Mozzarella di bufala: informare non allarmare per scongiurare una nuova “mucca pazza”

La mozzarella di bufala non è tutta alla diossina, gli ultimi dati relativi alle vendite di questo prodotto di punta del «made in Italy» alimentare, preoccupano fortemente e
non solo per il «No» alle importazioni della Corea, che rappresenta una parte marginale del fatturato complessivo.

La mozzarella di bufala è un formaggio nazionale e la crisi sta toccando tutte le realtà produttive, non solo la Campania quindi, ma anche Puglia e Lazio. Come dimostrano le
verifiche di questi ultimi giorni, il prodotto in commercio è sottoposto ovunque a rigidissimi controlli di salubrità e qualità. Gli allarmismi sono ingiustificati e
possono provocare un «effetto psicosi» simile a quello per «mucca pazza», che ha prodotto danni al settore per miliardi di euro.. Lo afferma la Cia-Confederazione
italiana agricoltori che, oltre a plaudire le iniziative di controllo e di verifica all’interno dell’aziende messe in atto dagli organismi preposti, invita alla massima prudenza sulla gestione
dell’informazione su questa delicata materia.

Da parte nostra -prosegue la Cia- non c’è il tentativo di coprire un problema ma di collocarlo nella sua reale dimensione, circoscrivendo ai fatti reali e non caricandolo di
enfasi.
Del resto -spiega la Cia- le esperienze di «Mucca e pazza» e dell’emergenza «Aviaria» sono lì a testimoniare di come l’allarmismo abbia potuto creare uno shock
socio-economico di tragiche proporzioni, pur non avendo registrato nel nostro Paese, ne in quella fase ne successivamente, dati tangibili e riscontrati sulla sanità dei prodotti e sulla
salute pubblica.

Come organizzazione -conclude la Cia- ci impegneremo in azioni di tutela, valorizzazione e promozione della mozzarella di bufala tra i cittadini, convinti della straordinarietà di questo
alimento e nel tentativo di scongiurare un dramma commerciale che non avrebbe nessuna motivazione giustificabile, e che procurerebbe, in breve tempo, disoccupazione e danni per centinaia di
milioni di euro per la produzione e l’indotto.

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