Nord Est, dove il buon cibo è di casa
17 Gennaio 2011
Una volta, quando si parlava del Nord Est d’Italia, saltava subito in mente l’alta qualità dell’abbigliamento, della moda e degli arredi, unita alla meccanizzazione della produzione.
Tuttavia, recentemente il territorio ha aggiunto un’altra medaglia al carniere: le 13 provincie sono così diventate una delle locomotive dell’agroalimentare di qualità.
Le cifre non mentono: 216 prodotti tipici, di cui 41 premiati con il marchio Dop, Denominazione d’Origine Protetta. 382 vini, di cui 46 Doc(Denominazione Origine Controllata) e Docg
(Denominazione d’Origine Controllata e Garantita).
All’origine di tanta eccellenza, la coppia formata dalla specializzazione agricola del territorio unita ad una voglia di produrre, in grado di unire la qualità dell’artigianato alla
capacità di adattamento della piccola-media industria. Così, il territorio ospita veri e propri distretti di produzioni affini o di filiera, spesso riunite in cooperative, nel
nome di una qualità affermata e riconosciuta.
Parlando del successo alimentare del Triveneto, merita menzione il sistema di ricezione di turisti e visitatori, ormai modello da studiare (ed imitare) per chi vuole esaltare il territorio
tramite marketing. Impianti sciistici, alberghi, pensioni e piccoli locali: una rete di strutture e locali che esalta il buono della tavola. Che comunque offre di suo pezzi degni di nota.
Come i formaggi: dai fuoriclasse Dop (Grana, Asiago e Provolone) ai formaggi locali.
O come i vini. Il Südtirol Wein-Vini Alto Adige certifica la qualità dei vini altoatesini, ormai spalla a spalla con le miscele del Collio per ottenere il primato dei bianchi
italiani. Il Soave di Verona continua a consolidare la sua importante nicchia anche e sopratutto nei mercati esteri. Il Trento Doc gioca la carta vincente del Ferrari, capo-fila spumanti
“metodo classico”, unita a quella di aziende, la cui innovazione sta incontrando pareri positivi. Infine, i vini bianchi del Friuli: dopo un periodo di sbandamento dovuto all’abbandono del nome
“Tocai”, questi hanno guadagnato rispetto e fan-compratori.
O come i prosciutti, con il San Daniele e lo Speck altoatesino come elementi più conosciuto. Riguardo al San Daniele, il suo Consorzio ha deciso di puntare su ricerca della
qualità e sulla tutela del marchio. Da questo nascono 30 aziende, che producono 3 milioni di prosciutti l’anno, di cui il 25% va oltre frontiera. Riguardo poi lo Speck, il marchio Igp ha
irrobustito un sistema di promozione già consolidato ed efficace.
Ma le iniziative non fermano. Così, nel Nord Est qualcuno sta pensando di tutelare l’agroalimentare locale con una sorta di super marchio, che agisca da ombrello collettivo, dai vini del
Friuli allo speck dell’Alto Adige alle mele della Val di Non.
Matteo Clerici
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