Vino Italia: numeri, opinioni e realtà dei fatti. Serve un progetto per ripartire
4 Novembre 2026
Calo dei consumi, giacenze, giovani e nuove strategie: Giampietro Comolli invita la filiera del vino a superare le analisi settoriali e a lavorare a un piano nazionale e regionale condiviso.
Newsfood.com, Punto & Virgola n° 73 del 4 novembre 2026
Nota del Direttore – nutriMENTE
Sul futuro del vino si moltiplicano diagnosi e ricette. Comolli chiede di guardare il problema nel suo insieme: dalla domanda alle giacenze, dal reddito all’origine ai prezzi finali, fino alle scelte produttive. La sua proposta è un progetto condiviso, con una regia pubblica e competenze tecniche.
Vino Italia: numeri, opinioni e realtà dei fatti
È risaputo oramai da qualche anno che il calo del consumo di vino nel mondo e in Italia è un dato di fatto. Una realtà. Irreversibile? Le opinioni, le interviste, le dichiarazioni per i media e i numeri cercano di “parlare” a tutti, ma pochi riescono a imbastire (non concretizzare) una visione a 360 gradi. Da alcuni decenni l’informazione-formazione-istruzione-comunicazione è basata su singoli aspetti ed eventi, da cui si evince un obiettivo, un problema, una risoluzione. OIV e AaWe parlano di crolli nel 2025 rispetto al solo 2024 (in Europa e Usa soprattutto fra il 3% e il 10% in meno di consumi generali) e di aumenti del 40% in Brasile (e Mercosur), per esempio. Per l’Italia, IWSR, Ismea, Uiv, Circana sostengono che l’unico vino venduto nei supermercati (8 bottiglie su 10) è quello sotto i 5 euro e che l’export enoico funziona solo se il prezzo alla dogana non supera i 3 euro a bottiglia confezionata. Sempre Ismea, Uiv, Federvini lanciano l’allarme che, con vendemmia 2026 chiusa, in tutte le cantine italiane ci sono giacenti (sfusi e imbottigliati e confezionati) oltre 65-70 milioni di ettolitri di vini, cioè quasi 2 vendemmie intere. Mai successo dal 1980 in poi!
Per il quadro mondiale dei consumi è disponibile il rapporto OIV sul settore vitivinicolo nel 2025. Per le giacenze italiane, il riferimento istituzionale è il report Cantina Italia n. 9/2026 dell’ICQRF.
Consumi, prezzi e interpretazioni della crisi
Diversi MW autorevoli in articoli di questo ottobre 2026, su Forbes e su Fortune per esempio, sostengono che il vino italiano di “fascia media” (cioè secondo loro dai 15 ai 40 euro) soffre enormemente in tutti i canali di vendita e consumo e che il rimedio sta solo nella “scarsa credibilità”. Ovvio che molti giornalisti, critici, enologi si sono attivati per condividere o condannare. “La critica enologica non è il mercato”, dicono e sostengono, quindi le cantine italiane fino a ieri sulla cresta dell’onda oggi sbagliano tutto?
Altri giovani enologi propongono rimedi, che reputo corretti e giusti, come il canale biologico e simili, altri il No-alcol, altri i vitigni Piwi. Altri pongono al centro della crisi il fattore climatico, altri addirittura la geopolitica e il non utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (AI) in cantina, come fossero venditori di consulenze tecnologiche o peggio ricercatori “di colpe” nei ritardi dell’uso tecnologico (il 50% delle cantine è ancora in forte ritardo globale sulla innovazione tecnologica e digitale). Ma la sola assunzione di responsabilità della nuova generazione non risolve la complessità in cui siamo arrivati oggi. Anche la presunzione di una certa imprenditoria, piccola e grande, che crede di risolvere tutto all’interno dell’azienda del nonno: difficile in tempi così veloci, difficili, virtuali!
Certamente è una mancanza alla produzione, ma è solo una componente, fin troppo importante oggi, ma sicuramente probabile fonte-causa di perdita di umanità e vita. Anche i declassamenti in cantina da Docg-Doc a Igt possono aiutare. Agenti di commercio, venditori e anche imprenditori individuano problemi e propongono soluzioni più commerciali, più sui punti vendita, più sui rincari dell’ultimo miglio e sul fatto che bisogna “sottoporre a controllo” ogni canale di vendita e il valore del marchio aziendale! Visione molto calata dall’alto, fuori dalla realtà del consumo del 2026 e anni seguenti. Non faccio nomi, perché noti a tutti.
Giovani consumatori e domanda di vino
Il fatto che i potenziali consumatori nati fra 1993-2008 (millennials e Gen0) dichiarino, ben 7,2 su 10, di non bere vino con continuità e periodicamente ma solo in eccezionali occasioni (ricerca CevesUni del 2024-2025) deve far riflettere: difficile che fra 5-10-15 anni diventino consumatori regolari! Il fatto che le principali analisi di mercato indichino che il consumatore giovane preferisca “sballare” ogni tanto con superalcolici o birra, è un’altra informazione importante. Il fatto che altri sondaggi e indagini economiche fatti da Istituti Pubblici come Istat o superpartes privati dimostrino che la priorità delle spese di giovani e meno giovani sia spostata su prodotti e servizi diversi rispetto al cibo e vino, molto più indispensabili come stipendio, casa, viaggi, trasporti, salute, ambiente, è un altro fattore su cui ragionare per comprendere “dove va il mercato del vino in Italia”!
Tutto molto condivisibile, ma individuiamo una evidente incongruenza o incompletezza o No-visione, ovvero: tutti problemi giusti e settoriali con proposte giuste e settoriali, mentre invece siamo di fronte a un vero casus a 360 gradi da affrontare (e tentare di risolvere) nella sua globalità. Almeno in Italia, primo paese al mondo ancora per produzione, per volumi ma non per valore, per visione. Questo il pensiero di Osservatorio Ovse-CevesUni che dal 1991 analizza e studia i mercati e i consumi del vino e degli spumanti. La soluzione dello status-casus attuale del vino italiano (e di altri Paesi) sta in un piano-programma-progetto nazionale e regionale dove tutti i soggetti e attori della filiera “tirino” lo stesso carro e dalla stessa parte senza campanilismi, primogeniture, sindacalismi, partitismi.
Un piano nazionale e regionale per la filiera
In poche righe non è possibile dettare una proposta-ipotesi di PPP (piano programma progetto), sicuramente discutibile e modificabile, sul vino Italia perché la filiera produttiva è lunga e gli attori presenti hanno interessi personali differenti, ma possiamo indicare una strada maestra dettata da esperienza che nasce avendo vissuto in prima linea il danno-metanolo del 1986.
Ripeto: la regia deve essere trovata fra strutture Statali e Regionali pubbliche perché si deve partire contemporaneamente a monte e a valle della filiera per consentire continuità di impresa; ovvio, con alcuni periodi di magra, rinunce, cambi, riduzioni che ci saranno in archi e frequenze di 3-5-10 anni. La bacchetta magica “tutto e subito” non ce l’ha nessuno, soprattutto in un settore che ha una periodicità di sorgente della materia prima sui 25-30 anni.
Di pari passo devono essere governate le operazioni urgenti di smaltimento e ricondizionamento per mantenere in vita imprese e occupazione, offrire supporti fiscali e tributari, agire sul prezzo finale e sul reddito all’origine, reimpiantare certi vigneti per problemi climatici e produttivi, impostare una nuova tipologia di vino più attenta alla domanda, modificare i disciplinari di produzione semplificando burocrazia e modelli velocemente ma conservando sanzioni e controlli sempre diffusi, equilibrare i costi e i fattori produttivi favorendo cooperazione, integrazione, concentrazione di mezzi e imprese, sostegno ai marchi di territorio, implementare certi canali di vendita a minor costo gestionale ed energetico con supporti formativi e inviti mirati.
Ci sarebbero anche altre proposte ma da illustrare al tavolo tecnico. Tavolo di veri tecnici ed esperti e non di soggetti sindacali o solo economico-commerciali. Altrimenti cadremmo dalla padella nella brace del camino.
Box rubrica
Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli – n. 73
Il commento di Giampietro Comolli su vino, agricoltura, territori, economia agroalimentare ed Europa.
Giampietro Comolli
Il Punto e Virgola di Giampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.

Giampietro Comolli
Analista, ricercatore e divulgatore del settore agroalimentare,
vitivinicolo, turistico e dei consumi.
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici
mercato consumi distretti produttivi






