Nucleare: incontro ad Alessandria

Alessandria, 28 Dicembre 2007 – Uno sforzo corale delle Province di Alessandria, Asti, Vercelli e Torino per chiedere la massima tutela e salvaguardia del campo pozzi dell’Acquedotto del
Monferrato, in prossimità di Saluggia, nell’ambito delle operazioni di dismissione degli impianti per lo stoccaggio di scorie radioattive presenti sul territorio piemontese.

E’quanto emerso nel corso di un incontro, svoltosi a Palazzo Ghilini, ad Alessandria, alla presenza del presidente della Provincia di Alessandria, Paolo Filippi, degli assessori Renzo Penna e
Domenico Priora e del dirigente Giuseppe Puccio, insieme alle Province di Asti e Vercelli e ai Comuni di Saluggia e Casale Monferrato.

Al centro della riunione, la preoccupante notizia dell’impossibilità, manifestata dall’Arpa, di portare avanti un’attività di monitoraggio costante sui lavori di smantellamento
dei siti e sui livelli di contaminazione delle falde superficiali, conseguentemente alla mancanza di fondi da parte della Regione Piemonte – circa 50 mila euro – per la collocazione dei
necessari piezometri di rilevamento. Un’attività resa ancora più necessaria dopo gli episodi di contaminazione delle falde verificatisi recentemente per la piscina Eurex di
Saluggia, a cui deve aggiungersi la segnalazione di una nuova fuoriuscita a valle del sito Avogadro.
Con una lettera congiunta indirizzata alla Regione Piemonte, le Province di Alessandria, Asti e Vercelli si faranno, pertanto, carico, a nome di tutti i soggetti coinvolti, di richiedere un
incontro, per i primi giorni di gennaio, con il presidente, Mercedes Bresso, e l’assessore regionale all’Ambiente, Nicola De Ruggero, per stimolare una maggiore presa di coscienza a livello
nazionale ed un intervento diretto del Governo su uno dei temi ambientali più sentiti dalla pubblica opinione.

«Il nostro intento – ha detto il presidente della Provincia, Paolo Filippi – è quello di dare un segnale di tranquillità alla popolazione, rassicurandola sull’assoluta
potabilità delle acque, visto il livello esclusivamente superficiale della contaminazione. Nello stesso tempo, però, ribadiamo che la sicurezza e la salute dei cittadini sono i
nostri obiettivi prioritari e che per raggiungerli serve lo sgombero totale delle aree interessate. Fino a quel momento, ogni sforzo dovrà essere teso alla messa in sicurezza dei pozzi,
richiedendo maggiori e continui investimenti per il monitoraggio delle falde».

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