NESSUNA ‘BAGARRE’ NEL MONDO DEL BAROLO e BARBARESCO – Commento di Giampietro Comolli

NESSUNA ‘BAGARRE’ NEL MONDO DEL BAROLO e BARBARESCO – Commento di Giampietro Comolli

By Giuseppe

Il comunicato stampa del consorzio di tutela Barolo e Barbaresco Alba Langhe Dogliani mette in luce una questione tutta italiana che stanno vivendo vari consorzi di tutela del vino

Sono 128 i consorzi  riconosciuti, efficienti, efficaci e diversi con la funzione “erga omnes” cioè di controllo di tutta la produzione e della Denominazione degli associati e dei non associati.

3 febbraio 2024

Giampietro Comolli

Il comunicato stampa del consorzio di tutela Barolo e Barbaresco Alba Langhe Dogliani mette in luce una questione tutta nazionale che stanno vivendo vari consorzi di tutela del vino.  Sono 128 i consorzi  riconosciuti, efficienti, efficaci e diversi con la funzione “erga omnes” cioè di controllo di tutta la produzione e della Denominazione degli associati e dei non associati. Una escamotage di 20 anni fa circa per non fare discriminazione, per la stessa DO, fra coloro che pagavano una quota annuale di servizi, vigilanza, promozione della DO e coloro “fuori dal consorzio” che non pagavano quote associative volontarie ma avevano gli stessi ritorni, o vantaggi, o svantaggi (!) dei proprietari (viticoltori vinificatori e imbottigliatori) associati.
Come tutti gli enti consortili ci sono leggi che istituiscono, governano e danno regole agli organi sociali e amministrativi.
Il consiglio d’amministrazione (da 7 a 21 membri circa) è eletto da una assemblea di soci molto più numerosa, con deleghe anche plurime (da 60 a 700 o 1000 o 2000 membri che votano,  contando anche i viticoltori che cedono uva e vino alle cooperative sociali) che dovrebbero esprimere volontà, impegni, scelte, funzioni, obiettivi e scopi comuni soprattutto per la “tutela della DO-IG”, valida anche per i non associati e titolari-intestatari di una vigna iscritta all’albo. Cioè “il” Consorzio di Tutela (con la maiuscola) è un organismo volontario con alcune funzioni obbligatorie per tutti, quindi un organismo dove la discussione, il dialogo, la condivisione, la delega, la diplomazia  devono essere alla base di tutto… anche solo per una telefonata del direttore del consorzio all’ufficio del Ministero a Roma o al direttore locale della Coldiretti o all’assessore Regionale. Fiducia e aspetti fiduciari .
Oggi sembra sempre più un “modello consortile” (voluto studiato e costruito anche dal sottoscritto in primis come fondatore della nuova Federdoc nel 1998-1999) modificato, adattato, guidato da pochi, per interessi di qualcuno… spesso con un CdA costruito a tavolino pre assemblea elettiva ordinaria che non dialoga e non rispetta un mandato o una forma di informazione con la base sociale.
Il contenuto del comunicato del consorzio piemontese (uno dei più illustri e meritevoli a suo tempo, ricco e attivo) non illustra un caso sporadico, ma molto diffuso in tanti consorzi anche con modalità differenti. E questo – dramma o bagarre o assenza di dialettica o presa di posizione – non è solo un problema di errata corrige in senso lato o di estemporanea interpretazione o di passo più lungo del mandato… appare un voler imporre una scelta che interessa a pochi rispetto ai tanti, soprattutto da chi esercita un ruolo di vertice e di potere della filiera produttiva (vigna-imbottigliamento).
Abbiamo visto negli ultimi 5 anni diversi casi del genere, in Toscana come in Abruzzo, in Lombardia come in Emilia, ma soprattutto con le modifiche del disciplinare del Prosecco Doc (lo stiracchiamento  termine superiore) e di Pantelleria (con l’imprimatur doc Sicilia per favorire vigne dell’isola grande rispetto alle vigne di Zibibbo originarie pantesche).
E’ verissimo: i disciplinari Docg, Doc, Igt non devono mai essere un dogma immobile. Anzi, visti i tempi e visto i contenuti tecnici, devono essere pronti e adattati alle esigenze mutate: vitigni resistenti, controllo malattie, eliminazione chimica, nuove vigne in base a clima, cura e tutela ambiente, creazione di un distretto tematico, risposta a richieste del consumatore, difesa della identità territoriale, difese per calamità atmosferiche, vitigni distintivi e autoctoni per fare la differenza, rese in vigna e in cantina… tutti temi fondamentali e giusti.
Una domanda su tutte:  costa tanto che gli “attuali” direttori facciano il loro lavoro attraverso riunioni e incontri continui con gli associati e non per chiedere quali modifiche hanno bisogno e illustrare le modifiche migliori. Noi “vecchi” direttori facevamo così: ogni cambio di disciplinare voleva dire due anni di previsione e magari 100 riunioni zonali, ristrette o di frazione prima di uscire con un comunicato stampa che poteva essere sbugiardato da chiunque.

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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Presidente CevesUni- centro studi ricerche
mercato consumi distretti produttivi

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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NOTA STAMPA Consorzio del Barolo,

NESSUNA ‘BAGARRE’ NEL MONDO DEL BAROLO e BARBARESCO

26 GENNAIO 2024

Nei giorni scorsi il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha

presentato al proprio mondo produttivo alcune proposte di modifica dei disciplinari

Barolo e Barbaresco, approvate dal proprio CdA, per sentire le opinioni in merito e

confrontarsi con le idee dei produttori, unici titolari collettivi delle decisoni finali sui

disciplinari di Barolo e Barbaresco che il Consorzio tutela.

Su questi punti di modifica saranno solamente i produttori a prendere una decisione in

merito attraverso gli strumenti che la legge dà disponibili ovvero la raccolta firme: 66 %

della superficie totale dei vigneti oggetto di dichiarazione produttiva e 51% della

produzione imbottigliata nell’ultimo biennio).

Le modifiche dei disciplinari presentate sono di seguito riportate:

. la limitazione della zona di imbottigliamento per Barolo e Barbaresco (che per legge

deve coincidere con la zona di vinificazione).

Questa è una misura, la più urgente, che si rende necessaria proprio per la salvaguardia

delle denominazioni, da un punto di vista tecnico e commerciale. I disciplinari essendo

stati redatti negli anni ’60 non ponevano limitazioni all’imbottigliamento, come la

stragrande maggioranza delle denominazioni Italiane, in quanto era impensabile

all’epoca trasportare il vino a lunghe distanze mentre ora tale possiblità è ipoteticamente

consentita in tutto il mondo.

Il Consorzio ci tiene a precisare che questa è l’unica misura caldeggiata, per la sua

importanza con connotati di urgenza e necessita’.

. l’interscambiabilità e reciprocità tra le due zone- Barolo e Barbaresco- per la

vinificazione e imbottigliamento.

La modifica, qualora venisse approvata, consentirebbe di poter vinificare ed imbottigliare

il Barolo nell’area di produzione del Barbaresco e nell’area di produzione del Barolo di

poter vinificare ed imbottigliare il Barbaresco, con l’esclusione dei territori siti nella parte

sinistra del fiume Tanaro.

Si precisa che la zona di produzione delle uve rimane invariata per le due denominazioni,

come prevista dal 1966.

. L’eliminazione del divieto di impiantare vigneti di Nebbiolo atti a Barolo o Barbaresco nei

versanti collinari esposti al Nord.

In funzionedelle condizioni climatiche che stiamo sperimentando e per fronteggiarne gli

effetti, si è proposta questa modifica così da iniziare a ipotizzare soluzioni e adattamenti a

problematiche che sono sotto l’occhio di tutti. Si precisa che la superficie vitata di Barolo

e Barbaresco è attualmente contingentata da bandi che regolano l’iscrizione alla

denominazione e pertanto l’eventuale eliminazione dell’esclusione del versante Nord non

implicherà in nessun modo l’aumento di tale superficie, ma fornirà solamente una

possibilità agronomica in più per i produttori.

. Aggiunta delle menzioni comunali per la denominazione Barbaresco.

La denominazione Barbaresco non prevede, a differenza del Barolo, tale possibilità e di

conseguenza si chiederà di poterla introdurre così come lo è già per il Barolo;

. Consentire l’utilizzo di grandi formati (superiori ai 6L).

Attualmente è consentito l’utilizzo di formati superiori ai 6lt solo per scopi promozionali,

attraverso autorizzazione ministeriale e con esenzione di contrassegno e solo per cessione

gratuita. La modifica permetterebbe ai produttori di utilizzare formati di capacità

superiore e sino a 18 lt anche per la vendita, come avviena già per i vini confezionati in

recipienti fino ai 6L.

Ufficio stampa Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani

Vedi anche: https://newsfood.com/?s=barolo+barbaresco

 

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