Maroni: “Sta passando il concetto che il crimine non paga”
11 Novembre 2008
Ieri mattina, poco dopo le 11, il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il ministro della Giustizia Angelino Alfano hanno inaugurato a San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo, il
‘Giardino della memoria’.
Il Giardino ha un alto valore simbolico e commemorativo poichè è stato costruito nel luogo dove fu ucciso con crudeltà inaudita nel 1996, per ordine del mafioso
Giovanni Brusca, il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino.
Erano presenti, oltre alla mamma del ragazzo, tutte le autorità politiche e militari.
Il terreno su cui sorge il Giardino è stato confiscato ai clan, e proprio per questo è simbolica la sua ‘riconsegna’ ai cittadini, un segno forte della volontà
dello Stato di vincere la partita contro la mafia, colpendo i suoi patrimoni. Attaccare i patrimoni per restituirli al loro utilizzo sociale è, infatti, la «frontiera da
presidiare» indicata dal ministro Maroni.
«In questo luogo, che ha visto la barbarie della ‘disonorata’ società’ confermo l’impegno dello Stato ad andare fino in fondo per sterminare qualunque mafia», ha
detto il ministro dell’Interno, annunciando per domani una riunione che darà il via libera a norme che prevedono poteri straordinari per consentire l’impiego effettivo dei beni
sequestrati.
Maroni si è poi spostato a Corleone per incontrare i sindaci degli otto comuni del Consorzio ‘Sviluppo e legalità’- San Giuseppe Jato, Corleone, Altofonte, Monreale, Piana
degli Albanesi, Roccamena, Camporeale, San Cipirello – finanziato dal Programma operativo nazionale sicurezza (Pon). Il Consorzio gestisce i beni confiscati nella provincia di Palermo,
un modello vincente nella lotta alla mafia, secondo il responsabile del Viminale, esportato in tutta Europa. Questo non solo per essersi schierati contro i clan ma anche, e soprattutto,
perchè attraverso il reimpiego dei beni confiscati per fini socialmente utili si favorisce lo sviluppo delle comunità che, oltre a vedere riaffermata l’autorità
dello Stato, possono trarre ricchezza dai beni di cui erano state private dai boss.
Sull’importanza strategica di colpire i patrimoni mafiosi Maroni è tornato durante l’inaugurazione, sempre a Corleone, dell’agriturismo ‘Terre di Corleone’, costruito su 25
ettari di terreni agricoli confiscati a Totò Riina e assegnati alla cooperativa Pio La Torre. «Sta passando il concetto che il crimine non paga, che i beni della mafia
vengono restituiti in tempi ragionevoli alla fruizione dei cittadini, facendoli fruttare riconsegnandoli a questa magnifica terra» ha detto il ministro, sottolineando il nuovo
clima di coraggio e determinazione che si respira in queste terre.
«Abbiamo introdotto molte norme nel pacchetto sicurezza per far tornare il ‘bottino’ della mafia ai cittadini», ha ribadito Maroni, ricordando che dal 1 gennaio al 5
novembre 2008, nella sola provincia di Palermo, sono stati confiscati alla mafia beni per 571 milioni di euro, beni che devono essere rimessi al più presto a disposizione dei
cittadini.




