Nuovo Ministero dell’Agroalimentare: lettera aperta a Matteo Renzi by Giampietro Comolli
14 Gennaio 2016
MINISTERO DELL’AGROALIMENTARE! BENE MA ATTENZIONE MERCATO INTERNO
Giampietro Comolli:
Il nostro Ministero cambia ancora nome: dall’agricoltura ( che capeggia sul palazzo di via XX a Roma) all’alimentare e forestale, ora “agroalimentare”. E’ vero che un restyling del nome non fa primavera, che una riduzione dei dipartimenti e delle direzioni generali non determina un aumento di fondi per gli agricoltori, che la forestale resta un corpo importantissimo se utilizzato per prevenzione, sicurezza, lotta allo spreco di terra e cibo, però il Ministero deve avere una funzione strategica, di organizzazione e pianificazione generale e nazionale.
Possibile che abbiamo abolito per referendum i due ministeri agricoltura e turismo che risultano essere i due grandi comparti, due asset su 4, che rendono l’Italia uno dei paesi al mondo più seguito, più imitato, più frequentato, più attrattivo sicuramente – siamo certi viste le indagini di grandi istituti media&relations e rating mondiali che pongono il “tricolore” fra i primi 5 country brand più ricercati e più richiesti al mondo.
Se poi andiamo a scrutare altri sondaggi di università di ricerca americane e giapponesi vediamo che le parole pizza, pasta, spaghetti sono fra le prime 10 più citate al mondo nella sua lingua originale.
Questo per dire che occorre una strategia nazionale forte che unisca: agroalimentare, turismo, design, cultura in un unico grande strumento di programmazione con dotazione economico-finanziaria utile. Oggi il vino da solo non va più; il ristorante stellato da solo non fa attrazione turistica.
Bisogna fare integrazione, velocità, dinamicità, flussi, cura della domanda. I forestali sono fondamentali per dare all’ambiente agroalimentare quella sicurezza, garanzia che serve, ma senza fare doppioni. Senza scambi di confusione di ruoli. Non ci possono essere 14 soggetti pubblici e/o privati che possono tutti mettere becco su una bottiglia di vino, su una mozzarella, su un tappo d’olio extra vergine d’oliva.
Caro ministero e carissimo Ministro, abbiamo bisogno di una grande politica economica non di piccoli passi, di palliativi, di sistemazione di ruoli: necessitiamo tutti di enti unici, volontari o obbligatori, di assessorati regionali autonomi ma sotto indirizzo, di sapere che cosa fa la mano agricola anche per il turismo e viceversa.
C’è chi grida – giustamente – pari dignità a tutta la filiera, noi diciamo anche accorciamo la filiera, consentiamo prezzi più remunerativi per il produttore e meno ricarichi o costi aggiuntivi. Liberiamo qualche fondo nazionale (o sostegno) per sviluppare il mercato interno.
Anche l’agroalimentare nazionale è in crisi, non solo il commercio, la meccatronica, i viaggi. Se l’apertura dei musei italiani “fuori orario” nel 2015 ha maturato 150 milioni di entrate in più, investiamoli per un progetto integrato turismo-territorio!!
Se riusciamo a bloccare l’ingresso in Italia di prodotti falsi e imitazione, perché il Ministero non destina un fondo a sostegno del mercato italiano, alla cultura ancora dei prodotti Dop-Igp? Fino al 2011 questo è stato possibile. E’ vero che c’è la mannaia dei burocrati europei che vivono con la lente di ingrandimento solo verso il sud Europa e non vogliono “aiuti di Stato”, ma l’interesse a un aumento dei consumi, l’uso della flessibilità concessa e alcuni piani-misure della legge di stabilità dovrebbero stare a cuore anche al bilancio UE (più iva al consumo, più entrate per la UE) e consentirebbero di ripristinare alcuni canali utilissimi.
Da controllare per non essere il solito intervento lineare, orizzontale…a pioggia come si usa dire. Negli anni passati tante associazioni di produttori, consorzi di tutela, organizzazioni di filiera hanno fatto cultura, formazione e informazione sul consumo di prodotti di qualità, su dop, sulla lettura di etichette presso i consumatori.
L’osservatorio economico vini e spumanti (www.ovse.org) ha constatato che dal 1990 al 2010, in 20 anni, tale intervento del Ministero è stato un toccasana. Ha insegnato agli italiani a bere bene, a mangiare meglio, veramente non a colpi di blog e spot!
La base del successo Export italiano, parte dal successo del consumo interno.
Economicamente e tecnicamente l’incontrario non succede mai. Prima si è grandi in Patria, poi si diventa vincitori all’estero. Puntare su un export globale e diffuso del 80-85% di tutti i prodotti agroalimentari vuol dire indebolire, depauperare, impoverire il Paese, l’agricoltura italiana, la cultura creativa alimentare italiana.
Cosa abbiamo fatto Expo in Italia per fare? Farci imitare meglio? Ministero dell’Agroalimentare, pensaci.

Giampietro Comolli
In esclusiva per Newsfood.com
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