Olio di timo e termoterapia per conservare la frutta

Olio di timo e termoterapia per conservare la frutta

Abbandonare le difese chimiche e conservare la frutta nel post-raccolta, utilizzando un mix di olio essenziale di timo, lieviti e termoterapia.

E’ l’idea di Agroinnova, il Centro di Competenza per l’innovazione in campo agro-ambientale e agro-alimentare dell’Università di Torino

Gli scienziati torinesi sono partiti da una dato di fatto: alcuni tipi di frutta (es: mele, pere, agrumi, kiwi) sono conservati a lungo dopo la raccolta, dovendo così essere difesi da
funghi nocivi. Attualmente, il metodo di protezione più diffuso è quello tramite agenti chimici, ma questo non è privo di difetti.

Spiega infatti Lodovica Gullino, direttore di Agroinnova: “Da un lato, non tutte le derrate possono essere trattate e pochi prodotti sono autorizzati; dall’altro lato, un consumatore sempre
più attento diffida dall’uso di fungicidi o altri prodotti chimici”.

Allora, i ricercatori hanno iniziato il loro percorso di lavoro. Primo passo, la creazione (ed il brevetto di un lievito, in grado di schermare mele e pere da agenti di corrosione come
“Botrytis cinerea” e “Penicillum”. In particolare, il lievito impediva che i patogeni colonizzassero le micro-ferite che si formano al momento della raccolta e della lavorazione dei frutti.

Successive, gli scienziati si sono concentrati su altri sistemi, sempre biologici.

Così, uno di loro in professor Davide Spataro: “Le piante in particolare offrono un’ampia gamma di prodotti in grado di esplicare un’attività antimicrobica, come ad esempio gli
oli essenziali o altri estratti di diversa composizione. Gli oli essenziali sono dei composti volatili, prodotti in parti differenti della pianta, noti per avere diverse funzioni essenziali,
inclusa quella di conferire resistenza alle malattie”.

Nei laboratori di Agroinnova sono stati così messi alla prova oli essenziali, ricavati dal timo, per trattare pesche, nettarine e albicocche contro il marciume bruno. “Lo sviluppo dei
marciumi provocato da questo patogeno, che è la malattia più pericolosa per le drupacee viene ridotto in maniera consistente. Così l’olio di timo può rappresentare
una strategia di difesa interessante per la frutticoltura biologica”.

Infine, la termoterapia. Tale sistema si basa sull’immersione della frutta subito dopo la raccolta in acqua calda, a temperature superiori ai 40°C, ed è in grado di combattere i
patogeni, stimolando meccanismi di difesa presenti nella buccia.

Conclude il professor Spataro: “Si tratta di un interessante passo avanti per aiutare, da un lato, i frutticoltori a proteggere in modo corretto le loro produzioni, e dall’altro i consumatori a
trovare sulle loro mense prodotti sicuri”.

Matteo Clerici

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