No alle nuove direttive regionali su vigilanza volontaria e statuti degli ambiti territoriali di caccia

Bologna – Legambiente Emilia Romagna, ha incontrato oggi i capigruppo dell’assemblea regionale per illustrare le posizioni dell’associazione su alcune direttive in preparazione
(statuti degli ambiti di caccia e questioni inerenti il rapporto fra guardie ecologiche e provincea che vede proposte per la disciplina del coordinamento delle Guardie Volontarie che svolgono
attività di Vigilanza faunistico-venatoria).

Sembra – ha spiegato Giacinto De Renzi di Legambiente – che non si vogliano tenere in alcun conto le posizioni assunte sull’assetto degli ATC da parte di Legambiente; delle associazioni
agricole (Confagricoltura, Coldiretti, Cia); venatorie (Arcicaccia, Anuu, Enalcaccia, Federcaccia, Italcaccia, Liberacaccia) e si vogliano incentivare assetti disorganici di gestione degli
ambiti territoriali di caccia funzionali al permanere della situazione caotica attuale».

Per quanto riguarda la vigilanza volontaria, la direttiva in gestazione mostra chiaramente l’intenzione di ingabbiare il lavoro delle guardie, come è già stato fatto in qualche
provincia dove è stata tolta ai volontari la possibilità di intervenire per far rispettare la legge nel settore faunistico/ venatorio. Ora anche i funzionari della Regione Emilia
Romagna che si occupano di questo tema sono partiti in quarta con una proposta di direttiva che definisce una dipendenza diretta e subordinata e dispone un controllo rigido sulle azioni dei
volontari; propone limitazioni dell’autonomia organizzativa e gestionale sancita dalla legge regionale 23/89; va molto oltre il giusto coordinamento di obiettivi e piani di azione, introduce
norme contrastanti con la legge sul volontariato e prefigura un comando/controllo simile a quelli cui sono soggetti i lavoratori dipendenti del settore pubblico.

Nel corso dell’incontro con i capi gruppo dell’Assemblea Regionale i dirigenti di Legambiente hanno chiesto un intervento a livello politico in grado bloccare questa azione repressiva nei
confronti dei volontari che, per il momento riguarda la caccia, ma sta già facendo capolino anche su altri temi come il monitoraggio delle discariche abusive e la vigilanza ambientale.
«In realtà – ha detto Massimo Becchi, Segretario Regionale di Legambiente – si vuole impedire alle centinaia di persone che fanno parte dei gruppi di Legambiente e della Federgev,
che hanno frequentato corsi di formazione, sono stati sottoposti ad esami e – una volta dichiarati idonei da commissioni costituite in maggioranza da funzionari pubblici – sono stati dotati di
un decreto che li autorizza ad intervenire per il rispetto delle leggi e dei regolamenti. Qualche provincia – ha aggiunto Becchi – ha già vietato ai volontari di occuparsi di vigilanza
sulla caccia, qualcun altro sta proponendo di usare le guardie ambientali per il controllo della sosta: in poche parole le guardie ecologiche, persone senza alcuna retribuzione e che svolgono,
nel loro tempo libero, un lavoro prezioso, danno fastidio a chi preferisce il permissivismo attuale».

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