Milano: Assemblea annuale degli imprenditori agricoli

Milano: Assemblea annuale degli imprenditori agricoli

Milano – “A Milano e Lodi vogliamo continuare a produrre beni alimentari di qualità e non carta straccia”. Così Mario Vigo, Presidente di Confagricoltura Milano e Lodi ha
voluto fotografare il momento di particolare difficoltà che il settore primario sta attraversando.

“Importa poco – ha infatti aggiunto – se i cosiddetti “futures” finanziari danno i prezzi dei prodotti agricoli in crescita per il 2010; le nostre aziende devono poter vendere a prezzi adeguati
adesso altrimenti nel 2010 avranno già chiuso. Chiediamo perciò regole precise e che siano rispettate da tutte le agricolture europee e i Paesi extraUe”.

L’occasione per fare il punto della situazione è stata l’annuale assemblea che l’Organizzazione di rappresentanza degli imprenditori agricoli ha tenuto all’Auditorium della Banca
Popolare di Lodi.

Alla presenza del Presidente della Provincia di Lodi, Lino Felissari, del Presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni, del Direttore della DG agricoltura della Regione Lombardia, Paolo
Lassini, dei vertici della Banca lodigiana, Vigo ha svolto la relazione focalizzando l’attenzione sui maggiori temi d’attualità.

Innanzitutto non sono mancate le cifre che determinano forti preoccupazioni per il futuro. “Solo per il mais (circa 60.000 ettari tra Milano e Lodi,con una produzione di 7,5 milioni di
quintali) – ha detto Vigo – l’entità della perdita subita dai produttori nel 2008 rispetto al 2007, è stata di oltre 70 milioni di euro”.

In linea generale, i prezzi dei cereali (grano e mais) sono aumentati tra il settembre 2007 e la primavera 2008, poi è cominciata una discesa pesante. Per il comparto dei suini
l’andamento dei prezzi – a parte il picco settembre – novembre 08 – è stagnante a poco più di 1 euro al chilogrammo contro costi di produzione di circa 1,3-1,35 euro al chilo. E
poi c’è il settore della produzione di latte. 

Vigo ha informato gli associati riguardo una lettera inviata al Ministro Zaia per denunciare come “nel nostro Paese vengano importati dall’estero sempre maggiori quantitativi di latte e
derivati, soprattutto dall’Est europeo, spesso con triangolazioni con paesi dell’area UE occidentale, ad esempio la Germania.

Sussistono fondati dubbi – ha scritto ancora Vigo a Zaia – che il latte di provenienza estera abbia i requisiti minimi di salubrità e qualità richiesti dalle normative nazionali;
requisiti a cui, per contro, i nostri produttori ottemperano accollandosi l’onere di rispettare normative igieniche, sanitarie ed ambientali molto severe. Oltre a ciò, va evidenziato
anche – fatto ancor più grave – che gran parte del latte importato viene poi lavorato e trasformato nel nostro Paese in prodotti che si identificano come “produzioni italiane”.

Per tali considerazioni – è la richiesta fatta al Responsabile del Governo – è opportuno ed urgente operare controlli capillari sul latte importato, per accertare che rispetti le
caratteristiche sanitarie minime, ma anche controlli presso le industrie di trasformazione, volti a verificare se i prodotti derivati qualificati come italiani e nazionali o locali siano
effettivamente prodotti con latte nostrano o, viceversa, di provenienza straniera”.

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