Agroalimentare, informazione e fake news: quando il titolo conta più della notizia
23 Ottobre 2026
Il Punto e Virgola n. 70 di Giampietro Comolli. Dalla caccia al titolo sensazionale al potere dei social, fino al ruolo dell’agricoltura e alle nuove abitudini di acquisto. Ma i numeri raccontano sempre la stessa storia?
Newsfood.com, 23 ottobre 2026
Informazione agroalimentare: tutti a caccia del titolo che fa clic
Una grandinata può distruggere un raccolto, una crisi energetica può aumentare i costi di produzione, una decisione finanziaria può mettere in difficoltà un’azienda agricola. È giusto che le testate agroalimentari si occupino anche di economia, ambiente, politica e società. Il problema nasce quando il collegamento fra gli argomenti diventa un pretesto per confezionare titoli a effetto, gonfiare un dato o trasformare una supposizione in notizia.
Giampietro Comolli, nel settantesimo appuntamento del Punto e Virgola, mette sotto accusa proprio questa deriva. E richiama l’attenzione su un fatto che rischia di scomparire tra statistiche, influencer e campagne pubblicitarie: senza agricoltura non esiste filiera agroalimentare.
NOTA DEL DIRETTORE
Prima i fatti, poi i clic.
Comolli tocca un nervo scoperto anche per chi, come Newsfood, fa informazione da molti anni. Il titolo deve attirare il lettore, certo. Ma non può promettere ciò che l’articolo non dimostra. Oggi abbiamo strumenti straordinari per cercare notizie e verificarle. L’intelligenza artificiale può essere uno di questi, purché non sostituisca il controllo delle fonti e la responsabilità di chi pubblica. Una notizia sbagliata non diventa vera perché ha ottenuto centomila visualizzazioni. E una notizia importante non diventa meno importante perché non è virale.
Giuseppe Danielli
di Giampietro Comolli
Comunicazione fra testate diverse e caccia al titolo “diverso” anche nell’agroalimentare
Il Punto e Virgola n. 70 – di Giampietro Comolli
Sempre più spesso le testate (cartacee e non) del settore enogastronomico e agroalimentare pubblicano articoli (soprattutto editoriali dei direttori) in cui si contestualizza il settore primario ( intera filiera fino al consumo diretto) in temi di carattere economico e finanziario, se non addirittura bloggherate e linkate su argomenti – a prima vista – totalmente estranei come la scuola (e materna in primis), le aziende sanitarie, i trasporti, l’arte visiva di strada, la cultura, il teatro per non parlare di turismo e ambiente. Verissimo. Concordo. La globalizzazione ci ha portato a vedere che il dissesto idrogeologico può creare grossi problemi ai prodotti alimentari esposti sullo scaffale. Ovvio: è la scoperta dell’acqua calda! Ma questo fatto – positivo – rasenta a volte l’impossibile. La ricerca a tutti i costi di una notizia ( o solo il titolo accattivante dell’articolo) porta spesso a creare fakenews o ingigantimenti o travisamenti. Ci sono poi i sondaggi e gli osservatori di settore, di prodotto, di comparto, di sindacato! Tutto fa mercato o tutto fa una marmellatosa informazione di cui il lettore “serio e onesto” si sta stancando sempre più?
Tutto diventa una disquisizione-competizione fra risoluzione pragmatica o strutturale o culturale o vitale di ogni problema. L’unica cosa che non leggo – da anni – in queste testate , diciamo di settore, è la fondamentale considerazione e convinzione che senza una agricoltura solida, certa, sicura, sana, utile, diffusa difficilmente si riescono a completare e esaudire altre soluzioni o proposte. Pensare “solo e in primis” al commercio, alla moneta, al mercato, al capitale, alla finanza si sta facendo una gravissimo danno attuale e generazionale a partire dai paesi più ricchi. A partire dal G20, per intenderci e a partire dalle regole che riconoscono un bene Patrimonio Umanità. E’ da questi vertici che deve partire un segnale vero, non da Bce o Fed o PacUE! Parlo di tutela del territorio, di nuova occupazione, di eliminazione dello sfruttamento, di una casa certa, di innovazione, di digitalizzazione, di accoglienza, ma soprattutto voglio soffermarmi sulla comunicazione!
Perché? Ovvio: tutto oggi è esteriorità! Ma non tutto è facile e positivo. Non entro nel merito della IA che può essere una danno trasversale enorme se non ben guidata e ben definita, ma della comunicazione social e cartacee. Gli utenti mondiali che usano i “social media” sono 5,5 miliardi (saranno 6 mld nel 2030), quelli che usano attivamente più volte al mese Facebook sono 3 miliardi di persone fisiche e giuridiche. Il motivo della crescita di utenti, frequentazioni, uso non è il contenuto, non è la voglia di essere informati ma tutto è dovuto alla diffusione-penetrazione degli smartphone. Questo dovrebbe in primis farci meditare sul perché molti chiedono “norme IA” e perché sono in continuo sviluppo i cellulari. Oggi il cellulare è un alias e un avatar! E i maggiori utilizzatori e i maggiori dispensatori di notizie “social2 sono costretti a rincorrere anche false o semifalse notizie.
In Italia ci sono 41.000 influencer di cui il 70% uomini, ma il 65% degli introiti personali è al femminile. Circa 2,30 ore è il tempo medio giornaliero che viene trascorso sui vari social e oggi “mediamente fortunatamente” sono oltre 6 ore e 40 minuti il tempo giornaliero dedicato all’online. Se il tempo libero di ogni persona è usato per questo esercizio, è facile comprendere come la realtà dei fatti, il valore di un prodotto agroalimentare, la scelta di vita diventa sempre più un esercizio virtuale, favoleggiante, pronto ad assordire tutto e di più.
In ogni caso tema da non trascurare in quanto – come esultano certi economisti – il business è business: nel 2023 la spesa pubblicitaria mondiale sui vari canali social online è stata di 720 miliardi di dollari, di cui 207 referentesi ai smanettatori compulsivi dei social media ads. Da un lato crescita delle “immagini e parole social” dall’altro l’e-commerce – soprattutto alimentare e gastronomico – segna il passo (9 mesi del 2026) determinando un ritorno all’acquisto diretto quando è possibile, oppure alla rinuncia all’acquisto totale. Quindi perdita dei volumi degli atti di acquisto. Su questo tema alcune grandi insegne della distribuzione alimentare sta attivando alcuni processi attrattivi sul prezzo a periodi definiti. Su questo tema torneremo presto dopo indagine nei punti vendita.
Giampietro Comolli
BOX NEWSFOOD – Social media, pubblicità ed e-commerce: i numeri da distinguere
Quanti usano i social? Secondo il rapporto Digital 2026 Mid-Year di DataReportal, ad aprile 2026 le identità attive sui social media erano circa 5,79 miliardi nel mondo. Il rapporto precisa che le identità conteggiate non corrispondono necessariamente ad altrettante persone fisiche.
Quanto si spende in pubblicità? Il Digital 2024 Global Overview Report documenta per il 2023 una spesa pubblicitaria digitale mondiale di circa 719,2 miliardi di dollari, di cui 207,1 miliardi destinati ai social media. I 720 miliardi, dunque, riguardano l’intera pubblicità digitale, non soltanto quella sui social.
L’e-commerce alimentare italiano è in calo? I dati nazionali disponibili non confermano una contrazione generalizzata del valore degli acquisti online. Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano, nel 2026 il comparto Food & Grocery cresce del 5% rispetto al 2025, raggiungendo circa 5,1 miliardi di euro. Il dato riguarda il valore degli acquisti, non necessariamente il numero delle singole transazioni. Per sostenere una diminuzione dei volumi di acquisto servirebbe quindi un’indagine specifica.
E gli influencer italiani? I numeri citati nell’intervento, relativi a 41.000 influencer e alla distribuzione per genere degli introiti, richiedono l’indicazione della ricerca originaria, del periodo e dei criteri di rilevazione. Non sono stati verificati indipendentemente dalla redazione.
Le precisazioni integrano la documentazione disponibile, senza modificare le valutazioni espresse dall’autore.
DA NEWSFOOD – L’agricoltura prima del mercato
La riflessione di Comolli sulla centralità della produzione agricola torna anche in un suo precedente intervento pubblicato da Newsfood: «Crisi del vino: l’Italia discute, la Francia estirpa vigneti. Ma è davvero la strada giusta?». In quell’articolo l’autore insiste sulla necessità di partire dalla vigna, prima di affrontare il mercato e le misure di sostegno.
Per conoscere il percorso dell’editorialista: «Chi è Giampietro Comolli visto da… Giampietro Comolli».
Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.

Giampietro Comolli
Analista, ricercatore e divulgatore del settore agroalimentare,
vitivinicolo, turistico e dei consumi.
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
mercato consumi distretti produttivi







