Olio extravergine d’oliva: risorsa salutare o rarità da cercare con la lente?
4 Novembre 2026
Produzione italiana, importazioni, Xylella e sostegni alla filiera: Giampietro Comolli riflette sulla disponibilità di olio EVO e sul valore delle produzioni legate ai territori.
Newsfood.com, Punto & Virgola n° 74 del 4 novembre 2026
Nota del Direttore – nutriMENTE
L’olio EVO italiano è una risorsa agricola e culturale, ma la qualità non basta se la produzione nazionale resta esposta a crisi, costi e concorrenza. Comolli richiama l’attenzione sull’origine, sulla trasparenza in etichetta e sul legame tra olivicoltura, paesaggio e futuro dei territori.
Olio extravergine d’oliva: disponibilità e valore delle produzioni italiane
È oramai noto che l’olio extravergine d’oliva, o EVO, è un alimento apprezzato nell’ambito di una dieta equilibrata. Per i polifenoli dell’olio d’oliva esiste uno specifico claim autorizzato dall’Unione europea: contribuiscono alla protezione dei lipidi ematici dallo stress ossidativo, ma solo per gli oli che rispettano la quantità minima prevista. Non è corretto affermare in generale che l’olio prevenga malattie.
Sul mercato oggi troviamo di tutto e di più. La nostra “amata” Europa ci ha messo — anche qui — lo zampino. Bene in un’ottica di tutela, disciplinari, produzioni sotto controllo in modo regolare e uguale in tutti i Paesi europei, ma l’importazione di olio o oli EVO che garanzie dà al consumatore? Etichette come “da oli europei” oppure “mix di oli EVO europei e mediterranei” cosa vogliono dire? Le regole europee prevedono specifiche indicazioni d’origine per gli oli vergini ed extravergini e per le miscele di oli di diversa provenienza.
Abbiamo assistito al grave danno della Xylella negli uliveti anche secolari della Puglia, ridotti secondo le stime citate al 10% dell’esistente e del potenziale. Le cause o colpe sono diverse. L’ingresso del batterio in Puglia è stato fatto risalire, come ipotesi scientifica, a piante ornamentali di caffè infette provenienti dall’America centrale, probabilmente nel 2008; la prima segnalazione sugli olivi pugliesi risale al 2013. Il batterio si diffonde da una pianta all’altra tramite insetti vettori, tra cui la sputacchina.
Il disseccamento della pianta è dovuto al batterio Xylella, ma può essere aggravato da altri fattori e dalle condizioni ambientali. Le resistenze politiche e produttive locali hanno aggravato irrimediabilmente il danno, portando a un disastro non solo economico ma anche paesaggistico e culturale del grande Salento, come si legge nei rapporti CREA e nelle analisi EFSA. Per anni non è stato fatto nulla dalla Regione Puglia per non creare problemi: si è gridato anche al complotto contro l’olio pugliese da parte di concorrenti, una tesi cavalcata dalla politica pur di non intervenire come la scienza diceva da almeno dieci anni (2008-2018).
Risultato: milioni di alberi di ulivo morti per disseccamento, miliardi di danni, espansione fino nel Gargano, irreversibilità del problema, costi enormi per la distruzione delle piante, perdita di tonnellate di olive e olio EVO. Le misure di contrasto e contenimento comprendono interventi sulle piante infette e sui vettori, secondo le disposizioni fitosanitarie e le indicazioni delle autorità competenti. La Puglia ha perso fatturato, immagine, valore aggiunto. Da dove viene l’olio EVO mancante in Italia e dove sono finite le olive pugliesi?
Produzione, importazioni e origine in etichetta
Oggi in Italia ci sono più di 1 milione di ettari impiantati a ulivi, alcuni promiscui, ma circa 300.000 ettari sono sotto coltivazione biologica, cioè curati in modo particolare senza uso di presidi chimici. Circa 620.000 aziende producono olive. 4.200 frantoi lavorano le olive da Trento a Lampedusa. Gli oli EVO italiani che arrivano sul mercato sono 42 DOP e 9 IGP, per un totale di 51 Indicazioni Geografiche.
Fortunatamente, dopo anni di crisi, il 2025 ha registrato una produzione in crescita, come appare quella 2026 alla vigilia e all’inizio della raccolta. L’olio EVO (e non) italiano spunta sui mercati europei e mondiali un prezzo migliore dei concorrenti, anche se nel 2026 c’è stata una flessione del prezzo al consumo. Il Salone del Gusto di Torino ha dato grande spazio alla qualità e al futuro dell’olio d’oliva italiano, in generale.
Nel 2025 sono state raggiunte le 325.000 tonnellate di olio, con un forte e significativo recupero e crescita sugli anni precedenti, ancora soggetti a forti disfunzioni di mercato soprattutto per le importazioni in Europa di oli mediterranei e non solo. L’olio EVO italiano cresce in valore rispetto a quello spagnolo, tunisino e greco per una ricerca di immagine dettata da scelte peculiari di singole aziende e da certezze di controllo qualità, limitando così “i carichi” di importazione degli anni precedenti, ancora necessari per far fronte a cali produttivi soprattutto nelle regioni del Sud Italia.
Per esempio, significativa e interessante è la scelta e l’impegno iniziato qualche lustro fa dall’azienda olivicola in Basilicata Antico Frantoio di Perna, puntando su varietà locali diversificate o assemblate in agricoltura biologica totale e impianti in montagna oltre gli 800 metri sul mare. Varietà storiche indigene, Majatica e Justa così chiamate in loco, oltre ad altre; ulivi sparsi su pendii incastonati nelle montagne di dolomia lucana; agricoltura biologica isolata e meticolosa; microclima audace di altura e salmastro mediterraneo; comunicazione e immagine ferrea sul legame ambiente e salute; collaborazione con artigiani locali; uso della texture materica per il contenitore in ceramica. Produce solo olio extravergine d’oliva dal 1968.
Una recente degustazione ha indicato l’olio EVO Perna non solo come il migliore della Basilicata, ma anche fra i migliori oli di montagna e quelli con cultivar antiche in purezza, come stabilito da Ovse-CevesUni proprio a inizio 2026.
Le misure di sostegno e il futuro della filiera
In generale l’olio EVO italiano cresce molto lentamente nell’export; purtroppo si registrano cali in USA e Germania, crescita in UK, Francia, Belgio, Paesi Bassi e Polonia. Su questo il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha attivato misure di sostegno economico per piccole imprese, per innovazione, copertura degli aumenti extraziendali dei costi di gestione e per l’esportazione tramite Ismea e Ita-Ice.
Il tutto rientra nel DL ColtivaItalia, approvato alla Camera in agosto, con una dotazione triennale (2027-2029) di 300 milioni di euro in attuazione del Piano Olivicolo Nazionale previsto fino al 2030. Un piano che punta al rilancio dell’intera filiera, da monte a valle, partendo proprio da un piano strategico di rinnovo e recupero degli oliveti di qualità, irrigazione di sostegno e contrasto delle fitopatie (Xylella docet).
Dal 2022 il comparto olivicolo-oleario (aziende e frantoi) ha beneficiato già di quasi 2 miliardi di euro con programmi PNRR, PNC e PAC. In questo senso il lavoro dell’amico Luigi Caricato è fondamentale e strategico con Olio Officina e l’altro amico Marco Oreggia cura da anni la guida Flos Olei.
Tutti attivi anche con Frantoi Aperti per legare il mondo produttivo, cucina d’autore, cucina di giovani cuochi, assaggi, ciclopedonale per passare da un frantoio a un altro, turismo e arte dentro e fuori i frantoi.
Giampietro Comolli
Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.

Giampietro Comolli
Analista, ricercatore e divulgatore del settore agroalimentare,
vitivinicolo, turistico e dei consumi.
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
mercato consumi distretti produttivi






