Nucleare, firmata l'intesa con la Francia, polemiche con le scelte di Berlusconi

 

Firmata l’intesa tra Berlusconi e Sarkozy con molta enfasi sugli accordi stipulati tra Italia e Francia sul nucleare. Ma non mancano le polemiche, a partire da quelle dell’Italia dei
Valori: “Berlusconi – sottolinea Felice Belisario, capogruppo del partito di Di Pietro al Senato, firma accordi senza che il Parlamento abbia ancora approvato le leggi di riferimento
Evidentemente la democrazia parlamentare gli fa venire l’orticaria”.  ”Con quale mandato – si chiede Belisario – Berlusconi e il suo governo firmano accordi bilaterali per la
costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese? Il collegato alla Finanziaria, superando in qualche modo il referendum con cui gli italiani dissero no al nucleare, prevede la
nascita dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e una serie di interventi per favorire la realizzazione di nuovi impianti, ma è ancora in discussione al Senato”.”Forse questa
anticipazione, oltre a sottolineare l’insofferenza del premier per qualsiasi tipo di controllo da parte dei cittadini e dei loro rappresentanti, vuol essere solo uno spot propagandistico
– conclude il presidente dei senatori IdV – che prevede però una spesa fra i 3 e i 4 miliardi di euro e la probabile attivazione della prima centrale nel 2020 senza aver risolto
preventivamente i problemi di stoccaggio delle scorie radioattive”.

Enel e Edf firmano per 4 centrali in Italia

Al via un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in italia tra Enel e Edf. L’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, e il presidente e direttore generale di Edf,
Pierre Gadonneix, hanno siglato, nel quadro del protocollo di Intesa italo-francese per la cooperazione energetica, un primo Memorandum d’intesa con cui “Enel ed Edf si impegnano a
sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unità di generazione, avendo come riferimento la tecnologia Epr (European Pressurized water Reactor), il cui primo
impianto è in costruzione a Flamanville in Normandia e che vede la partecipazione di Enel con una quota del 12,5%.

L’obiettivo è di rendere la prima unita’ italiana operativa sul piano commerciale non oltre il 2020”.

Una joint venture paritetica

Con il memorandum di intesa, si legge nella nota, “Enel ed Edf si impegnano a costituire una joint-venture paritetica (50/50) che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di
fattibilità per la realizzazione delle unità di generazione nucleare Epr”.

Successivamente, completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione,
proprietà e messa in esercizio di ciascuna unità di generazione nucleare Epr, caratterizzate da: partecipazione di maggioranza per Enel nella proprietà degli
impianti e nel ritiro di energia; leadership di Enel nell’esercizio degli impianti; apertura della proprietà anche a terzi, con il mantenimento per Enel e EDF della maggioranza
dei veicoli societari. L’accordo Enel-Edf entra in vigore da oggi e ha una durata di 5 anni dalla data della sua firma, con possibilità di estensione.

C’è pure un secondo memorandum

In un secondo memorandum, Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con Edf per la realizzazione in
Francia di altri 5 reattori Epr, a partire da quello che recentemente il governo francese ha autorizzato a Penly. Enel è oggi presente in Francia nel nucleare, con una
partecipazione del 12,5% nell’impianto di terza generazione Epr a Flamanville (1.660 MW); nelle rinnovabili, tramite la controllata Erelis, con 8 MW eolici operativi a fine 2008 e una
pipeline di circa 500 MW; nella commercializzazione di elettricita’ con oltre 1.000 GWh venduti nel 2008. Ulteriori possibilita’ di sviluppo di Enel in Francia, riguardano la
costruzione di un impianto a carbone pulito da 800 MW, la partecipazione in due unita’ a ciclo combinato alimentate a gas (Ccgt) di Edf da 930 MW e la partecipazione al processo di gara
per il rinnovo di concessioni per 25 centrali idroelettriche.

Negativo il commento anche di Ecodem

È critico il commento di Ecodem, il gruppo ambientalista del Partito democratico: ”Oggi – sostiene Francesco Ferrante, dell’esecutivo nazionale – il governo firma un accordo con
la Francia sul nucleare che conviene solo ai francesi e intanto in queste settimane sta perdendo tempo e occasioni per rilanciare il settore delle energie rinnovabili e del risparmio
energetico, in campi su cui invece investono tutti gli altri Paesi europei e gli Usa di Barack Obama”. 

Ferrante poi aggiunge: ”Mentre è ovviamente comprensibile l’interesse di Sarkozy di trovare nuovi mercati alla sua industria nucleare in difficoltà per mancanza di ordini
sufficienti a livello mondiale, non si capisce quale può essere l’interesse italiano nell’importare tecnologia, indirizzare gli investimenti privati in un settore incerto e poco
conveniente economicamente come il nucleare e prevedere inevitabilmente, anche se negandolo formalmente, stanziamenti pubblici per sostenere una produzione energetica altrimenti
insostenibile”. 

Le critiche di Legambiente

“Un accordo pericoloso e miope. Perché tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e perché rimane aperta
la questione delle scorie e della sicurezza”: così Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, valuta il protocollo intergovernativo firmato oggi a Roma da Silvio
Berlusconi e Nicolas Sarkozy e i due memorandum siglati da Enel e Edf che coprono tutta la filiera del nucleare e prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in
Italia, la prima operativa dal 2020.

“Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di
discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – dice Cogliati Dezza -. Ma lo ‘scenario nucleare’ è una
prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non può verosimilmente permettersi”. 

“Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente – i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di  terza generazione evoluta in
costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali.

Autorizzato nel 2002, il cantiere è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slitterà ancora
in avanti”.

Dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco, infatti, è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento
delle centrali, come dimostrato dagli studi del Dipartimento Usa dell’energia e dell’agenzia di rating Moody’s. Tant’è che tutti gli scenari – persino
quello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica – prevedono nei prossimi anni una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica mondiale.

“L’Italia è, per di più, lontanissima dagli obiettivi vincolanti fissati dalla Ue per le emissioni di anidride carbonica – conclude Cogliati Dezza – e
dirottando tutte le risorse sull’atomo e sottraendole alle rinnovabili e all’efficienza energetica, che sono di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi
brevi le emissioni, non rispetteremmo la scadenza del 2020 e ci ritroveremmo a pagare multe sempre più salate”.
 

 

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