga nelle aree rurali, e solo un terzo alle imprese. Le innovazioni infrastrutturali sono utili, ma queste risorse
aggiuntive servono alle imprese agricole per rispondere all’esigenza di aumento della competitività, che significa conquistare nuove quote di mercato e mantenere quelle attualmente
controllate. Le infrastrutture possono essere finanziate con altre risorse comunitarie già disponibili allo scopo.

Episodi come questo dimostrano che ciò  che serve, e che oggi manca, è una strategia comune per lo sviluppo delle imprese agricole europee che porti la stabilità
necessaria per decidere e programmare le strategie d’impresa.

L’agricoltura ha già sopportato ben quattro riforme della Pac in quindici anni, ed ora rischia di vedere messe a repentaglio le risorse a disposizione per attuarne gli obiettivi.

Secondo Confagricoltura serve dunque un’azione concreta, che parta dall’interno di ogni Stato membro per arrivare in sede europea, anche in vista delle future decisioni sul Trattato di Lisbona,
con tutte le novità istituzionali che esso comporta. Prima tra tutte il passaggio dalla procedura di consultazione a quella di codecisione del Parlamento Europeo, che avrebbe un ruolo
più decisivo rispetto a quello attuale, per approvare i regolamenti comunitari.

Un passaggio epocale, di cui si sono già sperimentati gli effetti con l’approvazione di alcuni provvedimenti che già prevedono il voto decisivo dell’Europarlamento, e che
cambierebbe profondamente il modo di rapportarsi ai Parlamentari europei e di fare lobby a Bruxelles.

In questo senso, l’auspicio di Confagricoltura è quello di uscire dalla logica di compromesso e di bilanciamento delle istanze nazionali tipica delle dinamiche del Consiglio dei ministri
europei, con un maggior valore delle opinioni dei parlamentari di Strasburgo che spesso si sono espressi – pur rimanendo inascoltati all’atto decisivo – a favore delle posizioni
dell’agricoltura europea.

Una sfida nuova ed un approccio più democratico, che coinvolgerà anche le istituzioni – ed i Parlamenti – nazionali e che potrebbe ridare nuova forza ad una politica che sta
mostrando il segno dopo oltre cinquant’anni di storia europea, e che invece deve tornare al centro dell’attualità come è giusto che sia.

Anche nell’ottica di questo nuovo quadro, secondo Confagricoltura, si deve tracciare quella strategia comune che non può che ripartire con due indirizzi sostanziali: una nuova visione
della gestione dei mercati – che deve rinnovare con una graduale prospettiva riformista i classici strumenti utilizzati sinora e che sono sostanzialmente scomparsi – ed una nuova versione delle
politiche di sviluppo rurale, perché l’agricoltura e le sue imprese non possono essere abbandonate completamente all’evoluzione della domanda e dell’offerta.

Il mercato è davvero globale e, per quanto si possa aggregare il prodotto, l’impresa agricola resta sempre un “price taker” più che un “price maker”. Per questo sono necessari
strumenti più moderni di quelli tradizionali della Pac, senza cancellare la possibilità di evitare squilibri eccessivi che non giovano ad un comparto strategico ed essenziale.

 

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