Per le imprese agricole italiane i costi amministrativi oscillano fra 3,9 e 4,4 miliardi di euro 420 milioni

Per le imprese agricole italiane i costi amministrativi oscillano fra 3,9 e 4,4 miliardi di euro 420 milioni

Imprenditori agricoli stritolati dalla burocrazia. Il sistema attuale per ottenere i finanziamenti in agricoltura attraverso la Pac (Politica agricola comune) comportano 356 obblighi
informativi comunitari e 9.500 passaggi informativi discendenti dalla normativa nazionale di recepimento nei 27 Stati membri.

In termini di tempo, dichiara il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, nel corso del Forum di Taormina «Futuro Fertile», significa «due giorni a settimana e oltre
100 in un anno, interamente dedicati dalle piccole e medie imprese per compilare carte e tolti invece al mercato». Un impegno oneroso, «a discapito della competitività delle
imprese agricole».

Tradotti in euro, i costi amministrativi delle normative comunitarie nel settore agricoltura costano fra 3,9 e 4,4 miliardi. E gli oneri per le imprese agricole italiane, secondo le stime
provvisorie, ammontano a circa 420 milioni di euro.

Questi i numeri – impressionanti – presentati nell’ultima parte della ricerca presentata a Taormina dall’Associazione Astrid per Confagricoltura. «E il peso degli adempimenti diventa
ancora più grande con il decentramento dei centri direzionali sul territorio – puntualizza Vecchioni – chiamati a effettuare controlli e a gestire il settore agricolo a livello sempre
più locale».

La conseguenza di questa “agro-burocrazia” si traduce in un migliaio di istituzioni che si occupano del comparto agricolo, con un esercito di burocrati: 1,2 milioni di impegati nelle strutture
pubbliche, a fronte di 1,5 milioni di agricoltori in Italia, dei quali oltre 500mila associati a Confagricoltura.

Complessivamente, il peso sulle finanze pubbliche del sistema amministrativo predisposto per l’agricoltura ammonta a circa 61 miliardi di euro ogni anno.

Secondo l’analisi dell’Associazione Astrid, presieduta da Franco Bassanini, i problemi di questa lievitazione degli oneri burocratici vanno ricondotti a quattro fattori: l’inflazione
regolamentare, l’«inquinamento» regolamentare, i costi da regolazione differenziati e troppo elevati (fra il 3 e il 5% del Pil), l’impatto crescente di una regolazione comunitaria
«alluvionale» sui differenti sistemi giuridici.

Gli obiettivi comunque dell’Ue sono quelli di una riduzione degli oneri amministrativi. Attraverso un programma d’azione varato dalla Commissione europea nel 2007, gli sforzi tendono a ridurre
del 25% degli oneri amministrativi entro il 2012. Una strategia di «alleggerimento» che riguarda 13 settori prioritari, fra cui anche l’agricoltura.

In particolare, con riferimento al comparto agricolo, la Commissione europea ha già avviato alcune azioni rapide di semplificazione, due delle quali rivolte alla semplificazione in
materia di statistiche a carico degli agricoltori e di adempimenti legati all’esportazione di alcuni prodotti agricoli.

Inoltre, è in corso l’individuazione di riduzioni di oneri amministrativi per ciascuno dei 42 atti comunitari in vigore. E con lo «stato di salute» (Health check) della Pac
anche il regime di pagamento unico viene semplificato, tanto che nella sola Gran Bretagna si stima una riduzione dei 44,4 milioni di euro sostenuti dagli imprenditori agricoli per le spese
amministrative agricole.

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