Mutui, Adusbef: illegale l’ammortamento alla francese

 

Ancora una volta Adusbef ha sconfitto nei Tribunali arroganza e protervia degli istituti di credito, che lucrano ingenti profitti sulla pelle dei consumatori (nel caso di specie
dei mutuatari), imponendo usi ed abusi illeciti ed illegali, vietati dal codice civile, ma tollerati dalle autorità vigilanti (Bankitalia), con la giustificazione della
“stabilità del sistema”, anche se ciò configura una frode (come con l’anatocismo) a danno delle famiglie.

Il 29 ottobre scorso il Tribunale di Bari (sezione distaccata di Rutigliano, giudice Pietro Mastronardi) ha pronunciato un sentenza sui mutui «epocale» perché
«applicabile alla massima parte dei contratti in Italia».

Si tratta di mutui basati sull’ammortamento “alla francese”, nel quale le rate sono costanti, composte dalla somma di quota capitale (che cresce progressivamente) e quota interessi (che
cala al pagamento delle rate) e calcolate con la formula dell’interesse composto (cioé del calcolo di interessi sugli interessi). 

Nel caso era coinvolta una famiglia di imprenditori pugliesi, difesa dal vicepresidente di Adusbef, avvocato Antonio Tanza del foro di Bari, che nell’aprile 2001 ha portato in giudizio
Banco di Napoli (oggi gruppo Intesa Sanpaolo).

Sotto la lente sono finiti due mutui aperti a gennaio 1988 (da 350 milioni di lire, decennale, rate semestrali, tasso fisso) e a maggio 1989 (da un miliardo, tasso variabile, decennale,
rate semestrali). Nei due contratti sotto esame, una consulenza tecnica ha dimostrato che la rata era calcolata con la formula dell’interesse composto che non era espressamente indicata
dal contratto.

La consulenza ha evidenziato un aumento del costo effettivo del contratto dovuta a un tasso effettivo superiore a quello nominale: più erano le rate, più costava il mutuo.

I clienti, alla firma dei contratti, non si erano resi conto dell’alto tasso effettivo da pagare perché il tasso nominale annuo era davvero quello indicato per iscritto nel
contratto, mentre quello effettivo poteva essere desunto solo dall’esame del piano di ammortamento. Invece di un tasso del 13% sul mutuo da 350 milioni di lire, i clienti pagavano un
tasso effettivo annuale del 14,276 per cento.

Il magistrato ha accolto la richiesta dei clienti del Banco di Napoli. Il giudice ha affermato che il calcolo dell’interesse nel piano di ammortamento deve essere trasparente ed
eseguito secondo le regole matematiche dell’interesse semplice e non di quello composto utilizzato appunto nell’ammortamento “alla francese”.

Il Codice Civile richiede il calcolo dell’interesse giorno per giorno (articolo 820/821), non può essere applicato quello composto se non nei limiti dell’articolo 1.283 che
prevede che il patto anatocistico (cioé di capitalizzazione composta) sia successivo alla maturazione dell’interesse e mai precedente, come invece accade nell’ammortamento “alla
francese”.

La banca, che utilizza nel contratto questo tipo di capitalizzazione, viola non solo l’articolo 1.283 del Codice Civile ma anche l’articolo 1.284 che, in caso di mancata determinazione
e specificazione o di incertezza (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e
non quello ultralegale, indeterminato o incerto.

I risparmiatori hanno ottenuto l’annullamento parziale dei contratti di mutuo per violazione della buona fede nella conclusione ed esecuzione dei contratti e per difformità tra
tasso contrattuale (indicato agli atti) e quello effettivo di ammortamento. I piani di ammortamento sono stati ricalcolati al tasso legale di volta in volta in vigore, con
l’eliminazione dell’anatocismo, determinando una quota interessi inferiore a quella pagata. Adusbef ha pubblicato sul suo sito www.adusbef.it un fac simile, che potrà essere
utilizzato per impugnare l’ennesima frode creditizia perpetrata dalle banche a danno dei consumatori.

Elio Lannutti, Presidente Adusbef

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