Meningite meningococcica: nessun allarme a livello nazionale

Le malattie causate da meningococchi sono monitorate in Italia dal Sistema di Sorveglianza delle Meningiti Batteriche, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, attivo dal 1994, tale
sistema raccoglie le segnalazioni di nuove diagnosi e dei ceppi batterici identificati permettendo una caratterizzazione epidemiologica e microbiologica delle malattie da meningococco e dei
batteri circolanti.

L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso il Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immuno-mediate, è anche laboratorio di riferimento nazionale per la
caratterizzazione microbiologica che è assolutamente necessaria per identificare se i casi diagnosticati siano causati dallo stesso batterio.

I dati della sorveglianza sono aggiornati periodicamente dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’ISS e disponibili sul sito www.simi.iss.it alla
pagina sorveglianze speciali. In base a quanto finora osservato, durante ogni stagione invernale, soprattutto nei mesi tra gennaio e marzo, si verifica la massima frequenza di casi di meningite
anche con punte di circa 60 casi in uno stesso mese.

Fino al 2003 la maggior parte dei meningococchi identificati in Italia era risultata appartenere al sierogruppo B, nei confronti del quale non esiste vaccino. La frequenza dei casi dovuti a
sierogruppo C, è rapidamente aumentata tra il 2000 ed il 2005 (nel 2004 e 2005 è risultato più frequente rispetto al sierogruppo B), ma è poi diminuita nel
2006-2007, molto presumibilmente per l’incremento dell’offerta vaccinale specifica.
Almeno due terzi dei casi di meningite da meningococco C in Italia sono casi sporadici, ossia si sono verificati in modo isolato. Tuttavia il verificarsi di due o più casi vicini nel
tempo (nell’arco di 30 giorni) e nella stessa area territoriale (raggio di 50 Km) non è infrequente e dal 2001 al 2007 sono stati identificati in Italia 48 piccoli cluster. La larga
maggioranza di questi cluster si è verificata nelle Regioni del Centro-Nord.
Le frequenza finora registrata dei casi segnalati sui mezzi di comunicazione nelle varie regioni italiane rientra nelle medie stagionali e non rappresenta un fenomeno allarmante.
L’unico focolaio epidemico identificato finora è stato in Veneto in cui si sono verificati 9 casi di malattia da meningococco C. Non è ancora noto se il batterio che ha causato
questi casi sia di recente introduzione nel Paese, né se sia uguale o diverso dai batteri già identificati nei casi verificatisi in passato in varie aree del Paese. Tali indagini
possono essere effettuate solo confrontando i batteri identificati dai recenti casi con quelli mantenuti dai casi precedenti e conservati nell’ambito del sistema di sorveglianza presso
l’ISS.
L’identificazione e la caratterizzazione dei meningococchi isolati da malati, eseguite presso i laboratori delle strutture assistenziali, forniscono importanti informazioni per guidare la
risposta immediata. Dal campione clinico (liquor, sangue, prelievi da lesioni emorragiche in corso di sepsi) sottoposto a tecniche microbiologiche convenzionali quali coltura e ricerca di
antigeni polisaccaridici, e a tecniche molecolari, viene identificata la presenza del microorganismo e il polisaccaride di cui è composto, che caratterizza il sierogruppo (ad esempio B
oppure C). Queste importanti informazioni sono indispensabili per una mirata terapia del paziente, per una adeguata profilassi dei contatti con antibiotici e, se necessario, per intervenire
localmente con una profilassi vaccinale. La profilassi antibiotica dei contatti stretti dei casi deve essere tempestiva e quindi tutti i casi con una diagnosi, anche presuntiva di malattia
invasiva da meningococco debbono essere rapidamente notificati senza attendere il risultato del laboratorio.

Presso il laboratorio di riferimento nazionale si effettua la caratterizzazione definitiva e completa dei ceppi di meningococco isolati sia da casi sporadici che da focolai epidemici mediante
tecniche validate per caratterizzare i microorganismi e confrontarli con la banca di ceppi di meningococco isolati nei vari anni e provenienti da tutto il territorio nazionale. Inoltre la
collaborazione del laboratorio nazionale di riferimento con reti di sorveglianza internazionali permette di fornire informazioni essenziali in tempi di globalizzazione e di viaggi.
Si raccomanda quindi al personale sanitario di perseguire diagnosi eziologiche (identificazione della specie batterica e del polisaccaride capsulare) sui casi identificati e di inviare i ceppi
batterici e/o i campioni clinici (in caso di coltura negativa) da sospetta malattia invasiva da meningococco al Laboratorio di Riferimento Nazionale presso il Dipartimento di Malattie
Infettive, Parassitarie e Immuno-mediate dell’ISS per la loro caratterizzazione definitiva e completa.

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